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C 3 7* 6 DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIAL JI ENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CILE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LXXIII. IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCLV.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui 1' Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STOIUCO-ECCLESI ASTICA
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X ARUGI Francesco Maria, Cardi- nale. Di IMoutePuIciano, nipote di Giu- lio III per parte della sorella Giulia del Monte, e di Gio. del Monte gran mae- stro di Rodi, pronipote del cardinal An- tonio del Monte, e attinente di sangue e concittadino di Marcello II. Novaeslo di- ce figlio del conte Tarugiode'Tarugi,che Giulio III fece senatore di Roma, nel qua- le articolo con altri dissi il conte nipote del Papa. Uomo rispettabile non solo per lo splendore della nascita, ma molto più. per quello delle virtù e della sua mulle- plice letteratura. Versato eccellentemen- te nella scienza delle divine Scritture e dei Padri, e nella cognizione delle lingue o- ricalali, voltate le spalle al mondo si of- fri compagno a s. Filippo Neri e a Cesa- re Caronio per contribuire alla fondazio- ne della congregazione dell' Oratorio o Filippini (f^.), sotto la direzione de'qua- li, arricchito da Dio di doni straordinari, lece tali progressi nella cristiana perfezio- ne,.ehe divenne modello di tutte le vir- tù,alle quali seppe unire robusta eloquen- za uel ragionare delle cose celesti e dei
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misteri della religione, onde meritò dal granBaronio il titolo dato dalla Scrittu- ra all'apostolo s. Paolo, di duce della di- vina parola. ììas. Pio V fu obbligalo con- tro sua voglia a farsi ordinare sacerdote, e l'assegnò per maestro di camera, con- sigliere e compagno al suo nipote cardi- nal Condii, nel viaggio che fece qualele- gato a latere a diversi principi d'Euro- pa per la lega contro i turchi. Frattan- to avendo la città di Napoli richiesto a grandi istanze la fondazione della congre- gazione dell'oratorio, fu di comun con- senso de'padri della congregazione di Ro- ma eletto all'uopo il Tarugi,che ne'G an- ni di trattenimento in Napoli die saggio tale di saviezza e prudenza nelgovernodi quella nuova casa, e mostrò un zelo co- s'i ardente della salute delle anime, che morto l'arcivescovo,i napoletani lo richie- sero per loro pastore. Restituitosi a Ro- ma, Clemente VI II si sentì mossodaistin to superiore a destinarlo segretario del- la congregazione de'vescovi e regolari, ed a promuoverlo neh :hj3 all'arcivescovato d'Aviguone, che non si potè indurre ad
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accettatele non costretto da espresso pon- tifìcio comando. Giunto appena alla sua residenza, si die senza indugio all'aposto- lico ministero, die accennai nel voi. Ili, p. ?.88, alla predicazione del vangelo, al- l'osservanza della clausura de'roonasteri delle religiose. Il credilo e la riputazio- ne che si acquistò eziandio presso gli e- relici, mosse molli di questi ad abbrac- ciare il callolicisi.no, e passando per Ido- lo terre lo veneravano come un santo : molti vescovi si recarono da lontane par- ti in Avignone, per apprendere da lui la maniera di adempiere l'episcopale mini- stero. Espulsi dalla Francia (/".) i gesui- ti, furono dall'arci vescovo accolti con pa- terna carità, come ammiratore di loro •virtù e innocenza; ed è perciò che a sov- venirli vendè la propria argenteria e sup- pellettile, quindi eccitò il Papa a persua- dere Enrico IV al pronto richiamo nel regno. Clemente Vili tratto dalla fama del singolare merito e zelo del prelato, ai
5 giugno i 596 lo creò cardinale prete di s. Cartolomeo all'Isola, e nel i 5gj lo tra- sferì a Siena {V-)> dignità ch'eragli sla- ta da mollo tempo predetta da s. Filip- po; ma il cardinaleanzichè rallegrarsi, ne accolse la notizia colle lagrime agli occhi. Portatosi in Roma a ricevere le insegne cardinalizie, nel viaggio s'interpose con successo tra Vincenzo Gonzaga duca di IManto va eRanuccio Farnese duca di Par- ma, i quali stavano in procinto di veni- re alle armi, non essendo riusciti a paci- ficarli diversi principi e signori di ran- go. In Roma fu deputato prefetto della congregazione stabilita per la riforma del- le chiese dell'alma città, ed intervenne «'conclavi di Leone XI e di Paolo V. In quello del i.°poco mancò che non restas- se eletto Papa. Leone XI protestavasi di credere, che non vi fosse alcuno in quel tempo, a cui il Signore avesse compar- titi maggiori talenti e doni più insigni, quanto al Tarugi. NeliGoG rinunziò la sede, per quanto dissi a Siena, e doman- dò a Paolo V di fare altrettanto della por-
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pora, lo che quantunque non gli fu ac- cordato, egli dal canto suo nor mani" li sequestrarsi dal mondo e dallo strepito della corte, con rinchiudersi nuovamente nolla casa dis. Maria in N'alliccila de'suoi filippini di Roma, dove pieno di vi ri ìi e- simie e cospicuo per fama di prodigi da Dio operali per sua intercessione, se ne volò alcieloa' iogiugnoi6o8, d'83 anni, efusepollo nella chiesa omonima,con ma- gnifico epitaffio poi coni u ne a lui e al car- dinal Baronio, il quale celebrò la di lui santità e dottrina, e lo slesso fecero Pe- trameIlara,Gallonio, Tufo, Bacci e altri scrittori. Tutti gareggiarono in vantar- ne l'egregie qualità, nato fatto per trat- tare cose grandi, nelle quali per diutur- na sperienza era eccellentemente addot- trinato, primeggiando nella solida scien- za delle divine Scritture e de' Padri, in cui era insignemente profondo. La Vita del pio cardinal Tarugi, scritta da] p. Gia- como R.icci procuratore generale de'do- menicani, sta in fine della Vita di s. Fi- lippo Neri, Roma 1 663.
TAbUGI Domenico, Cardinale. Sortì inalali in Ferrara, ove il suo padre Fran- cesco gentiluomo d'Orvieto era uditore di rota, o meglio governatore. Apprese i primi insegnamenti in Orvieto, la lette- ratura nel collegio romano, e dal celebre prof. Carpani la teoria delle leggi nell'u- niversità romana, in cui riportò la laurea dottorale, altri dicendo in Perugia ov'e- rasi ritirato nel 1 656 per la peste di Ro- ma. La pratica del foro l'acquistò nello studio di Celsi uditore della romana ro- ta e poi cardinale; il quale ravvisando in lui un vivo e chiaro talento, e una ca- pacità di mente alta ad apprendere qua- lunque più ardua facoltà , lo scelse per uno de'suoi aiutanti 0 segreti di studio. Il credito che si acquistò nella curia, de- terminò Clemente X nel 1670 a dichia- rarlo uditore della nunziatura di Porto- gallo. Tornalo a Roma, e tenuto indie- tro dall'invidia,dopo essersi esercitatocou gran lode nell'avvocatura, fu in concor-
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renza di molti soggetti eletto uditore del cardinal Chigi che particolarmente lo sti- mava. Per di lui mezzo neli6S2 otten- ne da Innocenzo XI un posto d'avvoca- to concistoriale, e nel 1 68q quello di luo- gotenente civile dell'uditore della canni- la, da cui Del 1694 fu avanzato da Inno- cenzo XII a uditore di rota. Indi dopo un anno a' 1 2 dicembre i6g5 lo creò cardi- nale diacono di s. Maria della Scala, e Io ascrisse alle congregazioni del concilio, de'vescovi e regolari, ed altre; inoltre lo fece vescovo di Ferrara, dove sorpreso da grave malattia, cagionatagli dalle sover- chie fatiche da lui sostenute nella visita della città e d^lla diocesi, dopo 12 mesi di cardinalato, scese nella tomba in Fer- rara nel 1 69G, di 58 anui. Fu sepolto nel- la cattedrale, in luogo che il capitolo or- nò di onorevole epitaffio. In Ferrara, nel breve tempo che ne fu pastore, fondò e apri il conservatorio di s. Matteo, poi tra- sferito a s. Apollinare, pel rifugio e man- tenimento di povere donzelle. La sua vi- ta si legge tra quelle degli Arcadi illustri, tra' boschi pastorali della quale applau- dito avea trattato la poetica cetra.
TASO0TASSO0THASSO. Sede ve- scovile della 1 /Macedonia e dell'esarcato del suo nome, nell'isola omonima del ma- re Egeo, sotto l'arcivescovato di Tessa- lonica, eretta nel V secolo e chiamata pu- re P/7<'.L'isola,già una delle più ragguar- devoli dell'Arcipelago, fu pure denomi- nata Aethria.Jcria . Chiyse, esorgesul- la costa orientale della Turchia europea inBulgaria, sangiacato di Gallipoli. Il suo- lo è fertilissimo, con cave di marmo, e forse anticamente avea miniere d'argen- to. Ha buon porto, frequentato dal pic- colo navile. Si conosce il solo vescovo O- norato, che nel 4 > 1 intervenne al conci- lio di Calcedonia. Oriens dir. t. 2, p. 87. Taso 0 Tasso, Thassen, è uu titolo vesco- vile in partìbus, dell'eguale arcivescova- to di Tessaloaica, che conferisce la s. Sede.
TASSA DE'BENEFIZI ECCLESIA STICK Discreta contribuzione che paga-
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no i nuovi provvisti de' Benefizi eccle- siastici (/".), originata per sovvenire i bi- sogni della Chiesa Homi! na eia Came- ra apostolicat pe' 'tanti dispendii che so- stengono a vantaggio delle altre chiese e di tutti i cattolici, e per quanto dichia- rai uè' tanti relativi articoli, ed iu quelli che andrò rammentando, per la spedi- zione delle opportune Bolle e Brevi, ed imposte a'beneficiali da'Papi, ad esem- pio delle Decime che i Leviti pagavano al sommo sacerdote della religione ciu- daica,ed essi le riceveano dal popolo d'I- sraele come ministri delle cose sante, e per diritto divino siccome prescritte da Dio: inoltre i leviti possederono campi, case e città intere nella Palestina. Indi nella religione cristiana i chierici non vi- vendo che dell'Oblazioni (T7.) de'fedeli, da queste volontarie offerte ebbero ori- gine le Decime ecclesiastiche, le Spor- tale, i Beni di chiesa, i Benefizi cecie- siastici, le Pensioni ecclesiastiche, di che riparlai a Spogli ecclesiastici, a Rega- lia eaualoghi articoli, pel necessario man- tenimento de'ministri sagri. Secondo i ss. Padri devesi dare più alle chiese e loro ministri, di quello che i giudei davano a' levili. Alcune tasse i vescovi le ritraevano da'ehierici, ed iPapi leattribuironoal/w- sco o Tesoro pontifìcio, e talvolta appli- candole a vantaggio delle chiese medesi- me da cui derivavano,ad istauzadi quelli che le pagavano. Anticamente erano assai maggiori, quindi iu progresso di tempo la benigna indulgenza de'Papi a poco a poco andò diminuendole, anco ne'privi- legi accordati ne' Concordali da lorocon- clusi co'diversi stati della cristianilà,del- la natura e carattere essenziale de'quali riparlai a Pace, per amor della quale essi convennero a generose e paterne condi- scendenze. 1 sovrani non ponno imporre tasse al Clero, ed a' Beni di chiesa, sen- za il Beneplacito a pò sto lieo, Sostenendo' si la causa della Chiesa, si sostiene quel- la de'sovrani temporali, contro di cui in realtà combattono i labi politici. 1 beni
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ecclesiastici sono più degli altri di giova- mento reale al principato, perei»» la loro conservazione è per esso di vitale interes- se. La storia luminosamente lo ha ripe- tutamente provato, pe' grandissimi sus- sulii ricevuti da'beni del clero edalla con- discendenza de'Papi, per la podestà che hanno sui medesimi. Delle tasse pe' be- nefizi ecclesiastici concistoriali ragionai a'Ioro articoli; quelle cioè per ogni mio- \o patriarca, arcivescovo, vescovo, abba- zia o monastero nulliùs dioecesis, a se- conda delle rispettive proposizioni con- cistoriali, le vailo riportando descriven- do tali sedi e diocesi, e sono in proporzio- ne della Rendita ecclesiastica delleloro mense. 'Tulli questi benefizi concistoria- li sono così chiamali perchè si conferi- scono dai Papa ne\Concistoro,e nelle pio- posi/ioni si usano le parole, scritti o tas- sati ne'libri o registri della camera apo- stolica, nel dichiarare la consueta som- ma tassata. All'articolo Denari riportai i diversi valori de' fiorini, de'ducati e di altre Monete pontificie ^che secondo l'an- tico stile della curia romana si usano nel ragguagliare le tasse. Nominandosi ordi- nariamente i fiorini di camera, qui dirò che si valuta ciascuno pari a scudo uno e bai. 79, decimi 8 e centesimi 2. Il sol- do poi equivale a bai. 3 e decimi 6. Cle- mente XI mandò al re di Portogallo il decreto pontificio, diesi legge atM'Epist et Brevia sclectiora t. 2, p. 763, sotto- scritto l'i 1 gennaio 1 7 io da'cardinali Ac- ciaioli,MarescolliePaniphilj,circa il va- lore dello scudo d'oro a ragione di paoli iGe mezzo, giusta ildecretode'5 settem- bre 1 708, e pregò quel sovrano a farlo osservare ne'suoi domimi, come tutti gli altri principi cattolici l'aveano ricevuto, affinchè a norma di questo restassero fis- sale le tasse, che per la spedizione delle bolle apostoliche si doveano pagare. Il p. Pleltemberg gesuita, iYW/frV? Congreg. et Trib.CuriaeRom.p. 366:Dcmonctarii/u valore in Curia Romana, dice: » Curii, ut vidimili capite praecedente in Cancel-
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(aria apostolica non solimi annatae sint solvendae de quibusdam benfficiis, Sfid etiam pio Lileris apostolicis clauda sint einolunienla quibusdam offieialibus,sub- jieciemushiediversarum monelarum va- iorem in Camera, Dataria, et Cancellarla receptuin prò informatione exlerorum, qui in Curia romana aut gratias impe- trarunt,autalia negotiaexpediri cupiunt. Reducitur veroomne monetaegenus Pio- maea Dataria ad ducatos ami de Came- ra. Quoti si ponatur simpliciter ducalus non addendo de Camera atteudilur valor currens in loco Beneficii". Quindi ripor- ta il valore delle diverse monete papali effettive e nominali, ragguagliandole a quelle delle diverse nazioni cattoliche, e de! le quali riporta il valore delle loro mo- nete denominate ducati, fiorini, libra, franchi, marche, marabatini, scudi e mi- cie di diverse specie. Abbiamo il libro: Tu- xae Cancellariae Apostolica^, et Ta- xae s. Poenitentiariae Apostolicae ju- xta exemplar Leonis X, Romae t5i4- Accedi t valor monetarwn universiOrbis in Camera, et Poenitentiaria romana receptarum.SyU'ae Ducisi 706. A Sagro Collegio dissi delle tasse devolute a'ear- dinali da que'prelati, che per mezzo de' loro voti ottengono in concistoro taluna prelatura che in esso si propone dal Pa- pa, come i vescovati e Ve abbazie o mo- nasteri concistoriali; le quali tasse poi si dividono a eguali porzioni tra il Papa e i cardinali. Questa tassa, che dicesi de'ser- vigi comuni, talvolta riceve una riduzio- ne dalPapa e da'cardinali,ad istanza degli Spedizionieri delle lettere apostoliche a nome de'preconizzati a'benefizi concisto- riali, e per mezzo del prelato Segreta- rio della s. congregazione concistoriale e del sagro collegio. Queste tasse sono per- ciò riducibili, essendovene altre irridu- cibili, comechè spettanti agli officiali del- la curia romana e a'famigliari pontificii, tranne qualche rarissima eccezione. Ad evitar siffatte tasse, allorché il Papa de- stina alcuno a mezzo della congregazione
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di propaganda fide pei" vicario apostoli- co, gli conferisce la dignità di vescovo in pai tibus coll'autoritàd'un pontifìcio bre- ve, senza promulgarlo in concistoro. Le propine o tasse dovute al Papa per ogni vescovo che propone in concistoro, an- covchèinpartibus, non sono meno di scu- di 69 e bai. 1 2 e mezzo. Rilevo dalla nota de'coDCistori de'24 e 27 gennaio 1842, le seguenti riduzioni a tali propine e tas- se del Papa. L'arcivescovo di Fermo e il vescovo di Ratisbona, ciascuno pagò sol- tanto scudi 161; il vescovo di Lumini 34; cjuello di Jesi e quello di Warmia, ognu- no scudi 108 e bai. 5o ; quello di Monte l'ia-cone 1 o5 e bai. 70; quelli d'Orvieto, e ili Savona e Noli, e l'arcivescovo di Ca- merino, per cadauno scudi 82 e bai. 25. Delle suddette lasse denominate de'servi- gi comuni o minuti servigi, e proprie an- cora d'alcuni famigliari pontificii e di of- ficiali della curia romana, ne parlai a Fa- migliare, dicendo delle Sportale (/ .) ; a Dataria, ragionando delle Anna le e de' Quindennij ed a Denari, descrivendo le già ricordate diverse qualità di monete, indicate cou denominazioni ancora in uso nella romana curia per le tasse. Leggo nel cardinal Garampi, Saggi di osservazio- ni sul valore dell'antiche monete ponti- fìcie, p. 4e I2> crie 8'à Sl1' decadere del secolo XI li e sul principio del seguente., la maggior parte delle tasse di cancelle- ria e de'proventi camerali pontifìcii tro- vavasi ridotta a fiorini d'oro, la più cele- bre moneta battuta da' principi d'Italia negli ultimi scorsi secoli,e quelli coniali nel 1 252 da Firenze oscurarono i precedenti, ed eccitarono gli altri a batterne de'simili, cornei Papi, incominciando da Giovanni XXI 1 del 1 3 18 in Avignone. Le tasse de' minuti o comuni servigi erano già fin dal tempo di Bonifacio Vili deli2q4 ridot- te nella più parte a fiorini d'oro; e seb- bene molti de'prelati di Francia le rite- n estero a lire tornesi, molti della Gran Bre- tagna a marche di sterlini, e molti di Ger- mania a marche d'aigeuto, pagavansi pc-
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rò elFellivaniente a ragione di fiorini d'o- ro, a'quali soli poi in appresso furono ri- dotte. A Dataria apostolica ragionai del Succollettore generale della medesima per V Annate e Quidenni, tasse e porzioui de'fi ulti delle rendite e benefizi ecclesia- stiei;ed 3Ca:vcelleri\ apostolica delle tas- se di questa. Le tasse furono e sono an- che proprie de' Vacabili e Vacabilisti (/ .). Perciò notai a Dataria, rilevando le attribuzioni del revisore de'conti delle spedizioni, chea lui spetta formare la tas- sa spettante a' diversi collegi vacabilisti, sopra qualunque materia beneficiale. A Scrittori apostolici parlai de' loro tas- satoli nella cancelleria apostolica. Aito- ge il riportato dal p. Plettemberg, § 4: Oido expeditionìs Literarum.»Huìl3kdi' cto modo conscripta taxatur ad baneum Scriptorumper rescribendarium,taxatae suam appouit manumcomputator, et sol- viti!!- scriploribus taxa. Deinde nùttitur ad Abbreviatoresde parco minore,seu mi- uoris praesidentiae, quorum unus perle- clis literis nomen adscribit, et acceptaju- xta laxam pecunia bullam ad Abbrevia- tores majoris presidenliaeremittit. Ex bis duo quoque ab hoc deputati nomen suuui paulo infra subscriptionem Abbreviato- iiIjus minoris praesidentiae supppnere so- leut. Deinde deferuulur literae ad Solli- cita tores literarum apostolicarum, quos ianuizeros vocant, quibus solvuntur duo ducati, totidemque caroleni de cancella- rla si taxatae sint trigitita ducatis, si ve- ro infra, solvitur unus tantum ducatus et duo caroleni. " Quindi parla delle altre consuete tasse clie vi appongono gli altri officiali della cancelleria, secondo le rate loro spettanti, finché la bolla passa all'e- same del Reggente della Cancelleria. «Deinde supplic.itiones tradii custodi,qui eas partibus accepto a singulis uno julio restituii et bullasadscripla primum rna- nu sua in margine (itera majuscola A, a lalere dextro, a sinistro vero I,etcircum- duciis lineis circa taxjsscriptorum et al> breviatoruin in bulla detenniuatas, finita
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cancellarla tradit pluuabatori, a quo plum- bantur et cordulis alligantur. Quo llicto neino potest in illis aliquidaddere,aulex illisdetrahere,vel minueresineincursuex- r.ommunicationis latae \nBulla Codiar." Si può vedere Registratori delle lette- le apostoliche. Delle pene contro quelli cliealteranoo falsificano le lettere, decre- ti e Rescritti pontificii, ne tenni proposito anche in quell'articolo, ed a Sigilli pon- tificii. Asserisce il p. Plettemberg: »Ta- xa haec statuta ereditili' a Joanne XXII, Avinione cum Curia ibidem i esidei et, et conlinetur in libro, qui asservatur iuCan- celiarla apostolica, quem se vidisse testa- tili- Corradus inprax. Disp. Ajxjst. I. 6, e. 4>una cum alio libro, qui coutinet va- Jorem beneficiorum consistorialium, ex quibus aunataesolvendaesuut."Cenedel- to XIV colla bolla Cum sicut, de'2 5 gen- naio 1741» dichiarò che lutti i provvisti de' benefizi ecclesiastici hanno I' obbligo d' impetrare le lettere apostoliche dalla cancelleria, e di pagare ad essa le tasse e al- tri emolumenti. Inoltre il p. Plettemberg, De reliquis qfficialibus Cancellariaej § 1 4, Qui ultra taxas nil exigere ani ac- ciperepossunt, dichiara: « Ne vero exces- sus fiat et abusus coni mitlalur iti exigendis pecuuiis prò expedilione lilerarum apo- stolicarum aliarumque gratiaruiu provi- sum est a J Lilio II, per conslitutionem./ìV- si Roma?iusPoiiliJ(\i[de'óo marzo 1 5 1 2), et per Regulas Cancellariae. Julius II e- nimPontifex ne olliciales Cancellariae to- tiusq. Curiae romanae qtiicquam ultra taxas aul postulent,aut accipiaut sub gra- vissimispoenisinhibuitjiiimirumsubpoe- na exeommunicationis latae senlentiae, ci pio prima vice 100 ducatorumauri de camera; prosecunda suspensionisesercitii et perceptiouis emolumeutorum ad sex menses Fabricae basilicae Principis apo- slolorum Urbis applicandorum; prò ter- tia vero vice, quibus contra fecerint pri- \ationis ofiìciorun),poenis ipso facto iucur- rendis. Iusuper declaravit contra facien- tesudrestitueudumquidquid ultra taxam
TAS perceperint foie obligatos. " I Papi per- chè non fossero gravate le parti che ot- tengono una qualche grazia ecclesiasl.„a, soggetta a pagamento di tasse (non essen- dolo tutte), prescrissero idonei provvedi- menti. Gregorio XVI formò una congre- gazione per stabilire che a pie di ciascu- na grazia ecclesiastica si notasse la viva spesa incontrata, e i diritti di spedizione e di agenzia, che la dataria ne* suoi Ira- sunti e brevi incominciò ad eseguire;e que- sto savio sistema die norma alla segrete- ria de'bre vi e ad altri dicasteri ecclesiasti- ci. Laonde sui brevi stessi pontificii Gre- gorio XVI volle che si ponesse l'importo della tassa, compreso l'emolumento agli officiali della segreteria de'brevi,e le spe- se per la medesima; e ne' rescritti si di- chiara , se gratis concessi , o quale lieve tassa fu pagata, e quanto può darsi in com- penso al procuratore o agente di affari che domandò e ottenne il concesso. 11 p. Plet- temberg parla ancora, cap. i3: De Se- cretarla apostolica^ § 3 1 , Quae sit ta- xa Brevium, dichiara.»» Quod attinet ad taxas Brevium,sciendum indù Igentias, a- liaque spiritualia gratis omnino conce- di, adeo ut secretarla suppeditet expen- sas membranorum et scriptorum,soIum in casibns quibusdam extraordinariisda- ri solet modicum aliquid forte in com- pensalioneui expensarum. Caetera vero Brevia suas habent determinatas taxas; exempl. grat. prò dispensatane super in- terstitiis solvuntur 4 ducati de camera , pio aliis dispensationibus oidinariis sol- vuntur 5. At vero in gravioribus negotiis taxa est varia, prò varietate et gravitate negoliorum. "Dipoi in qualche modo au- mentarono le tasse.e furono imposte a ma- terie che prima n'erano esenti; ciò derivò dal depauperamento del tesoro pontifi- cio, colpa la triste iliade delle viceude po- litiche de'tempi, l'indispensabile aumen- to degli stipendi agli officiali e altri im- piegati, ed ancora per una salutare remo- ra e freno all' eccessiva e frequente faci- lità delle doraaude di grazie spirituali e
T A S T A S 9 d'indulti, degenerate perciò in abusi; non e con discrete contribuzioni, in compen- di* per la maggior venerazione alle cose so di quanto somministra la camera apo- sagre, e pel mantenimento dell'osservali- Btolica pel mantenimento de' Tribunali za della benigna disciplina ecclesiastica, ecclesiastici, delle Congregazioni cardi' chedeludevasinell'agevoleconcessione.sia nalizie, delle Segreterie del hi s. Sede. d'indulto, sia di dispensa, sia d'indnlgen- in servigio di tutto l'immenso cnttolici- zc. Altrettanto si elica delle tasse e poten- smo di tutte le 5 parti del inondo. Allo te freno di tali multe pecuniarie, delle Di- alzarono la voce validi e dotti propugna - spense sui diversi gradi di parentela per tori contro i nemici della cbiesa romana, contrarre il Matrimonio, che si ottengo- di siffatte calunnie ed esagerate accuse, no perla Dataria secondo i gradi d'ina- fra 'quali qui mi piace ricordarne alcuni, peilimcnto, onde porre un argine mora- per poi con loro dire qualche parola. Ma- lissimo alle passioni, pel buon ordine del- macbi, Del diritto libero della Chiesa la società, proclivein violareles. leggi della di acquistare e ili possedere beni te/u- Chiesa, esigendo un'eccessiva indulgenza portili sì mobili che stabilì, i 769. Mar- tasto pregiudizievole al buon costume. 11 chetti, Del denaro straniero die viene ti vescovo Cecconi, Istituzione de' seminari Roma e che ne va per cause ecclesia sii. vescovili, tratta di diverse specie di tas- clic, calcolo ragionato, 1800. Ferrini, se ecclesiastiche, ed eziandio della tassa Calcolo ragionalo su le. ricchezze del su'benefìzi ecclesiastici in favore de'semi- clero cattolico, Orvieto 1842. Allorché nari diocesani, per l'erezione e manuten- gli apostoli percorrendo la terra co m po- zione, per le scuole specialmente di gram- nevano le chiese, evi lasciavano pastori ;natiea e canto gregoriano. Questo diritto e ministri, subito cominciò il rapporto è fondato su quello che hanno i Poveri e delle chiese ricche e delle povere, cioè di le necessità della Chiesa su tulli i beni ec- quelle che potevano dar qualche soccor- desiastici; è un sussidio dalo in mancati- so alle più bisognose, e del dovere che l'u- za di altro modo per sopperire alle spese, ne accorressero al soccorso delle altre, onde provvedere le chiese di huoni mini- Quell'apostolo, che avea fondatole chie- stri, e non ne va esente neppure la tnen- se stesse e che ne riteneva il principal go- sa vescovile. Pub imporsi ed esigersi pri- verno, avea la suprema ispezione sopra gli ma dell'erezione del seminario. Il cardi- aiuti che si raccoglievano colla Colletta Bai s. Carlo Borromeo arcivescovo di Mi- e le Oblazioni de'fedeli, e si distribuì va- iano fissò la tassa al 10 perioo; Papa s, no poi nel modo che prescriveva. Il cele- l'io V la ridusse al 5, e Benedetto XIII bre esempio di s. Paolo, che avea fonda- ordinò che fosse non meno di 3, nò più to le chiese di Galazia e di Corinto, può ilei "> per cento. Il vescovo può accrescer- servirne di luminosa idea, di quel Capo la e diminuirla con giusta equità. Si de- stolocioc il quale conforme alle parole di ve imporre senza parzialità, e secondo il Gesù Cristo fondatore della Chiesa, di- preciso bisogno;esi deve stabilire su'frut- chiari» che quelli che annunziano I' evan- ti liberi, detratti i pesi, che perciò se n'e- gelo devono vivere dell'evangelo. Mentre sige nota giurata. Si deve pagare non o- gli spirituali di lui figli viveano in pace stante qualunque ùubi/.ione,procedeudosi sotto la felice legge evangelica, In chiesa cuti pene contro i negligenti. di Gerusalemme gemeva sotto l'oppres- La Sede apostolica ed i Sommi Poti- sione dell'ostinata Sinagoga, e de cor- lefici furono anche segno d' acri censii- rotti magistrali romani fanatici idolatri. re e indegne contumelie, per le tasse che E sebbene ila altro vescovo fosse retta e pe benefizi e materie ecclesiastiche si pa- da altri fosse stata fondata la chiesa diGe- gauo in Roma, uello debile proporzioni rusnleiwnc, non ostante anche le chieso
io T A S TAS dell'apostolato di s. Paolo pensavano a ncsse il decoro della suprema podestà , trasmettere soccorsi «'bisognosi fratelli, donò s'i in oriente e molto più in oeei- e mandar denaro fuori di territorio rac- dente i Patrìmonii della s.SetSt. Le rea- colto nelle collette della domenica. Tosto dite della romana chiesa a benefìcio del- i successori del principe degli apostoli s. la cristianità vieppiù si aumentarono ne' Pietro fecero in Roma altrettanto, e Pa- seguenti secoli, colla Sovranità de" /fo- na s. Solerò del i j5, secondo il pio e gè- mani Pontefici e della s. Sede, coli' o- nei'OSO costume da' suoi predecessori u- Nazione del Denaro di s. Pietro, e cogli salo fin. dalla nascente Chiesa, fu largo Stati e regni tributari alla s. Sede, il d'inviare soccorsi in riruotissimi luoghi, tutto originato per mirabile disposizione massime a'perseguitati confessori della fé- della divina provvidenza, dalla spontanea de, nel dare caritatevoie ospizio a'nume- volontà de'popoli e dalla pia munifìcen- rosissimi stranieri accorrenti in Roma, ol- za de'principi.e ne derivarono sommi van- tre il mantenimento della copiosa Ma- laggi alla diffusione del cristianesimo e tricola fìssa de'poveri addetta alla chiesa all'indipendente esercizio del supremo a- romana. Convien dunque credere, die s. postolico ministero,con immenso utile del Solerò, e molto più i Papi predecessori, catolicismo e de'Sovrani, per quanto i ritirassero dalle opulenti e roen persegui- Papi operarono indefessamente in loro late chiese amorevole sussidio, per rif'on- vantaggio, e pe'giandiosi soccorsi ad essi ilerlo ove più ne conoscevano il bisogno, elargiti in tutti i bisogni, siccome padri Cessali gl'impedimenti al commercio del- comuni; ampio argomento che toccai ne' le chiese tra loro, e acquistatosi da' cri- citati e altri corrispondenti articoli. Meo- sliani il pacifico esercizio della divina re- tre le possessioni della Chiesa restarono ligione, di sua natura e conforme al si- tutte in un corpo e sotto uno stesso go- stema ecclesiastico, il romano Pontefice verno,sebbene le rendile erano divise, in presiedette e vegliò al riparto degli op- seguito ciascun ministro incominciò a ri- portimi soccorsi, siccome pastore stipre- tener per se le oblazioni die si facevano ino di tutto il gregge di Cristo, e succes- alla sua chiesa, le quali già si solevano soie ed erede di quello acuì tutti gli altri portare al vescovo, acciò le dividesse; ma e gli stessi apostoli erano subordinati. La per ricognizione della superiorità episco- sollecitudine che incombe al Papa senza pale,ciascuno dava la 3. parte al vescovo, controversia di tutte le chiese, lo ponee- e qualche cosa di più per onore, che fu gli solo fra lutti in grado di conoscere lo poi chiamalo il cattedratico, perchè era stato di ciascuna, e quindi di vedere in dato per riverenza della cattedra episco- un colpo d'occhio ove sia il bisogno e ove pale. Dunque con più di ragione dovea il comodo di sovvenirlo. Dice il Marcliet- somministrarsi qualche cosa al Papa, che ti, se le cose si dovessero oggi far da capo, sostene\a tante cure e dispendii per tutto sarebbe impossibile trovare altra perso- il cristianesimo, e siede sulla i / cattedra uà, che per gli oflìcii della sua rappresen- dell'episcopato. Molti vescovi intenti a tanza fosse più adatta all'intento per l'au- ingrandirsi, riuscendo molesti alle ricche torità della sede, più efficace per l'esecu- abbazie e a'pingui monasteri, gli abbati zione,e pei l'eminente sua dignità più prò- e i monaci, anche per sottrarsi dalla loro pria a riscuotere la fiducia comune. Quin- soggezione, trovarono il modo, ricorren- di nel IV secolo già alla chiesa romana do al Papa, cheli pigliasse sotto l'imme- da straniere provincie pervenivano soc- diala protezione di s. Pietro e li esentas- corsi, continuando essa gli aiuti a quelle se dall'autorità de' vescovi, il che fu a pò- chiese che ne abbisognavano; poco dopo co a poco consentito, pagando gli esenti la pietà de' fedeli, acciò il Papa mante- un censo alla chiesa romana. Dato pi in-
TAS cipìo a questa esenzione, in breve lem pò talli i grandi monasteri restarono con- giunti alla s. Sede. Intanto poco osser- vandosi il divieto di non alieuare i beni di chiesa, che per la romana avea fatto Papa s. Simmaco nel "02, e gl'impera- tori aveano esteso a tutte le chiese, tran- ne per nutrire i poveri e riscattare schia- vi e prigioni, rinnovatisi gli abusi di dis- sipazione, molti concilii ne fecero la proi- bizione. Vedendo i Papi I' inosservanza delle leggi, non mancando pretesti a'pre- lati [>cr deluderle, fecero diverse ordina- zioni dal 1000 (ino al i a5o, prescriven- do certe forinole di solennità, le quali ser- vivano per freno o impedimento; tulta- volta non riuscendo sufficienti, Innocen- zo IV cominciò a dichiarare nulle le a- lienazioni fatte senza quelle condizioni; e Gregorio X nel concilio di Lione II, nel 1274 ordinò che non si potesse alienare, se non nelle suddette necessità, colla li- cenza ancora del Papa. Ad eliminare mol- ti insorti abusi, Clemente IV del 126'j decretò, che la plenaria disposizione di tutti i benefizi ecclesiastici vacati in cu- na, apparteneva al Papa, quindi di con- ferirli e dispensarli come beni di chiesa, di cui egli è sommo Gerarca, comandan- do a quelli che li ricevevano la Residen- za, e gli obblighi inerenti a quelli che ri- ceveano benefìzi semplici. E siccome sa- rebbero tutti i beneficiati obbligati alla residenza; e perchè è volgarissimo il det- to: Bcneficiiun datar propter officiami acciò non restasse il beneficio semplice senza un offizio e come una cosa vana, le ( ire canoniche che prima erano celebra- te nella chiesa da tutto il clero, facendosi poi alcuno lecito di recitarle privatamen- te, acquistarono il nome di Offìt ium di- vinimi, il quale essendo celebralo da tut- ti o in comune o in privato, si salvò la verità delh proposizione: Beneficiumda- tiw propter ojfìcium divinum . cioè per recitare 1* L ///zio divino senza risiedere nelle chiese. Esercitando ormai 1 l'api pie- ni autorità sulla materia beneficiaria, e
TAS , ,
avendodovuto istituire per regolai la nu- merosi officiali, incominciarono a impor- le delle tasse, mentre trovavausi più bi- sognosi onde estendere la loro vigilanza sul cristianesimo quasi dappertutto pro- pagato, in servizio de'molteplici bisogni spirituali di tanti milioni di cattolici, e per sostentare i numerosi missionari che spe- dirono nelle remote regioni d' Asia e di Africa, per la conversione degl'idolatri, degli scismatici e de' maomettani. Tra- sportata da Clemente V la residenza pa- pale in Francia e in Avignone, ne profit- tarono della lontananza i prepotenti si- gnorotti delle città e luoghi del dominio temporale; diminuite perciò le rendite da essi usurpate, come purequelledegli sla- ti tributari e censuali, Clemente V si tro- vò nella necessità peh.°a riservarsi una piccola porzione sui frutti d'alcuni bene- fìzi ecclesiastici, che anticipatamentesi pa- ga dal nuovo provvisto, in luogo di quel censo o pensione annua che moltissime delle suddette chiese monastiche e altre pagavano per l'innanzia quella di Roma, e col nome di Annata fi ce tale riserva im- posta sulla sola Inghilterra, ove probabil- mente andava a mancare il pagamento dell'antico denaro di s. Pietro, offerto da essa e da altre nazioni ad Lìmina Ano- stolorum (T ,). Il successore Giovanni XX4I, che altri fecero istitutore dell'an- nate, l'estese all' Irlanda e al principato di Galles, e dipoi nel 1 3 r q coll'extrava- gante Cum nonnulla, per gli urgenti bi- sogni della s. Sede in que'torbidi tempi, le riservò per 3 anni in tutto il mondo cattolico; laonde quel Papa fu istitutore dell'annate per tutto il cristianesimo, do- po averne dato in piccola parte l'esempio il predecessore; epoi impose ancora l'ob- bligo di pagar l'annata ognii 5 anni a tut- ti i benefizi ecclesiastici, che per essere u- niti a'monasteri o luoghi pii mai non va- cavano, la ijuale lassa fu chiamata Quia* dennio, e poi da'successori regolata, co- me dissi al suo articolo. Per ovviare ai tumulti che insorgevano nell'elezioni dei
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/ 'escovi, il diritto eia passato a' Capito- li, e nelle differenze Ira essi provvedeva il Papa. Ma Giovanni XXII per le fre- quenti dissensioni che nascevano in Ita- lia nell'elezioni, se ne riservò la maggior parte, che poi i successori estesero a tut- to il inondo, concedendone in seguito la nomina o presentazione a sovrani, riser- vandosi il diritto ili confermarle e preco- nizzarle in concistoro, e così ehbero prin- cipio le tasse de'benefizi concistoriali. Per le regole di cancelleria, secondo il Mar- chetti, sono riservali al Papa tutti i be- nefizi, che si riservarono Giovanili XXII e l'immediato successore Denedetto XII, comequelli che eccedano il valore di 200 fiorini d'oro, e altri di specie diversa; e aggiungerò, così quelli vacali per causa d'Eresiai Simonia, pel decreto di s. Pio Y.Tra le eccettuazioni vi souo i Padro- nali, le Alternative, e il disposto ne'Co//- cordati. Inoltre avvertirò, quanto alle ri- serve, di avere altrove notato, che ciascun Papa al principio del suo pontificalo se- gna le Piegole di Cancelleria (prima si stampavano, e ne riportai diversi esempi nel voi. LXIX, p. 227, 228, 233 nelle due colonne), in cui sono espresse tutte le riserve apostoliche , sia confermando quelle del predecessore, sia rinnovando- le, ciò che fece Leone XII. Papa Bonifa- cio IX nel 1 3g2 stabilì l'annata ir» perpe- tuo sopra tutti i beuefizi di collazione pa- pale, che nella sostanza è lo stile conti- nualo sino a'nosln giorni. Alcuni scritto- ri dichiararono Bonifacio IX istitutore dell' annate, ciò deve intendersi il per- petuo stabilimento di questa tassa. Dice il Marchetti, l'annata che il Papa ritira sui benefizi ecclesiastici maggiori, detti concistoriali, come sono i vescovati e le abbazie nullius, in istile di curia chiama- si commune et minulum servìtium, e per essa il Papa o la dataria non ritrae già l'intero fruttato del beneficio, come altri erroneamente scrissero, ma sibbene si ri- serva la metà de'frutti annui, per regola espressa di Bonifacio IX ; dal che avvie-
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ne che nella curia romana inrcce di dirsi annate,//^;;!- /////////(comunemente e più propriamente si appellano. Di più avver- te,che le tasse per determinare il quanti- tativo di queste mezze annate, desumen- dosi sugli antichi registri di dataria, nei quali è segnata la rendita annua di cia- scun benefizio, com'era a'tempi di Gio- vanni XXII; in oggi che il fruttato dei fondi è generalmente aumentato,!!! realtà non si viene a pagare nemmeno la 3." par- te dell'annua rendita. In Germania, per confessione del canonista Wagnereck, le replicate riduzioni aveano fino dai suoi tempi ridotte le annate appena alla 5.a parte dell'annuo frutto de'benefizi, ed al- tre riduzioni si fecero dipoi , riportando il Marchetti una nota delle riduzioni del- le tasse d'alcune chiese della Germania nel secolo passato, ribassate alla metà, a un 3.° ed anche meno. L'ultima di esse per la chiesa di Zagabria, cheavea 2000 fiorini di tassa, fu ribassata a loo.In Fran- cia, pel concordato di Leone X, le anna- te si ridussero alla metà della tassa, che in istile di curia dicesi di patria ridotta. Qui noterò, che sebbene la s. Sede avreb- be il diritto sulle intere mezzeannate, pu- re su queste sogliono accordarsi minora- zioni sì forti, che talvolta non se ne pa- ga che la 5/o 6. a porte, condonandosi an- che interamente. Le mezze annate poi 0 la minorazione soltanto si percepisce quando il certo frutto di ciascun bene- fizio superi il valore di 24 ducati d'o- ro. Aggiunge Marchetti, che per uso or- inai introdotto da molli anni, si può di- re che in dataria non si spediscono più bolle senza il così detto mandato di di- visione, vale a dire con un cousiderevole ribasso, che sovente va al 3.° e più della tassa fissata. Laonde è agevole l'argomen- tarsi quanto sia discreta la contribuzione, che il nuovo provvisto dà per una sola volta alla s. Sede, che sarà spesso minore della 3." o 4-* parte de'frutti ch'egli va a ritirare in un anno dal beneficio. Vera- mente non è esulto quanto il beneweri»
T A S to Marchetti asserisce, clie in dataria or- ma- non ispediscansi bolle senza il man- dalo di divisione. La verità è questa, che non ispedisconsi bolle senza accordarsi for- ti ribassi ed anche coli' intera condona- zione tlelle tasse, ciò che appellasi gra- tis praèter exercìtìum. Se poi vuoisi per somma indulgenza e in considerazione di particolari cause, anche accordale un ri- basso su questi esercizi, allora si accorda un mandato di divisione, ripartendosi una data somma per tutte e singole le spese eziandio di loro natura irriducibili. Ra- rissimo poi è il caso della spedizione ex officio, ed allora il provvisto non incon- tra alcuna spesa; e ciò avviene pure per dispensare i poveri d'alcuni regni estati lontani, come Baviera, Prussia , Russia. ec. Riguardo a 'benefizi minori, dice ilMar- chetti che per antica legge essi sono ec- cettuati dal pagamento della mezza an- nata, quando la loro rendila non oltre- passi il valore ammodi 24 ducati d'oro di camera, cioè a dire 4' scudi (meglio 4"2, valutandosi ciascun ducalo imo scu- do e bai. 7 5); ed alcuni per non pagar la lassa, contro le regole di cancelleria, che prescrivono nelle suppliche doversi espri- mere il vero valore de'benefìzi,diconoche frutta ?-4 ducati d'oro. Alcuni trovarono malechei provveduti fossero costretti an- ticipare il pagamento d'una parte de'frut- ti del loro benefizio, prima di ritirarli; ma la s. Sede fu costretta dall'ingratitu- dine de'provvistia ritirare anticipata que- sta contribuzione, poiché dopo ricevute le bolle non si curavano di pagar la ca- mera apostolica. Chi poi veramente non ha denaro, con un breve si abilita al pos- sesso, e dopo 6 mesi ritirali i frutti paga la mezza annata, e si prolunga bisognan- do la proroga, indi soddisfatta la tassa si spediscono le bolle. Quindi il Marchetti, passa a trattare de' Qui nel emù. altre an- nate sotto diverso titolo, ch'ebbero la ra- gionevolissima origine nell'unione de'be- Delizi ecclesiastici a'capitoli,nionasteri,ca- »>e religiose, collegi e altri luoghi pii, che
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non muoiono come il beneficiato, ne la- sciano più luogo a vacanza, e si pagano ogni 1 5 anni. Discorre pure del pagamen- to di componenda nelle materie benefi- ziali, in occasione di provvista nella qua- le vi sia bisogno di dispensare da qualche legge canonica, come per le componende del le dispense matrimoniali; e questa spe- cie di rendita torna ad avere il doppio profitto dell'altre limosine ingiunte per le dispense. In tali occasioni, comediCW- diutorie, delle quali riparlai a Successo- be, Rinunzie in favoremec, che sono co- se contro jus e odiose, si risarcisce quel- la specie della violazione della legge, e si cerca dì rendei la più infrequente, con imporre quella limosina o imposizione. Si chiama in curia componenda, quella tassa che dalla Dataria (nel quale arti- colo parlai dell'officiale amministratore generale delle componende) si esige, per le nominate dispense matrimoniali e ma- terie benefiziali, perchè si proporziona e compone secondo le circostanze delle ra- gioni più o meno urgenti d'accordar la dispensa, per rendere meno frequenti le ferite che si fumo alla legge del pubblico ordine, ed il denaro è uno de' fieni più capaci di tener l'uomo alle regole, e tale tassa si eroga in piissimi usi, come affer- ma il Marchetti , ed io rimarcai a' suoi luoghi, nel ragionare di questo capo d'en- trala ecclesiastica; dicendo puredi quella degli Spogli ecclesiasticijb dell'altra tas- sa che si paga in occasione d'alcuni bre- vi, pe'quali militano le stesse ragioni ad- dotte per le dispense matrimoniali. Im- perocché le dispense da alcune leggi ca- noniche, e specialmente dall'età e da'tem- pi prescritti per ricevere gli Ordini sa- gri, che con tali brevi si accordano, sono della stessa natura delle matrimoniali, e si regolano e si giustificano quasi cogli ar- gomenti medesimi, del risarcimento pro- poi zionato che si dà all'ordine pubblico, e della difficoltà che si aggiunge all'esten- sione della legge. Queste tasse sono i ge- neri d'entrala straniera di Roma, per le
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quali si è sempre irragionevolmente me- n.ito tanio rumore, sebbene in parie rim- piazzarono i sussiclii, i censi, le oblazioni straniere che aulicamente s'inviavano al- la s. Sede, per ossequio alla chiesa ma- trice, onde riconoscere e onorare anche in tal guisa il Primato. Loda Marchetti l'uso delle discorse tasse, poiché concilia- no mirabilmente due utilità, cioè di man- daralla i .chiesa la consueta contribuzio- ne, e di farla nello slesso tempo servile all'osservanza delle legyi canoniche. Il me- todo poi di rivolgere quelle stesse contri- buzioni di carila in una specie di salva- guardia del sistema ecclesiastico, e di ri- durle a un freno contro le trasgressioni de' canoni, egli è un accorgimento tutto pieno di sapienza, che lo spirilo di Dio, che sempre regola la sua Chiesa, pare che abbia riservalo a'tempi ue'quali il raffred- damento della carità, il soverchio amore dellecose terrene, e l'indebolimento delle idee religiose, rendevano più necessaria u- na giustificazione della chiesa romana su questo delicato punto, e uno stimolo a quei sussidicene la salute ecclesiastica esigeva che non mancassero. Iti sostanza il dotto Marchetti dimostra, essere conforme al- la ragione, all'umanità naturale,e special- mente al Vangelo, che dalle chiese ricche si traggano aiuti per le chiese povere. Che "vi sia uno che presieda a questo riparto, è utile evidentemente alla cosa. E che que- sti sia e debba essere il Papa, lo dimostra la convenienza e la tradizione ecclesiasti- ca. Prova, che in tutti i tempi la chiesa romana ha ritratto delle rendite dalle al- tre chiese. Descrivecon documenti in qua- li modi venga a Roma in oggi il denaro per salutari e giuste tasse. Riporta con calcoli autentici qual somma in altri tem- pi vi veniva, quale ne'nostri per le tasse. Come la chiesa romana, sebbene si fosse ritenuta e si ritenesse ne' propri usi tali tasse sussidiarie straniere, nittno se ne po- trebbe dolere ragionevolmente, né trovar- vi ingiustizia. Come i Papi hanno impie- gato e impiegano in aiuto delle chiese stia-
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»iori di quelli provenute d'altronde. Confuta che IJjm- poverimento diRoma sia derivato al man- care delle rendite straniere. Ragionai in più luoghi, come i Papi per accorrere ge- lici osamente a' bisogni della chiesa uni- versale e difendere principi e popoli da for- midabili nemici infedeli, si trovarono co- stretti d'indebitare la camera apostolica, quindi ad istituirei Vacabili ei Luoghi ili Monti. .e in parte tuttora ne risentono le gravanti conseguenze, anzi furono obbli- gaticaricared'iuiposizioni e Dazi i propri suddili;avendo rilevato a Rendita eccle- siastica, uon solo quelle tenui del Papa e de' cardinali, ma quanto la camera a- postolica spende pe' cattolici di tutto il mondo, ed iu moltissimi articoli riportai le discrete provviste de' prelati, e gli ono- rai iide'faniigliari pontificii. Il Ferrini e- gregianieute nel suo opuscolo svolse due disquisizioni. ÌVellai/dimostra la ricchezza della tribù de'Leviti paragonata a quella di ciascuna delle altre! i tribù israelitiche edellei i complessivamente. Nella2.:'cal- cola qual sia stato approssimativameute per ciascun ecclesiastico cattolico l'annuo reddito de'beni della chiesa nell'epoca più ilorida,ftitlo eguale riparto. Quindi chia- ro ne deriva il gran divario fra le ricchez- ze del sacerdozio dell'antica e della nuo- va legge;rimarcando vari articoli relati- vi a'privilegi ed esenzioni accordate daDio alla tribù di Levi, e la forma del gover- no di tulio quel popolo. Egualmente ri- marcò e impugnò alquante imputazioni maligne contro il clero cattolico, dimo- strando i vantassi recati dal medesimo no
alla società, e che le ricchezze ecclesiasti- che derivano da libere donazioni, da in- dustriose fatiche e da commendevole e- conomia del clero; soggette a'pesi comu- ni, a imposte e sussidii straordinari, e più de' secolari. In fine discorre sul denaro straniero, che percepiva Roma per tasse e imposizioni sui beni ecclesiastici prirnadei noti sconvolgimenti d'Europa del decli- nar del secolo passalo e de'primordi del
T A S corrente, anche con l'autorità ili Marna* chi. di Marchetti e altri. Riporta in pri- ma i \ titoli trattati di sopra, sul denaro che veniva a Roma pegli Spoglie per le Tasse , ammontando il calcolo a scudi 263,900, che inesco a confronto di quan- ta Roma somministrava ad alcuni vesco- vi , ed a collegi e ospizi stranieri, e nel mantenimento di quelli oltremonti in scudi 1 32,1 7-, restava a disposizione di Roma annui scudi 1 3 1,723. Fa peiò con- siderare che dal 1 520 al 1 620 Roma som- ministrò in donoa'soli imperatori di Ger- mania sedici milioni di scudi, e alla re- pubblica di Venezia circa sei milioni di scodi, per sostenere le ragioni della cri- stianità; per cui si empi di debili pagan- do il frutto dell'8, del 1 o e del 1 2 peri 00. ISondimenoconsiderato solo il 4 per 100, Roma che dall'Europa cristiana riceveva 1 3 r ,7^3 scudi l'anno, pagava per frutti 800,000 scudi l'anno. Supponendo che tuttora pervengano inRoma scudi i3i ,723 dall'estero, il Papa che non è solamente il sovrano temporale del suo slato, ina il pastore universale del gi*egge cristiano e capo della Chiesa, siccome è giusto che tragga da'suoi sudditi temporali quanto bisogna a governo dello stato, altrettanto è pur giusto che tragga da lutti i fedeli quanto gli è d' uopo di spendere non già come sovrano temporale, ma come sacer- dote supremo della cristianità e della chie- sa universale.»-- Nell'Europa sono 100 mi- lioni di cattolici, e gli scudi 1 3 1,723 con- tribuiti complessivamente perle lasse dal- 1 Europa alla Corte di Roma (del quale vocabolo anche a Sede apostolica ne ten- ni proposilo, siccome a quello di essa pre- ferito malignamente), formano 66 milio- ni circa di quattrini (ch'è il 5.° d'un ba- iocco), sicché uno per l'altro i sudditi spi- rituali del Papa pagano per annuo tri- buto (cioè tasse per cose che richiedono spese e mantenimento di numerosi impie- gali, e di cui una parte è straniera) al lo- ro padre e sovrano spirituale due terzi ..' un quattrino. Ecco l'ingoi digia iusazia-
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bile della coite romana, ecco lo spianto tanto deplorato del cristianesimo, ed ec- co con quanta giustizia la capitale del mondo cattolico viene soprannominata la Lupa. Frattanto considerando da una par- te, che mentre in tutti li governi civili i sudditi l'uno per l'altro pagano da 8 a 10 scudi all'anno di tributo, pure non si ec- citano tanti clamori; e considerando dal- l'altra parte, che per due terzi di quat- trino contribuito alla podestà ecclesiasti- ca del Papa da ciascuno de'fedeli (e per cose che domandano a loro vantaggio spi- rituale e temporale), Roma vienechiama- ta una Lupa , chi non dovrà ammirare la logica di questi ragionamenti, e chi non sarà edificato per la religiosa pietà e per la buona fededell'odierna filosofia?'' Ter- minerò con un brano dell'orazione del celebre, facondo, erudito e doltocardinal Aleandro, riguardante il denaro che in- viasi dalle nazioni a Roma per tasse; por- porato di vasto talento e di prodigiosa memoria, poliglotto e benemerito nunzio in Germania per l'estinzione della perni» ciosa eresia di [Aiterò (onde poi fu ber- saglio delie ridicole calunnie e vituperi! de'suoi settari), e l'esecuzione della bolla che condannò i suoi errori, ondenella fa- mosa dieta di Worms lungamente pero- rò in quell'augusta assemblea con robu- sta eloquenza, e poi nella dieta di Ratisbo- 11 a contro gli attentali de'novatori valo- rosamente difese la religione ortodossa. Egli dunque quanto alle declamazioni sulle tasse per la spedizione delle bolle e hi evi per le dispense e provvisioni bene- ficiali, e per altri bisogni spirituali e tem- porali delle nazioni, ecco comesi esprime. Questo non è uno svenar la cristianità per ingrandimento di Roma, come incessan- temente latrano i novatori avversari. O consideriamo i benefizi ecclesiastici, e des- si per lo più in qualsivoglia luogo soglio- no godersi da'paesani, e di quelli de'qua- li ciò non avviene, si fa la compensazio- ne, godendone scambievolmente gli uni nella patria degli altri (massime in [Ionia
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pallia comuni); o consideriamo i denari
che ritrae il Papa dalle lasse per la spe- dizione delle bolle e dalle altre grazie; e questi computati secondo la verità, non sono tali che bastino a mantenere un me- diocre principe, vedendosi che molti non grandissimi princìpi spendono quanto fa il Papa nel mantenimento della sua cor- te. E pur tali proventi sono una sola par- ie di (pianto il Papa in ciò spende, essen- dogliene un altra non tenue somministra- ta dal suo dominio temporale. Or questi proventi così mediocri si cavano da tutti i regni del cristianesimo: fate ragione qua! particella propriamente ne contribuisce ciascun di loro. Oltre a ciò quella parti- cella stessa da chi è goduta? Roma non è coi tedi romani quivi abitanti per discen- denza: è corte di ecclesiastici congregati- vi per elezione da varie proviucie della ciistianità;e però gli onori, le ricchezze e i vantaggi di tale corte sono comuni a tut- te le provincie della cristianità. E chi, se non è sciocco o maligno, negherà essere utile per incitamento della virtù, che vi abbia una corte universale a tutti i cri- stiani, in cui possa ognuno con la scala del merito aspirare alle maggiori cime e di dignità, e di ricchezza, e d'imperio?
TASSACURA o TASACORA. Secìe vescovile della Mauritiana Cesariense.sot- to la metropoli di Giulia Cesarea, il suo ve- scovoPoeqnariofu esilialo nel 4$ jda 'Jn" nerico re de' vandali, per aver rifiutalo di sottoscrivere l'erronee proposizioni de'do- natisti nella conferenza di Cartagiue.Mor- celli, Afr. ehr. 1. 1.
TAUoTHALf. Figura della crocediGe- su Cristo, e perciò segno di salute. L'an- nalista Rinaldi all'anno 34>n.°g,2, nel ra- gionare per qual cagione Pilato determi- nò che Gesù Cristo condannato da' giu- dei come bestemmiatore fosse Crocefisso (/.), poiché secondo la loro legge chi be- stemmia dovea essere lapidato, e secon- do le romane la Croce era supplizio de' famosi ladroni; riferisce che Luciano an- cora testifica, che si solevano notare o se-
T A U gnare rolla lettera T i ladri, perchè espri- me la figura della croce; e presso i giu- dei colla croce si punivano i ladri e i mi- cidiali, cioè quelli che uccidono. Talché il supplizio della croce, che per due ragioni si dovea a Barabba ladro e omicida, fu in- giustamente dato all'innocentissimoGesìi, dagli ebrei preferito a Barabba che do- vea essere crocefisso. Il vescovo Sa niel- li, Lettere ecclesiastiche t. 8, leti. 1 8: Del significato de' nomi e delle figure di al- cune lettere dell'alfabeto, dice che il se- gno del Tau, è segno di salute perchè de- nota la croce di Gesù Cristo, riportando il riferito da Ezechiele q, 3. «Et vocavit vi rum, qui indutuseratlineis,etatramen- tarium scriploris habebat in lumbis suis; et dixit Dominus ad eum: transi per me- diani civitatem in medio Jerusalem.et si- gila Thau super fronles virorum gemen- tium, et dolentium super cunctis abomi- nationibus, quae fìunt in medio ejus. Et illis dixit audiente me: Transite per civi- tatem, et percutite, etc. Omnecu auteni, super quem videretis Thau, ne occidalis etc." Si legge \\e\\' Apocalisse 7, v. 3.»No- lile nocere terrae, et mari, ueque arbo- ribus, quoadusque signemus servos Dei nostri in frontibus eorum. " Siccome il Thau ultima lettera dell'alfabeto ebrai- co si pretende che altre volte avesse la for- ma d'un X o d'una croce, così i commen- tatori d'Ezechiele, pel suo passo credono doversi intendere, che stampa vasi sulla fronte de'gementium tale lettera; altri di- cono che Thau è lai." lettera della parola ThorahÀa legge. Si rimprovera a'samari- tani d'aver cambiato la figura del Thau. che Origene ed i Padri assicurano aver a- vuto la forma d'una croce. Questo segno fu il T/u/u, eh' è il segno vitale della s. cro- ce di Cristo. Coti il canone della s. messa principia dalla lettera T, figura della cro- ce di Cristo, ut statini Passio Christi o- culis corclis ingcralur, scrisse luuocenzo III, lib. 3, cap. ■}.. Il Tau o lettera T era la croce che portava sul petto s. Antonio abbate e patriarca degli auacoi eli 0 ceno-
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bili, del quale riparlai ne'vol.XX, p. 1 li in Coma villaggio d'Eraclea nell'alto-E-
ei 1 3, XLVI, p. 5a e altrove. Altri dico- gitto.
no che s. Antonio col suo bastone in fi TAUM YCOoTFlAUMACO. Sede ve- gura di T, operò il miracolo di risusci- scovile della 1." Tessaglia nella Magnesia, tare due morti, al quale bastone si vuole nell'esarcato di Macedonia, sotto la me- che avesse attaccato un Campanello (f .\ tropolidi Larissa,erelta nel IX secolo. Al- o almen con esso e il Tau viene rappre- coni pretendono che si chiamasse Domo- sentato. Di più si suole effigiare col libro co o Domenico, altri dicono essere divar- iti mano, perchè amò assai la lettura; col sa Taumaco e situata sopra una monta- Fuoco, per aver liberato molti da'peri- gna. Si conoscono i seguenti vescovi. N. coli di esso, 0 perchè divenne efficace pio- pel quale Gabriele vescovo di Plinario lettore degli attaccati dilla micidiale re- nel 1 564 sottoscrisse la deposizione del pa- sipola 0 malattia di siderazione contagio- triarca Joasaph; Cirillo, di cui Martino sa, conosciuta sotto il nome di fuoco sa- Crusio fa menzione, TurgO*graec. li b. 7 , ero o fatico di s. Antonio; e col porco a p. 5o6; Ilarione sedeva nel 1722. Oriens piedi, pel dominio ch'ebbe sui demoni i, i dir. t. 2, p. 127. Taumaco, Thautnacen, quali in simile figura sovente a lui si pie- divenne un titolo vescovile in par tìbus dei sentarono con astuzie e insidie, fugandoli simile arcivescovato di Larissa, che con- coH'invocaril nome di Gesù e segnandosi ferisce la s. Sede. Notai a Seyna, che a di croce (liberava gl'indemoniati con tale questa sede Leone XII nel 1825 vi tra- ili vocazione e segno portentoso), laonde è sferì Nicola Manugiewicz vescovo di Tau- erroneoil volgar detto:?. Antonio s'inna- maco; indi a'i5 dicembrei828 ne con- tnoro d'un porco. IlTau con campanello cesse il titolo a fr. Giusto di s. Maria de fu preso per insegna dell' ordine de'Ca- Oro di Cordova d'America, provinciale nonici regolari ospitalarii di s. Antonio de'dotnenicani. Gregorio XVI conferì il (/ .). usando ilTau di colore azzurro; dal- titolo a' 2 3 dicembre 1 836 a Vincenzo del l'ordine equestre di s. Antonio d' Etio- Rosario filippino della congregazione di pia (/•)," e dall'ordine militare di s. An~ Goa,e lo fece vicario apostolico del Cey- lonio cCHainault (/"".). Colla figura del lan; e per sua morte lo attribuì a'22 lu- Tau, venerata per croce,si formarono divo- glioi844 a Giorgio Mudller della diocesi lionati d'oro, d'argento e di altro metallo, di T reveri, canonico di quella cattedrale che si portano indosso o si appendono al- e vicario generale, dichiarandolo soffra- le Corone divozionali, muniti di benedi- ganeodel vescovo. Il regnante Pio IX nel zione.ln Roma le monache Camaldolesi concistoro de' 1 4 dicembre 1 847 vi nomi- la ' .).dettedis. Antonio per abitare il luo- nò mg.1 Tommaso Mullock irlandese de' goove fu il monastero e ospedale de'ricor- minori riformati, e coadiutore della sede dati canonici regolarle ne custodiscono la di Terra Nuova, il quale fu consagrato dal chiesa, dispensano i tau d'ottone benedetti cardinal Fra risoni prefetto di propagan- particolarmente nella festa del santo.nella da nella chiesa di s. Isidorodi Roma.Suc- quale si portano a benedire i cavalli e al- ceduto a tal vescovato, lo stesso Papa nel tre bestie da tiro e da soma, innanzi alla concistoro de'3 ottobret85o preconizzò stessa chiesa ch'è sotto la sua invocazio- mg.r Giorgio Claudio Lodovico Pio dia- ne. Inoltre si chiama Tau, o croce a ma- laudon di Lione, canonico della cattedra- nichi, uno strumento o geroglifico a for- le di Metz e vicario generale della dioce- ma di T, che alcune figure egizie tengo- si, deputandolo coadiutore del vescovodi no in mano, e lo si vede pure ne'momi- Belley, chiesa che governa da' 28 luglio menti egiziaui,creduto emblema della for- 1 852.
za vivificante del sole. S. Antonio nacque T\UM\Tl] UGO ,Th(ittmat urgus.O-
vol. lxxiii. ^, >, 2
fdoSf/ionXM/.
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peratore di meraviglie e miracoli, sebbe- ne vivente, vocabolo composto dal greco thauma, miracolo, e da ergon, opera. Fu dato questo nome e quest'attributo nella Chiesa a molti Santi, i quali si sono resi celebri pel numero e per lo splendore de' loro Miracoli, Con tale nome si cbiama s. Gregorio vescovo di Neocesarea, pel- le prodigiose azioni operate per virtù di- vina, in confermazione delle verità evan- gelicbe. Fu pure dato a s. Leone vescovo di Catania, a s. Francesco di Paola fon- datore de'minimi, a s. Francesco Saverio gesuita, a s. Antonio di Padova, e ad altri santi.
TAURACINA. Sede vescovile della CartagineseProconsolare nell'Africa occi- dentale, sotto la metropoli di Cartagine. Il suo vescovo Chiarissimo o Ciprissimo sottoscrisse la lettera del concilio Procon- solare, mandata nel 646 a Paolo patriar- ca di Costantinopoli contro i monoteliti. Morcelli, Ajr. dir. t.i.
TAURIÀNA, Taurianum. Città ve- scovile distrutta del regno di Napoli nella Calabria Ulteriore prima, presso la città di Palmi, già ricca e molto commercian- te, rovinata dal terremoto nel 1 y83. Tau- riana, Tauranium, Tauraentum,o Tau- ricum secondo Plinio, città antica de'bru- zii nel vicariato romano, eretta in sede ve- scovile nel VI secolo sotto la metropoli di Reggio,e parecb'ebbe anche i vescovi gre- ci suffiaganei dell' arcivescovo greco di Reggio. I vescovi latini sono i seguenti, riportali Dell' Italia sacra t. io, p. 170. Paolino che assistè al concilio di Roma del 590, a cui scrisse s. Gregorio 1 YEpist. 17, lib. 2, eumque praefecit Liparita- nae ecclesìae loco deturpati Agathonis, ila ut in Liparitana cathedra resideat, Taurianesem vero opportuno tempore vi- silet. Nel 599 il Papa gli scrisse VEpist. 47, e mori Paolino nel 6oo, onde fu fatto visitatore della chiesa di Tauriana Ve- nerio vescovo di Vibona. Il vescovo Lo- renzo nel 64g intervenne al concilio diLa- terano, e defunto in tale anno, subitogli
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successe Giusto, indi Giorgio o Gregorio che sottoscrisse nel G80 l'epistola sinodica del concilio di Costantinopoli a s. Agato- ne Papa. Nel Gg'J borì Pietro, nel 73o trovasi Opportuno, Teodoro fu al conci- lio diNicea nel jSyjindi il b Giovanni nel secolo IX, poi il b. Gregorio, Paolo tro- vossi al concilio diCostantinopoli nell'870. 1 saraceni la distrussero nel secolo XI, de- predando gli abitanti. Priva la diocesi di pastore, Ruggero Guiscardo duca di Ca- labria e Sicilia implorò ed ottenne da s. Gregorio VII il trasferimento della sede vescovile a Mi le lo (/ .)nel 1073 o più tar- di. Nel secolo seguente fu riedificata, ma nuovamente restò abbattuta da'terremo- li, e sulle sue rovine venne fabbricala la città di Seminaia, sopra una collina in buon'aria, con paese bello e fertile, con chiesa collegiata e altre chiese parrocchia- li. Diventò ducato della nobile famiglia Spinelli, e fu patria de'letterati Antonio Spinelli, Barlaamo, Benedetto di Leone, Domenico Canciavese, del medico Fran- cesco Sopì -avia,e del giureconsulto Fran- cesco Antonio Grimaldi. Presso Semina- ia il generale francese d' Aubigny vinse nel 1 49^ il celebre Gonsalvo di Cordova, e dipoi vi fu sconfìtto neli5o3.
TAUPiIiNO(s.), i.° vescovo di Evreux. Non si hanno certe notizie del luogo in cui nacque, e del tempo in cui visse; ma l'opinione che sembra la più probabile è ch'egli fiorisse nel IV secolo. Tutti però si accordano nel riferire, ch'egli fu il pri- mo che predicò la fede nel territorio di Evreux; che vi fondò una chiesa nume- rosa sulle rovine dell'idolalria;che la go- vernò in uffizio di vescovo, e che mori in pace in senoal suogregge. Varie chie- se si gloriano di possedere una porzione delle sue reliquie, e celebrasi la sua me- moria il d'i 1 1 d'agosto.
TAU [US, Tauresium,Tebresium.Cìt- tà vescovile di Persia,capoluogo della pro- vincia d'Aderbaidjan e del distretto omo- nimo, a 1 o leghe dallagod'Ornnah,ei 06 da Teheran. Non va confusa con Tauri-
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cn del Clinsoneso o Taurtde, di cui pnr- laia Cherso ed a Tartari a, né colla Tait- ride governo di Russia in Europa. Giace all'estremità d'una bella pianura fertilis- sima a piedi del monte Schemi, sullespon- de del fìumicello Suskheb, che scaricasi nell'Agi e le cui acrpie amare sono ingrati parte usale nell'irrigazione delle terre. Ha 5ooo pertiche di circonferenza, con mu- ra alte eguernitedi torri, e le porte ador- ne di mattoni verniciati di più colori. Con- tiene molte rovine, e poche belle case, ri- marcando visi soltanto il palazzo del prin- cipe che n'è il governatore, parecchi ca- ravanserragli e bazar, e tra le moschee una sola si dislingue. La piazza d'armi è grandissima, vastissime le caserme. Vi si trovano parecchie manifatture di seta e di cotone, ma ciò che la rende una delle più importanti del regno è l'esteso com- mercio che fa colle carovane di più paesi, le quali vi recano le mercanzie d'Europa e dell'Indie, e vi prendono in cambio mer- ci diverse di Persia. Caldo e asciutto n'è il clima, notandosi sugli alberi de' din tor- nì una specie di crisalide che produce per emissione sulle foglie una sorte di manna più dolce del miele. Questa città è anti- chissima, ma non si ha veruna certezza intorno alla sua origine, e per un tem- po si credè sostituita aEcbatana; d'An- ville suppose che sia la Gaza o Ganzaca, in cui Ciro depositò i tesori di Creso; al- tri pretendono essere la Gabris di Tolo- meo. Né gli autori persiani vanno meglio d'accordo tra loro, e ciascuno leda un no- me diverso, taluni chiamandola Tebris e assicurando essere stata edificata nel 7G0 di nostra era da Zobeida, una delle ve- dove d'Aaron-el-Rascid; appellandola tali altri Kand-sag-Sciadasdan. Sia comun- que, certo è che Tauris fu a diverse epo- che la capitale dell'impero tartaro de'Mo- goli, di cui ragionai a Tartaria, e della Persila, ed ora come Hispàhan la 2/ cit- tà del regno. Al tempo di Chardin anco- ra conteneva 5oo,ooo abitanti e faceva immenso commerciocoll'Iudie. La suasi-
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funzione sui confini del regno la rese sog- getta a diverse rivoluzioni, e teatro delle guerre disastrose tra' turchi, i lai tari e i persiani; e presa e ripresa più volte, fu ro- vinata e quasi distrutta intera mente: rial- zatasi a poco a poco, risentì a'?. 9 aprile 1720 01722 un violento terremoto che ne distrusse gran parte e fece perire circa 1 00,000 abitanti, altri scrissero 25o, 000. Indi presa da'tiuchi a'persiani neh 725, il massacro durò 5 giorni e vi furono tru- cidate più di 200,000 persone. Venne re- stituita a'persiani nel 1 736, e da quell'e- poca restò sotto il loro dominio. Ad onta di tante sventure , ancora è florida per grandezza, magnificenza, commercio e quasi 80,000 abitanti. I giacobiti vi ebbe- ro vescovi particolari sotto il loro mafria- no,esi conoscono Basilio motto nel 1272, Severo che governava ancora nel 1277, Dionigi del 1288, a cui Papa Nicolò IV scrisse congratulazioni, per aver abbrac- ciato la fede ortodossa. Orienschrist.\.iì p. 1600. Inoltre il p. Le Quien nel t. 3, p. 1 382, riporta i segueuli vescovi latini. Gu- glielmo de Cigiis domenicano, nominalo da Giovanni XXII nelt32g, Papa tanto benemerito della propagazione della fede in oriente e nella Tartaria; indi Bartolo meo Ahagliati domenicano e nobile sane- se; nel 137 5 Giovanni pure domenicano; Francesco Cinquino di Pisa dello stessoor- dine, ne occupava la sede in principio del secolo XV, e morì in patria in odore di santità, amministrando i sagramene agli appestati. Lo stesso p. Le Quieti nel t.i, p. i44(b registra Isacco A rtar vescovo ar- meno di Tauris e lodato; ma poi quegli armeni passarono allo scisma. De' pochi cattolici e della prefettura apostolica di Tauris feci parola a Persia.
TAVA o SAVA. Sede vescovile della 1. 'provincia del Casso Egitto, nel patriar- cato d'Alessandria, eretta nel V secolo. Ne furono vescovi: Isacco partigiano di Dio- scoro, col quale trovossi nel .\:\q a' '"'" gantaggio o conciliabolo d'Efeso; ed Ar- poetate che sot'oscrisse la lettera de* ve
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scovi d'Egitto all'imperatoreLeone 1, reta- li va all'assassinio di s. Protei-io nel 4/>7- Oriens chr. t. i, p. 5oG.
TAVERA DE PARDO Giovanni, Cardinale. Nato in Salamanca, fino dalla puerizia fu collocato sotto la disciplina di Diego Deza Tavera suo zio paterno, ar- civescovo di Siviglia, che l'educò al san- to timor di Dio. Egli dalla prima età ap- plicatosi con gran fervore e fatica agli stu- di nell'accademia di Salamanca, riuscì ec- cellente in ogni genere di letteratura, e divenuto dottore nel decreto , poco ap- presso d'unanime consenso di tutti i pro- fessori dell' università ne fu dichiarato presidente o rettore. Riuscì accettissimo al re Ferdinando V e al successore Car- lo V, i quali informati del suo merito si valsero di lui, non solo in cospicue lega- zioni e altri gravissimi affari, ma l'ono- rarono delle prime cariche del regno, e alle maggiori dignità ecclesiastiche lo pro- mossero; tra le quali, di consigliere del- l'inquisizione, canonico di Siviglia e vi- cario generale dello zio, nella quale oc- casione lasciato il cognome di Pardo as- sunse il suo di Tavera; indi presidente del regio consiglio di Castiglia e inquisi- tore, vescovo di Città Rodrigo, dove nel- la cattedrale fondò la cappella maggio- re , di Leon e d' Osma, arcivescovo di Compostela e poi di Toledo. Carlo V lo deputò a concludere il suo matrimonio con Isabella di Portogallo, col carattere d'ambasciatore a quella corte, e l'ebbe in tale stima e concetto che nel condur- si in Italia a ricevere da Clemente VII la corona imperiale, lasciata al governo delle Spagne la regina sua moglie, ordi- nò che senza il consiglio e l'assistenza del Tavera nulla s' intraprendesse. Quando poi Carlo V si trasferì nelle Fiandre a do- mare i ribelli, lo dichiarò governatore e •viceré di tutta la Spagna, colla tutela del figlio Filippo II. Essendo arcivescovo di Compostela, ad istanza di Carlo V,a'22 marzoi 53 i Clemente VII lo creò cardi- nale di s. Gio. a Porla Latina, titolo che
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in appresso cambiò con quello de'ss. XII Apostoli. Poco dopo il Papa gli scrisse let- tere gravi e minaccevole perchè nellaSpa- gna si erano cominciati a conculcare i di- ritti pontifìcii in assenza diCarlo V. Quan- tunque fosse occupato dalla mole del reg- gimento della Spagna, da lui governata con tale soavità e prudenza, che meritò l'approvazione egli encomi universa li,sin- golarmente di Carlo V, non mancò di a- dempiere al tempo stesso le parti di sol- lecito e zelante pastore, avendo più d'u- na volta visitata la sua diocesi e celebra- tovi il concilio provinciale con gran van- taggio del clero e del popolo. Nella cari- ca d'inquisitore della fede si portò con tal zelo e fermezza, sino a negare allo sles- so Carlo V le grazie che domandava. Nel- la sua metropolitana di Toledo fondò u- na magnifica cappella a s. Gio. Ranista, enella stessa città restaurò da'fondamen- ti un ospedale che divenne famoso in tut- ta la Spagna , e dopo avergli assegnato i5,ooo scudi di rendita, lo dichiarò ere- de universale de' suoi beni, oltre diversi considerabili legati che lasciò alla chiesa di Compostella, nella quale stabilì 3 be- nefizi coll'obbligo della messa quotidia- na, e dispose pure rendite certe per dota- re miserabili fanciulle,epel mantenimen- to di poveri. Morto Clemente VII, non potè intervenire al conclave di Paolo III. Pieno finalraentedi meriti e di virtù, pas- sòamiglior vita nel 1 545 in Vagliadolid, di 74 anni non compiti, e trasferito a To- ledo fu sepolto nella chiesa dell'ospeda- le con magnifica iscrizione.
TAVERNA Ferdinando, Cardinale. Nacque in Milano da nobili genitori, e chiamato in Roma da Lodovico vescovo di Lodi e governatore deìV d\ma città (del quale riporta notizie il Garampi a p. 3i 5 de Saggi di osservaz. sulle monete pon- tificie), dopo aver presieduto al governo di parecchie città delio stalo ecclesiasti- co, dovè trasferirsi in Portogallo per col- lettore apostolico.Restituilosi aRoma, nel 1599 Clemente Vili lo dichiaiò Gover-
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naiore di Roma (/'.), nella quale carica esercitando severità e per le memorabili giustizie che fece eseguire e narrate nel voi. XIV, p. 5o e seg., massime contro Beatrice Cenci (della (piale riparlo a Tea- tro, descrivendo quello di Tor di No- na, già luogo di sua prigione), ed Ono- frio Santacroce, fu preso in odio dalla nobiltàedal popolo.Clemente Vili, ad i- stanza del proprio nipote, a\) giugno 1 6o4 lo creò cardinale, al cui avviso sopraffat- to di gioia svenne di contentezza. Lo an- noverò nell'ordine de'cardinali preti,e per titolo gli conferì la chiesa di s. Eusebio. Ma essendo morto il Papa a'3 marzo 1 60 5 prima di provvederlo del piallo cardina- lizio, restato senza provvista fu un car- dinale povero in proporzione di que'tem- pi. Nel iGoT fu fatto legato della Marca da Paolo V, la governò anche nel 1606, e lo conferma il Leopardi, Series recto- rum, p. 62. Vedendosi in Roma guarda- to di mal occhio, presso Frascati alle radi- ci di Mondi-agone fabbricò la villa che ne prese il nome e descrissi nel voi. XX VII, p.i 54. La formò magnifica e vasta, ma per mancanza de' mezzi fu impedito di decorarla e di fornirla di convenienti sup- pellettili. Quindi vi fece quasi l'ordinaria dimoia, menandovi vita assai parca e fru- gale. Intervenne a'conclavi per l'elezione di Leone XI e di Paolo V, il nipote del quale acquistò la vdla dal principe Peiret- ti, al quale il cardinale l'avea venduta nel 1614, e d'allora, in poi prese il nome di Borghese, sebbene sia cumulativamente chiamata anche Taverna. Nel 1 6 1 5 Pao- lo V, che lo avea ascritto alla congrega- zione del s. ofiizio, lo nominò vescovo di Novara, e non di Lodi come prelese l'A- midenio, dove usò la più sollecita cura pastorale per ben dirigere la greggia a lui affidata, encomiato ancora per pruden- za e altre belle doti. Ivi sopraggiunto dal- la morte nel 1 6 19, benché altri dicano nel 1620, cessò di vivere nell'età di 61 anni, e nella cattedrale rimase onorevolmente sepolto. In essa i canonici gli eressero 0-
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notevolissima lapide, che riporta il Ciac- conio, / ir. ('«//■</. t. 4> P- 3(32, per aver- la restaurata e ornata, donandole pre- ziose suppellettili sagre, aumentando il capitolo e la sua mensa, ampliato e ab- bellito magnificamente l'episcopio, essen- dosi mostrato generoso anche colla città. TAVOLA ROTONDA. Cavalieri del preteso ordine equestre di tal nome, che piuttosto fu dato ad una sorta di giostra o combattimento singolare, e cosi appel- lata perchè i cavalieri che vi aveano pre- so parte, per turno si recavauo a mangia- re presso l'autore della giostra, e assisi ad una tavola rotonda. Alcuni scrittori attri- buiscono verso il 5o6 al famoso Arturo re di lìretagna la gloria d' avere inven- tato i Tornei (/ .), le giostre cavalleresche e la simile tavola rotonda. Altri narrano che Arturo re d' Inghilterra promosse a un eminente grado di nobiltà 24. valorosi soldati, per leprodezzeda loro operate in guerra;e acciocché niunodi essi si stimas- se anteposto o posposto ad altri di grado inferiore, dovendo sedere tutti alla men- sa reale, ordinò una tavola rotonda capa cedi tal numero, onde sedendovi formas- sero la figura d'una corona senza princi- pio né fine. L'invenzione fu lodata dagl'in- glesi e scozzesi, e perciò in memoria col- locarono tale tavola nel castello di Win- chester Dell'Inghilterra, e in essa si vede- vano i nomi di que'che vi aveano pranza- to, scritti colla punta de'loro pugnali, ed i quali assistevano non meno a'banchetti cheall'impreseguerreschedi quel re.Cam- den pone in dubbio l'asserto, ritenendo l'invenzione più antica, perchè già costu- mandosi i tornei militari, in essi si sole- va sedere in tali sorta di mense per elimi- nare emulazioni, invidie e contrasti; e A- teneo soggiunge, che presso gli antichi francesi erano usate silfatte mense, ove ce- navano i cavalieri assistiti da'loro scudie- ri. Il Walsiogham racconta che s. Edoar- do III del 1042 re d'Inghilterra, fece fab- bricare una ca«.a nel castello di Windsor, alla quale die il uooiedi Tavola rotonda.
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Checché ne sia, tra* tornei e i combatti- menti della tavola rotonda eravi la difle- ren/.a, elici primi si facevano in truppa, e i secondi erano combattimenti singolari, la cui propria arma eia la lancia; ma ne agli uni, uè agli altri davano il litoiodi ca- \ aliere, secondo alcuni. Si composero vari romanzi sui cavalieri della Tavola Roton- da, la quale in sostanza, lo ripeto, sembra pili probabile che fosse una specie di gio- stra o di esercizio militare tra diversi uo- mini armali di lancia, e che così fosse no- minata quella specie di giostra, perchè ler- ru ina vasi d'ordinario in una cena, in cui i cavalieri che vi aveauo preso parte erano seduti intorno ad una tavola rotonda, a line d'evitare il ccremoniale e le dispute the sollevale potevansi sul grado di cia- scuno e sui loro proprio posto di onore. Il p. Boiiaiini,che nel Catalogo degli ordi- ni ( questri e militari ne tratta a p. 79, confessa d'ignorarsi le insegne equestri del cavalieredella tavola rotonda, edice dub- bioso questo'preteso ordine; ed io aggiun- gerò, tanto più diesi prelese istituito in un'epoca in cui non si parlava certamen- te di ordini cavallereschi.
TAVOLETTA. V. Tabella. TAZ1ANISTI. J . Ieratici. TCI1ERN1GOW o CERNI GOW. Città arcivescovile di Russia in Europa, capoluogo del governo e del distretto del suo nome, a 84 leghe da Minsk e 1 4o da Mosca, sulla sponda destra della Desna, con fortificazioni. Ha la cattedrale di pie- tra costruita nel secolo XI, un'altra chie- sa di legno, e un monastero di monaci, o- ve trovasi il palazzo arcivescovile; possie- de pure altre 8 chiese, due monasteri di monache, il seminario e il ginnasio. Anti- chissima u'èTorigine, poichèquando Oleg trasportò la sede del governo a Rinvia, già Cernigow avea i suoi principi particolari. Disputata in varie epoche tra di versi prin- cipi, soggiacque alle vicende guerresche. Dopo la battaglia di Calca, incoi nel 1226 i russi furono battuti da'tarlari, il ramo de" principi di Ceruigow rimase estinto,
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e il principe Oleg, scampato dalla strage s'impadronì del trono. Nel 1259 i tartari, riportata sanguinosa vittoria sugli abi- tanti, per l'ostinata loro dilésa li stermi- narono tutti, appena espugnata la città. Dipoi passò sotto il dominio lituano, e fu ripopolata da'profughi ed emigrati russi, scampati da tutte le parti dal ferro de'lar- tari. Nel 1 5of) il gran principe di Mosca Basilio IV, pel trattato concluso colla Li tuania, la ricongiunse alla Russia; l'usur- patore Oltrepiew se ne impadronì nel 1604, e presa poi da'polacchi nel 1617, fu restituita alla Russia nell6io col trat- tato di Deouline. La sede arci vescovile fu unita a quella di Novgorod o Novogro- dek (F .)- ed un medesimo prelato le go- verna, sulTraganeo del metropolitano di Mosca. Orìens chr, t. i,p. i320.
TEA (st), vergine e martire. Fu nel numero di que'cristiani, che presi a Ga- za mentre assistevano alla lettura de'li- bri santi, furono condotti dinanzi al cru- dele Firmiliano governatore della Pale- slina. Minacciata da essodi farla espor- re in un bordello, gli rimproverò le sue ingiustizie e la corruttela del cuore; di che Firmiliano sdegnato ordinò che fòsse for- temente battuta, poi stesa sul cavallet- to, ove le furono straziati i fianchi eoo unghie di ferro.A questo spettacolo un'al- tra vergine cristiana nomata Valentina, ch'era in mezzo alla folla, gridò al gover- natore; » E sino a quando tormenterete la mia sorella?" Aneli! essa venne arre- stala sul momento, e condotta avanti il tribunale, ov'ella protestò che non sareb- be mai per sagrificare; e volendo forza r- nela, si dimenò con tanta forza, che ro- vesciò 1' altare con quanto eravi sopra. Firmiliano, montato in furore, le fece la- cerare le coste con maggior crudeltà che uon avea fallo con altri, e finalmente non polendola vincere, comandò che fosse le- gata con Tea, per bruciarle tutte due in- sieme. La sentenza fu eseguita a'25 lu- glio 3o8, nel qual giorno il martirologio rumano ne fa menzione.
TEA TEA 23 TEANOoCIVITATE. F. s. Severo, ri de'francesi in singoiar battaglia, era in TEANO o TIANO (Theanen). Cina piedi sino a tempi non lontani. La città è con residenza vescovile del regno delle bella, ed il migliore de'suoi edilizi profani due Sicilie, nella provincia di Terra di è il palazzo del principe di Teano, eretto Lavoro, e capoluogo del suo distretto, a sotto i Cara fa principi di Stigliano. Il si- 7 leghe circa da Caserta e più di IO da lo in cui è edificata la città vedesi tutto Napoli. E' posta parie in piano e parte circondato da valli e da colline, bastiate in colle, non lungi dal Saune, sul destro da vari ruscelli che chiamano savoni. I suo lato presso gli alti monti Auruuci,che monti Teanesi si considerano come for- piìi s'innalzano dalla parte boreale. La mali da esplosioni vulcaniche in tempi cattedrale sotto l'invocazione di s. Gio- ignoti; e tutte le colline sono piantate di vanni apostolo ed evangelista, costruita olivi e quercia, come le pianure, per l'ab- sopra disegno del Vaccaio, e sostenuta da bondanza dell'acque, riescono a hellissi- 16 colonne di granitola 3 navi ed or- me ortaglie. 1 prodotti principali e so- nata con magnificenza, e vi si distingue prabbondanti,ondeservonoabuon traf- la sontuosa cappella dedicata a s. Paride fico, sono l'olio e il grano. Il suolodi Tea- i.° vescovo e patrono della città, oltre no fu sempre feracissimo, e sino dall'an- molti e belli mausolei d' illustri teanesi. licitila le sue olive erano riputate eguali L' Ughelli riporta il novero delle molte alle picene. Fu questa città fondata da- reliquie e corpi santi, che in essa si vene- gli Ausoni o da' Sich'cini di progenie o- rano, e riferisce che l'aulica basilica cat- sca,che sovrastarono a tutte le vicine «eu- tedrale fu consagrata nel ioo6da Gio- ti, ed il dominio estesero sino al maree vanni XVIII detto XIX. Incendialo tale a Fregelle, ora Ponte Corvo; e grande tempio ne' primordi del secolo XVI, fu fu l'antica fama di Teanum Sidicinum quindi fabbricato l'odierno. Vi è il bai- nella Campania Felice, diverso da Tea- tisterio e la cura d'anime, amministrata no o Qivitate {P '.). Rimangono segni eh da un canonico pel capitolo. Questo si sua grandezza, de'ponli per sostenere la compone di 3 dignità, lai.' delle quali è via Latina, delle fabbriche come avanzi il decano, di 2 ì canonici comprese le pie- del circo e dell'anfiteatro, di opere reti- bende del teologo e del penitenziere, di colate e più altre anticaglie, certamente mansionari, e di altri preti e chierici ad- opere de'tempi romani, e forse del foro detti al servigio divino. Anticamente i ca- e di altri pubblici edilizi. Anni sono fu uonici aveano il titolo di Cardinali. Pros- trovato un pavimento di musaico, con in simo alla cattedrale è l'episcopio. Vi SO- mezzo un quadro che rappresenta alcu- no altre chiese, 3 delle quali parrocchia- ni uccelli, lavoro di egregio artefice del- ti e munite del s. fonte, ed una di esse è l'antichità. Soprattutto vi furono celebra- collegiata; 3 conventi di religiosi, i ino- te le acque salutari, e si ha memoria di nasteri di monache, diversi sodalizi, l'o- un antichissimo baguo pubblico dentro spedale, il monte di pietà, il seminario le sue mura, oltre il celebre bagno CIo- coinune all'unita diocesi di Calvi, e la ca- diauo ne'suoi dintorni, conservando tut- sa di carità. Vi fiorirono uomini illustri, torà la contrada il nome di bagno nuovo, massime tra le dignità ecclesiastiche, e Vi è ancora una sorgente d'acqua fer- tra' guerrieri Antonio de Renzi e Luigi rata, detta delle Caudarelle, paragona- Luonavoglia a tempo di Ferdinando V la pe'suoi effetti alle famose acque gei- re di Spagna e di Napoli. La nobiltà con- maniche di Spa. Era vi un'altra fonte det- tava Dell' epoca ilei feudalismo i due se- ta delle Creature, ma oggi chiamasi Sco- dili dell'Olmo e de* Leoni. La casa di A- murdcataì perchè dopo ih 68 1 il vesco- beuavolo, uno degli croi italiaui vincilo- vò Giherti ne interdisse l'uso, per ovvia
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re alla superstizione, con che accompa- condizioni che gl'impose nel 787,6 nar- gnavasi il bagno de'fanciulli nel 7.0 loro l'ale dal Borgia, Memorie storielle di Bc- suino. Scaturisce quest'acqua presso l'esi- neve/ilo 1. 1 , p. 43, vi fu quella che do- slenteconveniode'minori riformali. Tea- vesse cedere a Papa Adriano I alcune cit- ilo in tempo de'romani riguardavasi co- là della Campania, per dono a s. Pietro ine la più rispettabile fra le città campa- in partibus Beneventani*, le quali do- jie dopoCapua, anzi comparata con essa, veansi staccare dal ducato, e sottoporsi era la principale che s' incontrasse Ino- alla giurisdizione temporale della san- to la via Latina, I Sanniti però avidi di ta Sede. Fra queste città Carlo Magno ampliai' la loro potenza, nell'anno 412 ▼• comprese Teauo e Capua. Di que- lli Roma impresero ad assalir Teano, e st'ultuna vi fu posto in possesso Adria - fu questa l'origine della guerra campa- no I, ma di Teano e delle altre 4 città d i na, onde ebbe motivo la capuana dedi- Sora, Arce, Aquino e Alpino, non è bea zinne a'romaui. 1 sidicini però, aiutati da' certo che il Papa ne conseguisse il reale Ialini, continuarono a combattere i san- possesso. Bensì dipoi tutte le medesime e lutici attacchi, e si attirarono poi l'inde- coli 'intiere due Sicilie furono clonate al • gnazione romana, entrando nella lega pò- li chiesa romana in sovranità perpetua, sleriormente ordita contro di essi, e mol- Alla morte di Landolfo il Jeeehio, con- to più colla guerra convenuta in unioue te di Capua, ebbe Teano per l'ultima di degli ausoni agli auruuci, e coila distri! - lui disposizione, ili. "conte proprio in per- nione eseguita di Aurunca, mentre i cit- sona del terzogeniloLaudenoiro,alla mor- tadini aveano riparalo in Sessa (^.), e le del quale nella transazione fra Rico- così evitato il primo scontro, I romani nulfo principe di Salerno (f.), e Badai- sconfìssero in una sola battaglia i sidicini gKo I principe di Benevento, i quali dopo e gli ausoni, e dopo aver occupato Calvi, l'848 si divisero il ducato Beneventano, sede degli ultimi, posero a Teano l'asse- Teano rimase in potere del primo, e per- dio, e l'ebbero in loro potere. Nella bat- ciò fece parte dell'istituito principato Sa- taglia del Trasimeno pugnarono i sidi- lernilano,el'imperatoreLodovico II con- cini contro il cartaginese Annibale, ed ac- fermò il trattato. Dipoi il contado di Ca- rolerò una legione romana entro le loro pua si distaccò dal principato di Salei*-. mura dopo la battaglia di Canne. Quivi no, e abbracciò diverse città della Cam- il proconsole Fulvio Fiacco fece morire pania e Teano, I saraceni si accamparo- sotlo la scure tutti i 3o2 senatori di Ca- no a Teano, nell'irruzione di Seodam per pua, che aveano preso le parti d'Anni- saccheggiare i celebri monasteri del Vol- gale. Poscia vi fu dedotta una colonia che turno e di Monte Cassino. Dopo la mor- si disse Claudia, e sotto Augusto ebbe te del conte Landolfo (che alcuni dissero luogo una nuova deduzione con l'onore- vescovo, ma noi fu per quanto poi rife- \ole aggiunto di Firma, in contrassegno l'irò), nella divisione amichevole fra' ni- della costante divozione al nome «orna- poti, a Pandolfo toccò in surte Teano, no, fino all'occupazione gotica e longo- ma ne fu spossessato poi da Guaiferio bardica. Anche ne'tempi di mezzo il suo principe di Salerno, che indossò la cocol- stato continuò ad essere prosperoso; eb- la monastica e fu sepolto nella chiesa det- be i suoi gaslaldi, e la famiglia de' Sa- la del Castello. Seguì poi Teano ad uh- tlulti vi esercitò la preeminenza. Coen- bidire, ora a 'principi di Capua, ora a ta- j>resa nel ducato di Benevento (di cui ri- luno della famiglia di essi preposto a quel- parlai a Sicilia e a Sovranità' de'roma- la contea, ed ebbe frequenti molestie da' $n Pontefici e Dallas. SEDK),vinto il prin- saraceni del Garigliauo. Dopo il 1062, cipe di esso Arigiso da Carlo Magno, nelle Giordano figlio di Riccardo couled' A-
TEA TEA 2 > versa, e quindi principe di Capua, vi fé- nia e dell' ingratitudine colla decapita- ce rispettare il nome normanno, ed an- zione, e l'i i maggio i 487 subirono egua- die dopo la fondazione della monarchia le castigo il padre e il conte di Sangro, siciliana In Teano riguardato qual fèu« non restando dell. "che l'innocente Gio. do. Il re Tancredi ne investì Gualtiero Battista ultimo figlio, die rimosso dal- conte di Brenna suo genero, che segui le l'arcivescovato di Taranto e traslato in pariidi Papa Innocenzo HI, e riporlo nel altre sedi, morì vescovo di Casella. Nel principio del secolo Xlll le due vittorie ilo 7 il feudo ili Teano fu conceduto al di Capua e di Barletta, dopo le quali per sunnominato Gpnsalvo di Cordova da tutto il secolo fluttuò Teano in mezzo al- Ferdinando V re di Spagna, cui succes- le guerresche vicende del regno, mas-i- se d. Elvira sua figlia maritata a d. Luigi me di Federico II imperatore, Manfre- di Cordova suo congiunto, e d. Gonsalvo di suo naturale, e Carlo 1 d'Angiò, che i figlio di essi a'i3 giugno 1570 ne fece la Papi investirono delle due Sicilie, dopo vendita al suddetto d. Luigi Ca l'afa de' aver deposto gli Hohenslaufen. Onorala principi di Stigliano. L'ultima superstite più volte Teano dalla presenza de' Papi, Anna di questo doviziosissimo casato si recandosi nel regno, lo fu pure da s. Ce- maritò per volere diFilippo I V a d. Ila mi- Lesti no V. Nel voi. XV , p. 192 e altrove 10 de Gusman grande di Spagna e vice- narrai, che nell'ottobre 1 2q| trovandosi rè di Napoli, indi ebbero luogo molte giu- a cena in Teano, creò cardinale Castro- diziali vertenze tra la regia corte e le di- <• //arcivescovo di Benevento, per la qua- scendenti femmine di questafamiglia.il le stravaganza di tempo se ne lagnarono re Carlo arciduca d'Austria, poi impera- i cardinali , onde Castroceli rinunziò la tore Carlo VI, ne investì il conte Dami dignità, che pochi giorni dopo il Papa in suo generale, ed i dissidii che ne furono pieno concistoro gli restituì. La regina conseguenza, terminarono con transazio- Giovanna I a' 17 novembre i3Go dichia- ne d'indennità pecuniarie. Avendo Papa io principe di Teano il duca d' Ambia Benedetto XIII ritenuto la sua chiesa ar- Francesco del Balzo, che l'avea seguita civescovile di Benevento, vi si recò nel nel suo ritiro in Provenza, ed avea spo- ) 727, nella quale circostanza a' 1 6 mag- salo la sorella di Luigi d'Angiò, che fu gio si portò a Calvi, ricevuto dal vescovo 2,0 marito della sovrana. Fu quindi ven- mg.r Positano e dal capitolo, osservando duto il feudo di Teano nel 1870 a Gof- il riedificato seminario e le suppellettili fredo Marza no conte d'Alife, l'ultimo di- sagredi cui andava provvedendo la chie- s -elidente de'quali fu imprigionato inCa- sa tale pastore. Alle ore 2 1 circa arrivò in steluuovo per ribellione a Ferdinando I Teano, incontrato alla porla dal vesco- d'Aragona, riè più riebbe i feudi, sebbe- vo mg.r Cirillo e dal capitolo, e passò al ne venisse liberato da Ferdinando II, do- convento de' conventuali, nella cui chiesa no I i anni di prigionia. I noltre sotto Fer- erasi già posata la ss. Eucaristia die pre- dinauda I fiorì Antonello Pieli ucci di Vii- cede ne' viaggi i Papi, colle consuete ce- bi lYtrnccia di Teano, d'oscura condi- remonie.BenedettoXill pernottò nel con- zione, il quale pel suo ingegno consegni vento, distribuendosi l'alloggio del segni- in Napoli nobiltà e feudi, cariche cospi- to e della prelatura in varie case, trattati cne e l'uffizio di segretario regio. Maeu- lautamente dalla camera imperiale diCar- tirando a parte della congiura de'baroni lo VI. II popolo accorse dalle vicine ter- coulro il re, ordita da Francesco Coppo- re e castella nella città, che laserafece va- ia conte di Sangro, fu imprigionalo in- rie illuminazioni di giòia. Nella seguente sierue a'figli conti di Carinola e di Poli- mattina del sabato, il Papa si avviò per castro, i quali furono puniti della fello- Munte Cassi uo, Dichiarai a Caserta, ed
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;» Caf.tani famiglia, che i principi ili que- stitutac roman. vìrg. et mari, suojunge» sia n vendo a'29 agosto 17*1 ceduto a Car- retar corpori, misìt. Però occorre tenere lo di borbone re delle due Sicilie il du- presente il riferito a Sor». Nuovamente cato e la città di Caserta, indi divenuta fu s. Urbano da tutti proclamato vesco- splendida 1 egizia, ebbero in cambio in par- vo,enon ostante la sua virtuosa ripugnan- te di prezzo il principato di Teano, di cui za gli convenne accettare. Fu assiduo nella tuttora portano il titolo che soglionocon- predicazione, caritatevole nella cura de' ferire a'Ioro primogeniti, restando ad essi poveri, difensore delle vedove e degli op- eziandio quello di duchi di Caserta. Nel re- pressi, operatore di prodiga, visitando con sto Teauo seguì le vicende politiche del zelo la diocesi, e fungendo le parti tutte reame. di eccellente pastore. Morì santamente a' La fede cristiana vi fu predicata ne'primi 6 dicembre, e si venera il corpo nella cat- (empi del la Chiesa, e Papa s.Silvestrol eres- tediale. Essendo perito l'archivio per Tin- se nel 333 la sede vescovile,cbe poi diven- cendio, dice l'Ughélli che s'ignorano i sue- ne sulFraganea dell'arcivescovo di Capua, cessoli, sino a Lupo morto nell'elio Cir- ene consagrò 1 .* vesco vos. Pari de d'Atene, ca, nel quale anno gli fu sostituito Ilario che venuto in Italia durante la persecu- diacono e monaco di Monte Cassino; indi zione de' cristiani, liberò i teanesi da uu nell'866 Stefano; nell'869 Leone, altro tenibile drago chel'infestava.onde cuin- monaco cassi nese, il quale con l'abbate s. inos^i dal prodigio, riceverono il battesi- BertariodissuaseroGiovanni Vili di eres- ino gI'idolatri,e lo domandarono al Papa re vescovo di Teano il conte Landolfo di per vescovo. Il santo fece innalzare chie- Capua. NeU'884 Angelario abbate cassi- se,ed ordinò chierici pel culto divino, fra' nese di Teano, insigne per virtù, dalcle- quali s. Urbano che poi gli successe. Oc- ro e popolo esaltato, morto nell'88c) e se • cupo la sede sino al 346, e riposò nel Si- polto in cattedrale. Non si conoscono al- gnore, chiaro per santità di vita e per mi- tri vescovi sino a Sandrariodel 1006, cbe iaculi, venerandosi il corpo nella calte- ricevè un privilegio daGiovanni XIX.. Ar- diate. Gli successe in detto anno s. Ama- duino sottoscrisse al sino lo romano del «io greco, portatosi a rifugiare in Italia ' ^og; Guglielmo intervenne nel 107 lal- per l'ariana persecuzione, cbe ben accolto la consagrazionedellachiesadiMonteCas- da s. Giulio I Papa T avea inviato a pie- sino fitta da Alessandro II; Pan lolfo eas- dicar T evangelo nelle principali città vi- sinese fu consagrato da Pasquale II, dot- cine, e passato in Teano (come rimarcai to e propugnatore della libertà eeclesia- nel voi. LXVII,p. 2(3) ne fu consagrato stica. Raul nel 1 i44s' trovòall'assemblea ■vescovo da detto Papa nel!a basilica di s. di Capua adunata dal re Ruggero I; Pie- Pietro, siccome degno per zelo e miracoli ti o del 1171 ebbe un contrasto co'citta- operali, in vece di s. Urbano leanese dal dini di Sessa e il vescovo Erveo,riportan- clero e popolo acclamato per pastore, ed do l'Ughélli il giudicato del gran conte- il quale per umiltà erasi ricusato accettar stabile Roberto; indi nel 1 (79 iuterven- la dignità: s. Amasio, dotto e facondo, san- ne al concilio di Laterano III, e al cui tem- lissira un e 11 te rese l'anima a Dio nel 3 5 5. poi! pio Giovanni Ferrari nel fondo di Rie- L'Ughélli cbe nelP Italia sacra t. 6, p. cardo conte di Sangro eresse il monastero 548, riporta la serie de'vescovi di Teano, cisterciense in Bairauo nella diocesi, sotto dice che nella cattedrale vi riposa ancora il titolo di s. Maria di Ferrarla, riprodu- il corpo di s. Amasio, e di s. Reparala ver- cendo 1' Ugbelli il diploma pontificio di gine e martire, della quale scrive; Sor./- Celestino III, e le notizie in cbe fiorì, e di nis quoque epistolas (a s. Amasio), ciati diversi abbati. Morto Pietro nel 1 192, gli somuis admonitus, ut caput sanctaeRe- successe con lode Teodiuo neli 193, cbe
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ottenne da Celestino III la conferma de' pulelano giureconsulto di gran fatua. Nel privilegi di sua chiesa, con bolla presso 1 4 1- 3 Martino de Belinzo illustre cister- l'Ughelii, iu uno a'di plorai d'Innocenzo dense e curo a Eugenio IV. Neli45gPio 111 del 1201, di Federico II del iao6 e 11 nominò il celebre suo parente Nicolò 1222, e di Gregorio IX del 1227, in cui Fortiguerri (/'.) poi cardinale: per sui viveva ancora Teodiuo, a favore del aio- morte neh 474 Orso Orsini de' signori di nastero di 8. Maria di Ferreria. Nel 1229 MonteRotondo,abbatecoinmendatariodi fu eletto Roll'iedo arciprete di s. Genoa- s. Vincenzo di Volturno; nel ij*) 5 Fran- ilo, morto esule presso Comete», per le per- Cesco Borgia (V.) figlio di Alfonso poi Ca- sedizioni di Federico 11. Lgo fu l'atto con- li>to 111, indi traslato a Cosenza e cardi- sagrare nel 1 2 T4 da Innocenzo IV. Gu- naie, ritenendo in commeiidaTeanoshioal glielmo già decano della cattedrale, nel l5o3,in cui la rassegnò al paieuteFratice- 1274 si recò con s. Tommaso d'Aquino sco Borgia spagnuolo, il quale neh 73 1 al concilio di Lione li, e inori neh 295. cede la commenda al cardinal Giovanni Bonifacio Vili vi trasferì da Sora Nicola, A'. /AvV^/f/''".), Essendosi dimesso nel 1 535, ni (piale successe Adenolfo; nel 1 309 Gol- fu vescovo Antonio M.ade'conti Sertorio fredoGalluzzi nobilUsimo leanese; Cene- modenese, abbate di Notiamola e di Vol- dettoXII nel 1 338 gii surrogò Pietrosa*- turno; nel 1 7 j 7 fr. Girolamo Nichisolioo- snido l'elezione di due canonici della cat- bile verouese,domenicauo e teologo egre- tedrale fatta dal capitolo scisso ne'pare- gio, e con decoro fu al concilio di Trento. 11. Neh 343 Clemente VI nominò Omo- Neh 566 s. Pio V nominò il suo confes- deo canonico della basilica Lateranense, sore ff. Arcangelo Bianchi (V.) domeni- annullando l'elezione dal capitolo filladi cano e cardinale, come Fortiguerri deno- uno di detti canonici; e neh 349 fr. Bar- minato il cardinal di Teano, Rinunziò tolomeo Papazzurri nobile romano, dotto nel 1 jj5, e gli successe Gio. Paolo Marin- doinenicano, Nel 1 353 traslato a Chieti da cola, dotto e scrittore delle gesta di Paolo Innocenzo VI, questi elesse Marino del IV, che facendo altreltanloa Sisto V,non G indice (/ .). poi di Amalfi e cardinale, volle accettare il dottissimo Lelio Laudi Neh 363 motìGio vaimi Maritile gli sue- di Sessa da lui eletto, onde neh 588 gli cesse fr. BVancesco di Messina domenica- sostituì Vincenzo Brancaleoni die visse 7 110; neh 369 Tommasodella Porta cano- mesi, e uell' islesso anno il Papa nominò Dico e nobile di Salerno, dotto e probo Vincenzo Serafini d'Ascoli. Neh 61 5 An- pastore. Dopo Alessandro, l'antipapa Cle- gelo Ciaia nobile sauese lodato; nel 1617 mente VII v' intruse Giovanni. Urbano Michelangelo5ergosaspagiiuolo;neli633 \ I per sua morte nel 1 388 dichiarò An- Ovidio Lupaii nobile bolognese, encomia- Ionio, che Iraslato ad Atri e Penne, nel to per pietà e integrità. Neh 627 Giovan- l3g3occupò la patria sedeNicoladeDiano nule Guevara nobile napoletano, geuera- DODile leanese, chiarissimo per esperidi- le de' chierici minori, pi udente e sapien- za e dottrina, consigliere di re Ladislao, ti>simo, autore deh' Orologio spirituale e trasferì lo a Napoli, Neil 4oq fr, Gio vau- de'principi. Neh 642 Muzio de Rosi re- ni di Teano francescano, contrastando- fereudario e abbreviatole di parco mag- gliene il possesso Ladislao, perchè elet- gioie; neh 6 54 PaoloSquillanti napoleta- loda Alessandro V. Nel 1 4 ' ^ Grego- no, insigne per pietà, carità e sapere, isti- llo XII die la sede in commenda a Ga- luì una congregazione pel vantaggio spiri- spare de Diano nipote di Nicola, ma noti tuale della diocesi. Neh 66 lOttavio Bol- lii consagrato per lo scisma; si dimise nel doni nobile milanese, dottissimo e erudì-* 1 4 18 e Martino V lo trasferì a Couza , lissimo barnabita, modesto letterato e au-> surrogandogli Gio. Ci islofbroCrisponi uà- loie d'opere, facoudo predicatore ne'poa*
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lilìcali, lasciò la sua insigne biblioteca ni convento suburbano de'minori riforma tL Neil 68 1 Ginse|)|)e Nicola Giberti nobile gcnesino, di somma integrità, giustizia, dottrina e zelo, rimosse coraggioso diver- se superstizioni e abusi, riformò il clero, ravvivò il culto, padre de' poveri, incaricò la congregazione de'sacerdoti di spiegar la dottrina cristiana; rovinata la cattedrale da terremoti e da 'fulmini, la rifece e or- nò, ampliò il seminario e ne aumentò le rendite e gli alunni; caro a Innocenzo XI, non volle accettare la sua rinunzia per essere divenuto quasi cieco,e con difficol- tà l'esaudì Innocenzo XII, clie neli68q gli sostituì Domenico Pacifici patrizio d'Aversa, benemerito e zelante, eòe ab- bellì nobilmente e arriccili la cattedra- le di suppellettili, aggiungendovi tre ca- nonicati. Nel 1 7 1 8 Giuseppe del Pozzo canonico di Salerno sua patria, curò l'e- stirpazione de'rinuo va ti abusi,e nella cat- tedrale edificò sontuosamente la eappella di s. Paride; fu benemerito delì'iiicremeu- lo del seminario e del sodalizio della Pie- tà per l'associazione de'defunti, in die e col sacco si esercitò anch'egli. Con questi terminandosi la serie noli! Italia sacra, la compirò colle Notizie di Roma. Nel i 724 Domenico AnlonioCirillo napoletano, già diCarinola; nel 1 746 d. \ngeloLongocas- siuesedi Benevento; nel 1749 Domenico Giordani di Manfredonia, che avendo ri- nunziato nel 1 7 55 fu fitto arcivescovo di JN'icomedia in partibus e assistente al so- glio pontificio, segretario della disciplina regolare, ed esaminatore de' vescovi in s. canoni; neh 755 Aniello Broya di Napoli; nel 1 768 Gio. Giacomo Onorati di Lace- dogna; nel 1777 Filippo d'Aprile di Gal- lipoli; nel 1 792 Raffaele Pasca cassiuese di Capaccio; nel 1797 Nicola Vecchi di Ca- pii 1 traslato da Conversano.
A C\lvi essendomi proposto in questo articolo parla re de'suoi vescovi, per l'unio- ne segui ta delied ne diocesi di Cai vi e Tea • no, mentre questa 2." vacava per morte del vescovo Vecchi, procederò con Ughel-
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li, Italia, sacra, t. 6, p. 477> e colle cor- rezioni e molte gi unte del Coleti, t.i o, p. 23 1. Calvi tra Sessa e Capita, lungi 4 mi- glia da Teano Si dici no, fu edificata circa l'S^gda Atenulfo conte di Capua e prin- cipe di Benevento, sulle rovine dell'an- tichissima Calès, Caliamo Calenum dei vetusti ausoni, celebrata da diversi scrit- tori. Calvi per gì' immensi guasti patiti nelle guerre tra Alfonso V d'Aragona e Renato d'Angiò per la successione del re- gno di Napoli, il figlio naturale deli. "e suecessoreFerdinandofjCOii diploma pub- blicato da Coleti, nel 1 4^o l'unì a Capua con tutte le sue pertinenze. I suoi bagni furono rinomatissimi nell'epoca romana, ma non si trovano le vestigia. I francesi vi sconfissero l'armata napoletana nel 1 798, come riportai a Calvi sull'asserito da Uè Chantal, Manuel des dates, e dall'avv. C\ìUA\<\\ìo, Spere 'iiogcografico.S\ccoirìe altra simile azione seguì presso Calvi nel - la delegazione di Spoleto , e la descrissi nel voi. LXIX, p. 5 1, temo che sia 0 una singolar coincidenza, ovvero per la somi- glianza de'nomi di uno furono creduti due fatti d'anni diversi. Rovinata Calvi dal terremoto, per l'inclemenza dell'aria, la residenza del vescovo fu trasferita a Pi- gnataro, borgo cospicuo e capoluogo di circondario, dacché la miglior salubrità dell'aria vi attirò buona parte degli abi- tanti di Calvi, da cui non è molto distali - te. La sede vescovile non ebbe origine nel 1070, come indicai eoa Commanvil le a Calvi, né nel 1094 come vuole Ughelli, il quale ignorò il nome del 1 .°vescovo; ina bensì uell'anno 44 di nostra era, quand o cioè l'apostolo s. Pietro vi predicò la fé • dee vi costituì per 1. "vescovo s. Casto, poi patrono della città e titolare della catte- drale, secondo l'ultima proposizione con- cistoriale. In seguito fu dichiarata su (fra - ganea della metropoli di Capua. Il Co- leti riferisce invece ch'è sotto l'iuvocazio- ne dell'Assunzione di Maria Vergine, e la descrive distinta in 3 navate con colonne di grauilo orieulale , colla confessione e
TEA aliare maggiore d'elegantissima struttu- ra, ornata di colonne marmoree , simile essendo la cattedra vescovile dal lato del- l'epistola, ed il pulpito e il pavimento di nobili musaici di marmo. Vi si venera un'antichissima immagine della 13. Vergi- ne, colle figure laterali di s. Gio. Battista e di s. Casto, e questo distico: NatePatris summi, deferto erìge Cales, - / irgofa- ve, Baptiste fave, Tuaue Optime Caste. Questo zelantissimo pastore converti in- numerabili idolatri a Gesù Cristo e li bat- tezzò, quindi ricevè la palma del marti- rio nell'anno 66 e fu sepolto in Cales. Di sue virtuose gesta trattano le lezioni del suo uffizio, diesi recitano nella stia festa a'?.?, maggio, e riprodotte da Coleti, con altre notizie. Per l'eccidio fatto da 'sara- ceni nell' b'4o di Minturno e Formia, il corpo di s. Erasmo fu trasferito a Gaeta, perciò con tale esempio i calesi o calvesi vi portarono quello di s. Casio e tuttora ivi si venera, nella cattedrale di Calvi es- sendovi soltanto un suo braccio, tolto di forza a Gaeta dal capitano Nicola Mon- forleedagli uomini diPietramolara di cui era barone, e perciò i calvesi fecero esen- ti quegli abitanti da gabelle. Il 2.0 vesco- vo che si conosca è Calepodio Cales epi- scopus verso l'anno 807, che edificò un altare in onore del predecessore s. Casto, e vi ripose il suo corpo. 11 3." Liberio Ca- les episcopus del 4°5 circa, lasciando la sua memoria in benedizione. Indi Ruffo Calenae episcopus, morto verso il 4 '4 e sepolto acornuemsto/oe dell'aitar mag. gioie. Aurelio del 5o4, •' cui corpo dal suburbano cimiterio ov'era slato deposto, fu trasportato in cattedrale presso l'alta- re maggiore. Aucupio di Sinuessa vesco- vo Caleno di gran virtù e dono profeti- co, morì nel 5i3 e fu sepolto presso la sua sedia episcopale. Claudio da Roma re- catosi a menare vita eremitica nel monte di Morsico, per la sua rinomata santità da tutto il popolo fu acclamato vescovo ri- pugnante, e morì nel 556. Leone di Ca- pita riparò la cattedrale, e dopo molle
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buone opere cessò di vi vere nel 567. Ro- dolfo fu carissimo a Papa s. Paolo I, e in- tervenne al suo concilio del 761, lodato per le sue qualità. Silvio siciliano liberò la sede di Calena da Drocheo ingiusta- mente occupata , e poi lo riconciliò con Papa Stefano IV come seguace dell'anti- papa Costantino, e morì nel 70)7. Gli suc- cesse Nicela che rifece l'episcopio; Passi- vo nell'823 riedificò l'episcopio e la ca- nonica dirula, e intervenne nel concilio romano dell'826; F. o Ferdinando per essere Cales diroccala si recò in Roma, e fu dispensato dalla residenza da Gregorio IV iiell'829, niorendo in Capua; Valen- tino dell'838 terminò i suoi giorni in Ro- ma, e gli furono celebrate l'esequie nel- la cattedrale di s. Casto in Cales. Andrea episcopus Calvensis sottoscrisse neH'853 il sinodo romano; Alderico Calvensù c~ piscopus del 979; N. episcopus Calven- sis del 1094, col quale l'IIghelli avea in- cominciato la serie de'vescovi; Pietro di Capua delio4i; Tancredi di Capua del I 074; N. del 1 233, non conoscendosi gli altri predecessori. Odoarde cisterciense intervenne nel 1 245 al concilio di Lione I , ove con mirabile zelo e ardore inveì contro il persecutore Federico 11, che ivi deposto, poi lo fece imprigionare. Da Bo- ianoneli26o vi fu traslalo Palmeriojnel 1260 Isembardo capuano; Gregorio ca- nonico di Calvi eletto dal capitolo e rac- comandato a Gregorio X, fu conferma- to nel 1272. Landolfo capuano Cales r- pìscopus morì nel 1289; Roberto napo- letano Cales episcopus morì nel 1291; Enrico (piscopus ( 'alvensis nel 1 3o 1 unì alla mensa il monastero benedettino di s. Salvatore di monte Capranico. Federico del 1 3 1 1 , Giovanni morì nel 1 324, fr. Pie- tro francescano eletto da Giovanni XXII nel 1 32.5,Taddeo vescovo di Cales capua- no morì nel 1 332. Fr. Giovanni de Con - (ivi francescano eletto vescovo d'Isernia dal capitolo, invece Giovanni XXII nel j 33?. lo dichiarò di Calvi. Persila rinun- zia neh 34 3 Clemente VI elesse fr. Sle-
3o T E A T E A. Dmo carmelitano; nel i 3 £5 fir. Giovanili co al concilio di Trento. Nel i 566 Paolo d'Arpinio francescano d'esimia virtù; nel de Banco nobile diTerracina e ili Nane- i 3 J.8 li-. Pietro de Brina francescano; nel li d'eccellenti doti; nel i 5n 5 Ascanio Mar- ^3C)■3. Rinaldodell'ordine di s. Spirito di chesini già vescovo Maiorense; neh 58o Roma. Gli successe Antonio, indi Rober- Scipione Bozzato nobile n;ipoletano,chia- to, poi Giovanni morto nel i 3rp, quin- io per dottrina, trasferito a Lucerà; nel di Bartolomeo traslato a Sentali. Stefa- i'TiSs Fabio Maranta di Venosa, insigne noGoberno o Gobenogià vescovo Nemo- nella giurisprudenza, virtuoso e indefès- viense, poi arcivescovo di Corinto, inrli so nella cura dell'anime, visitò tutta la d'Acerenza, e nel 1402 trasferitoa Calvi, diocesi, nel i 589 celebrò e stampò il si- celebre giureconsulto e intimo consiglie- nodo, restaurò la cattedrale, edificò una le di Ladislao: gli fu commessa co'vesco- cappella e rifabbricò magnificamente la vi di Sessa e di Teano la vertenza de'con- torre campanaria, ricuperò Caupona alla (ini tra le diocesi di Cales e Teano, nei mensa, e rifece la pianta de'suoi beni e quali furono posti i debiti termini. JN'el di quelli ecclesiastici di tutta la diocesi. 14 1 3AntonioGalluzzicapuano;neli4i5 Nel 1 6 1 q Gregorio del Bufalo nobile 10- f'r. Antonio del Fede carmelitano fioren- mano;uel 1623 Gennaro Filomariuo no- tino, dotto oratore, intervenne al sinodo bile napoletano e teatino, encomiato pa- oli Costanza, e fu lodalissimopastore.Nel store; nel i6to Francesco M." Falcucci i443 Angelo Mazziotti canonico capua- nobile di Gubbio, restaurò e consagrò la no, unì alla mensa l'abbazia di s. Vitalia- cattedrale; nel 1 66 1 Vincenzo Caraffa no- no per la riparazione della cattedrale qua- bile napoletano, abbate generale de'cano- si rovinata, la restaurò, e consagrò l'alta- nici Lateranensi, ed egregio predicatore. re maggiore. Nel 1466 Antonio, nel 1 49 ^ Neli6y9 da Policaslro vi passò d\ Vin- AngeloMarollicapnano,MaureIioGioan- cenzo de Silva napoletano, trovando l'e- uotti morto nel 1 5o5, indiMalteo Magna- pi^copioquasi atterrato, l'archivio mano- noOrsini romano traslatodaCittàDuca- messo da'napolelani, accomodò una de- le fu lodato. Nel i5t 2 GabrieleOrsini no- cente casa in Pignataroe vi stabilì la sua bile, nel 1019 rassegnò la sede con regres- residenza;donòalla cattedrale utensili sa- so a Giovanni Galla arcidiacono di Ca- gii, fondò con sufficiente dote 3 canonica- pua. Nel 1 543 fi . Bernardino Spada bo- ti e 4 ebdomadari di padronato de'vesco- lognese generalede'conventuali,dottissi- vi, celebrò e stampò 4sinodi,e si studia- mo e illustre per pietà, mentre sembra- va d'erigere il seminario quando lo sor- ■va destinalo al cardinalato morì e fu se- prese la morte. Nel 1703 Gio. Battista Ca- potto in Roma nella cappella gentilizia racciolode'conti di s. Angelo somasco; nel di s.Giiolamo della Carità. Neli544^1a" 1 7 1 9 Giovanni Carafa nobile napoleta- vino Gennari nobile napoletano, chiaro no traslato da Neocastro, chela morte im- per virtù e scienza, ma poco anch' egli pedi; Filippo Positano nobile di Napoli e visse. Berengario Gusman nobile, vendi- canonico della metropolitana, pio e vir- cò il feudo di Bocchette alla mensa; nel tuoso, chiaro per sapere ed eruditissimo 1 55 1 Belisario Camberà canonico di Va- nelle lingue, beneficò la cattedrale, istituì lenza, morì nello stesso anno; fi". Gaspa- le prebende del teologo e del penitenzie- re Fossa nobile calabrese, dottissimo mi- re,edue mansionari di padronato de'suc- nimo e cospicuo per virtù, fu con molta cessori, l'economo sagrista, riordinò il con- 1 iputazione al concilio di Trento , e poi fuso archivio, ampliò il giardino delì'epi- traslato a Reggio. Nel 1 56o fr.Ginlio Ma- scopio e questo restaurò, ornala cattedra- guani generale de'conventuali, piacenti- le di arredi sagri e la migliori»; la men- ilo di grau virtù, pietà e dottrina, si re- sa fu per lui aumentata, e fondò il semi-
T E A Dario. Con esso nell'Italia sacra finisce la serie de' vescovi eli Calvi, e la comple- terò co'riporlali nelle Notìzie di Roma. Nel 1733 Gennaro M.' Danza di Tram ti- tola; nel 1 r42FrancescoAgnello Fregiali' ni di Barletta, traslato da Venafro; nel 1 - ")(*> Giuseppe Capece /.urlo f I .) tea- tino napoletano, Del 1 782 trasferito a Na- poli e cardinale. Dopo 1 oanni di sede va- cante, Del I7Q2 Andrea de Lucia di Mo- gnano diocesi di Nola. \ acando come dis- si la selle di Teano, Pio VII nella ci r co- scrizione del legno delle due Sicilie, col- la bolla De uditori dominicele . de'28 giu- gno! 8 18, UDÌ in perpetuo le sedi vesco- vili di Calvi e leanoaegue principaliter, le confermò sullraganee dell'arcivescovo di Capua, e dichiarò i.° vescovo di Calvi e Teano il prelato de Lucia che ancora governava la i.a Gli successero, Giuseppe Pezzella di Teramo e poi di Zela in par- tihus, cioè per coadiutoiia a*23 giugno 1828. Per sua morie, Gregorio XVI nel concistoro de'20 gennaio 1 834- gli sosti- tuì mg.' Giuseppe Trama di Napoli, par- roco di quella metropoli, ed esaminatore nuche pro-sinodale. A vendo poi rinunzia- to i due vescovati, il medesimo Papa nel concistoro de'?. 7 aprile 1840 vi preconiz- zo l'attuale vescovo mg.' Nicola Stetti ti i di Cogenti, mansionario di quella catte- drale, professore del seminario, parroco e predicatore, esaminatore sinodale. La mensa ascende a circa 4°oo ducati, gra- vati di 600 per pensioni. Le due diocesi unite si estendono per quasi 5o miglia, e comprendono 36 luoghi.
TEATINE DELLA SS. IMMACO- LATA CONCEZIONE, Oblate e Romi- te, l irgines Theatinae ss. Conceptio- iiis, 1 irgines Solitariae ss. Conceptionis. Congregazione religiosa di donne ohlate e romite esistenti in Napoli e nella Sici- lia, fondale dalla ven.suor Orsola Benui- casa, che attribuì all'oblale la «ita attiva di s. Marta, e alle romite la contempla- tiva di s. Maddalena, ed ambedue con vo- ti, cioè impose i semplici all'oblate, 1 so-
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lenni alle romite. Il romitaggio è solo in Napoli: la congregazione delle oblate può esistere senza il romitaggio, non così vi- ceversa. Questa congregazione è sogget- ta all'ordine de' Teatini (V.) istituiti da s. Gaetano patriarca àe* Chierici regola- ri, patrono e apostolo della divina prov- videnza. Nel 1 547 a'7 agosto, nello stesso giorno in cui a Napoli era passato all'e- terna gloria s. Gaetano, ivi nacque Orso- la (nome battesimale impostole o per es- sere venuta alla luce nella vigilia di s. Or- sola, o perchè alla pia madre glielo insi- nuarono i ss. Francesco di Paola e Luigi IX in singolare apparizioDe)da Girolamo e da Vincenza Genuina, esemplari goni- tori, ambo nativi di Citara castello della Cava sulla costa d'Amalfi; però il padre ingegnere e architetto in Napoli, discen- deva originariamente dalla nobile fami- glia Benincasa di Siena. Sino dal suo na- scere e dalla fanciullezza, Dio manifestò chiari presagi della futura sua santità, e la B. Vergine, a cui Girolamo l'avea of- ferta e raccomandata appena nata, la pro- tesse ne' suoi pericoli. Ancora fanciulla di buon animo soggiacque a fatiche e di- spregi per piacere a Dio, piangendo i pec- cati altrui. Lavorava innanzi alle sagre immagini di Gesù coronato di spine, della ss. Vergine Immacolata e di s. Caterina da Siena; tal volta esultando col canto d'in- ni divoti e preghiere. Frequentando la chiesa di s. Spirito in Napoli, si confessa- va dal p. Marco Marzianesi domenicano di non ordinaria pietà e gran pratica nel- la direzione delle anime, il quale l'istrui- va Dell'esercizio delle virtù, osservando- ne disposto lo spirito. Il proprio ottimo fratello Francesco, datosi «'buoni studi e ad edificante vita, ridusse tutta la fami- glia a forma d'un ben regolato monaste- 10. Orsola ne profittò più di tutti, abbrac- ciò un tenore di vivere totalmente spiri- tuale , e die quindi segni di commercio col cielo; moshandod 'apprendere più per hi me superiore, eh e per istruzione del Ca- tello, persino Dell'intendere 1 atn^i di qua-
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lunque libro latino e della s. Scrittura; camp, coperto d'una veste di saia nera, Cognizioni che più adulta die a conoscere onde sembrò fin d'allora d'imitar l'abito con istupore de'più scienziati teologi. A- teatino. Intanto il cielo la dispose a rice- vendola condotta la madre coll'altre so- vere il dono dell'estasi, venendo pel fuo- rclle a diporto sul monte s. Elmo, ivi el* co dell' amor divino presa da agitazione la ritiratasi in disparte, e raccoltasi qua- ebattimento di cuore, insieme a totalcon- si estatica in orazione, riscossa dalla ma- cussioue esterna della persona. Per mor- dre da sì dolce contemplazione, Orsola te del pio fratello e della degna sorella An- rizzossiin piedi, e raccolte da terra 3 pie- tonia, fu costretta ritirarsi in casa dell'al- tre,negiltò una dami lato, pronunziando tra sorella Cristina, il cui marito Fabri- le parole che diconsi nella consagrazione zio Palmieri ne fu assai contento pel gri- dellechiese: Locus istcj indi gettando la do che avea di singoiar bontà di vita. La 2/ pietraio altra parte, soggiunse: San- veemenza de'suoi commovimenti fu presa ctus estj in fine rivolta a un 3.° luogo, per male epilettico, e persino si credè in- geltòla 3.' pietra dicendo: in qùoordtScl' demoniata; però si conobbe provenire da cerdos. Con ispi rito profetico così desi- Dio e da fi vori di spirilo. Penetrato il suo gnò nel i ."luogo il sito ove fu poi eretto il cuore vieppiù dall' ai'dor divino e dalla conservatorio e congregazione delle ver- più viva brama d'esser fatta una cosa stes- gini teatine; nel i.° ove fu poi edificato sa con Dio, ottenne di ricevere la s. Co- l'eremoo recinto per abitazione delle ver- munioneogni mattina, e nel riceverla ces- gini romite; nel 3.° il sito incoi venne co- savano i violenti sbattimenti, riempiendo- struito l'edifizio pe'sacerdoti destinati al- sidi calma edi singolari dolcezze, che du- l'assistenza delle vergini teatine e romite, lavano per ben 5 ore. Questo fu un clo- Di 7 anni perde i genitori, prestando lo- no caratteristico e particolare, di cui vol- ro amorosa assistenza; indi patì infermi- le Dio fregiata Orsola fino alla morte, on- ta, e calunnie da'parenli, da lei con gran de per antonomasia fu denominata l'Im- pazienza sofferte. Ad insinuazionedel fra- statici/, e le deposizioni de'processi laeon- tello divenuto sacerdote, e da cui Orsola fessano sempre vissuta in continua ora- apprese i fondamenti della maggior per- zione e estasi, uel tempo delle quali di- fezione cristiana , ad onta di sua debole veniva alfatto insensibile alle punture, e compIessione,per l'ardentissima brama di fino a ricevere senza dolore leditacon- consagrarsi a Dio chiusa in un chiostro di ficcate negli occhi. Bastava che movesse rigida osservanza, divisò di ritirarsi nel parola, o udisse altri parlare di Dio,o del monastero di s. Maria in Gerusalemme Crocefisso, o del divino amore, o mirasse di Napoli, detto delle cappuccinelle, che una s. Immagine, ch'era tosto in estasi, fioriva sotto la più austera regola di s. la quale prolungavasi or più ora meno, Chiara in concetto di gran virtù. Ma seb- sentendosi bruciare e accendere nel mag- bene le monache erano propense a lice- gior grado d'amor divino e perfetto. la- veria, per la sua età dito anni e gracile di refrigerandosi con acqua gelata, que- salute, e per essere compiuto il numero s'a diveuiva calda e fumante, udendosi della comunità, non poterono ammetter- quel rumore e quel sibilo, che suol cagio- la.Tra i pianti e il rammarico si rassegnò narsi da un ferro rovente quando si get- al volerediDio, impegnandosi con più ar- ta nell'acqua. Ritornata dall'estasi, invo- dorè a formarsi di sua casa un chiostro, cava i dolci nomi di Gesù e di Maria col- e sì accrebbe tanto negli esercizi di mor- le parole di amore, e con sagri canti, no- tificazione e di penitenza, che sembrò vo- graziando Dio delle spirituali delizie go- ler emulare o superare le claustrali stes- dute, come se venisse dal paradiso e dal se. Si vestì di ruvido panno sulla nuda consorzio degli angeli e de'santi. Escla-
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mova: Amor mio, sposo mio; non più Si- gnore, Don più; basta, perchè il mio cuor fragile non è capace di tanta consolazio- ne, essendo io ima vile femminella. Iddio la condnceva alla pei lezione con queste consolanti estasi; e talvolta anche alzata da tetro, anco in chiesa alla presenza de- gli astanti; onde tutta Napoli le ammira- va come prodigiose e l'acclamava santa. Indebolita da esse o da'rimedi presi quan- do si credevano prodotte da fìsiche imper- fezioni, fu sorpresa da mortale malattia, e ne guarì istantaneamente con istupore di tutti e de'domenicani che l'assisteva- no al punto estremo. Bramando di vive- re in solitudine, per liberarsi dagli applau- si, dalle lodi e dalle persone che ricorre- vano a lei, per divino impulso volle riti- rarsi sul monte s. Elmo, ove il cognato le procurò uno stanzino di tavole acciò quietamente potesse applicare all'orazio- ne e goder le sue estasi, senza esser tur- bata dall'occorrente popolo. Ciò non fu sufficiente, e neppure il cambiamento di casa, laonde recossi dall'altro cognato De- siato Fasano,il quale le ottenne dall'ar- civescovo di Napoli Annibale di Capua di erigere una cappelletta in casa, ove potes- se udir la messa e comunicarsi senza an- dar in chiesa, per evitar la folla del basso popolo; ma nou potè minorare la molti- tudine de'nobili d'ambo i sessi, che a lei ricorrevano per conforto, per consiglio, per edificarsi eper raccomandarsi alle sue orazioni, procurando ella consolazione e sollievo a tutti. Non potendo durare que- sto stato di cose, la volontà di Dio si ma- nifestò che dovesse abitare sul monte s. Elmo, e così non essere più frastornata. Ivi trovatasi una casa a pigione di Gio. Tommaso de Magnati,con piccola cappel- la (e questo è il luogo in cui oggi dimo- rano le teatine), con l'assenso ponderato dell'arcivescovo vi si recò ad abitarla, ad onta di essere luogo alpestre, deserto ed esposto per la sua remota situazione a'ia- dronecci; ricusando tutte le olici te de'no- bili sia de'loro palazzi, che di quanto vo- vol. Lxxur.
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levano donarle. Non si può ridire la sua contentezza e gli elogi che fece al monte, nel quale il Signore manifesterà la gloria sua, ed ove verranno innumerahili ver- gini a servirlo e lodarlo, e beato chi polla aver luogo su questo monte; siccome e sclamava con profetiche parole. Infitti da orrido e sterile ch'era il monte, dopo che vi si stabilì la venerabile, divenne popola- lo e giocondo per le tante case religiose e monasteri ivi aperti, per le chiese in o- gni parte innalzate. Trovandosi colà se- parata dal mondo e tutta raccolta in Dio, da lui ottenne Orsola le grazie più segni- late e l'estasi più sublimi, ornata altresì di splendenti raggi econ occhi scintillan- ti che sembravano stelle. Que'che la ve- devano, attestarono averla udita parlare co'celesti spiriti, cogli abitatori del para- diso, con Gesù e con Maria. Non mancò Dio di farle penetrare i segreti e occulti pensieri altrui. Per la sua crescente san- tità, l'arcivescovo le permise ritenere nel suo oratorio il ss. Sagramento, nel triduo della settimana in cui è tolto dalla pub- blica venerazione. 11 sacerdote spaglino- lo d. Gregorio Navarro abbate di Fran- cavilla, che talvolta teneva seco spiritua- li congressi e le celebrava la messa, fu chiamato da Orsola, e da parte di Dio gli comandò di edificare una chiesa alla ss. Concezione eli Maria. Restò sorpreso l'ab- bate pieno di meraviglia, poiché avea fat- to voto di fabbricare una chiesa alla 15. Vergine per grazia ricevuta nel giorno appunto della ss. Concezione, eda taleef- fetto preparata conveniente somma. Con lagrime di tenerezza candidamente ma- nifestò il suo occulto proponimento, si di- chiarò pronto a effettuarlo, e intuonò il Te Datììùn ringraziamento a Dio. L'ar- civescovo ne fu contentissimo e si offrì al- l'abbate di contribuirvi. Divisava d. Gre- gorio innalzar la chiesa sul monte di Po- silipo in una casa che vi possedeva, e re- candosi a manifestare adOrsola il suo pen- siero, questa se gli fece incontro e con pa- role estatiche disse: che la ss. Trinità co- 3
34 TEA TEA mandava, che in quell' istesso lungo del scali, per cui colla carrozza del cardinal giardino ove dimorava, si dovesse erige- Santorio, acuil'avea raccomandata l'ab- re la chiesa, ed il lilolo ne fosse della ss. bate Navarro, visitò con gran divozione Concezione di Maria Vergine, in quella le sette cinese e la Scala santa; indi Gre- lerra dove già l'avea designata secondo gorio XIII, che seppe la sua venuta e l'e- ia volontà della ss. Trinila. Per tal mio- stasi avute anche in Roma, fece sapere al xo portento, l'abbate conobbe la volontà cardinale che nel dì seguente l'inviasse a di Dio, e senza più pose mano all'opera, Frascati. Pervenuta alla presenza del Pa- malgrado le dicerie e gli ostacoli che in- pa,consua meravigliaede'famigliari pori- sorsero, di già predetti dalla serva di Dio. tifici i, subito andò in estasi, dalla quale Ih. "maggio 1 58 1, Orsola preso un Agnus ritornò a'sensi suoi chiamata da Ini, e idi Dei, lo gettò ne'fundamenli, in uno alla baciò prostrata divotamente i piedi. Do- i /pietra con l'abbate, e fattasi estatica la pò di che il Papa invitandola vicino a se, benedì nel nomeeper ordine delia ss. Tri- vollebenignamenleascoltare l'ainbascia- nità e della B. Vergine. Terminala l'està- la che voleva esporg'i; ed essa umiltnen- si e la funzione, restò confusa e le dispiac- te da parte di Dio espose i flagelli che que d'essersi arrogato un atto che solo slava per mandare, se il cristianesimo non apparteneva al sacerdote, sebbene esegui- faceva penitenza, e nel suo discorso due lo per impulso divino. Visitata poi dal- -volte riandò in estasi. 11 Papa le disse : l'arcivescovo di Lanciano, e interpellata Prega il Signore che ci perdoni i castighi quauti anni occorrevano pel compimen- themeritiamo,echeci minaccia pe'nostri to e ufficiatura della chiesa in costruzio- peccati; e la licenziò colla sua benedizio- ne; rispose Orsola, sarà fatta in mesi, co- ne, invitandola a restituirsi in Roma, ove me seguì, e da dove la C. Vergine dispen- dal cardinal Santorio avrebbe saputo co- serà le sue grazie nelle calamità e biso- sa dovea fare. Il cardinale fu incaricato gni di Napoli. Terminata la chiesa con dal Papa di formare una scelta congre- sua inesprimibile gioia per essere di con- gazione de'più riputali di Roma per dot- linuo vicina al suo Gesù sagramentalo, ti ina, pietà e cognizioni nella direzione tultavolla si trovò inaridita e fredda di delle anime, fra'quali vi comprendesse s. spirito, e Dio espressamente le ordinò di Filippo Neri, per esaminare rigorosamen- lasciarla e di condursi in Roma, poiché te lo spirito di Orsola, e riferirne i risnl- adirato contro il cristianesimo dall'offese tati; perchè dubitavasi di sua semplicità, enormi de'peccatoii d'ogni celo, minac- e che andasse soggetta a illusioni del ne- ciasse su di essi imminenti e terribili ca- mico comune, da cui pure ne provenisse stighi. Ad onta di sua ripugnanza, cleri- l'alienazione da'sensi. La congregazione vata dalia sua umiltà, dal conoscersi nien- dopo averla interpellata, affidò intera- te, semplice, ignorante, di nonessere ere- mente l'esame del suo spirilo a s. Filip- duta , le convenne ubbidire e recarsi a pò, versatissimo anche in questo. Il san- notificarlo a Papa Gregorio Nili, colla to eseguì l'incarico con tutta sagacità, e benedizione dell'arcivescovo e del conles- per esperimentarla non poco la mortifì- sore , avendo essi conosciuto che Dio lo co; e scorgendola umile e virtuosa, le dis- voleva, ed avea dichiarato a Orsola: Se se poi: Quello che io ho detto a le, dillo tu non vai, manderò al inondo i castighi, tu a me. Intanto i maldicenti sparsero le e leverò a te le grazie che ti ho date, e piìi assurde calunnie, sì in Napoli che a per segno che io li mando, ti manterrò R.oma.Posciacontiuuòasoggiacereagra- il dono dell'estasi che li diedi, e giammai vi prove del suo spi i ito, ma essa die se- l'abbandoneiò. Giunta a Roma a'3 mog- gni non equivoci di sua virtù. Nuovi e- gio 1082, trovò che il Papa era in Fra- sperimenti fece s. Filippo, e si confermò
TEA TEA. della sua verace virtù. Il cardinal Santo- considerarsi «sempre per niente,acciò il ne rio la comunicò nella sua coppella, e pas- mico comune non la spogliasse d'ogni be sale le 5 ore della consueta estasi, vestito ne, tutto dovendo riferire solo a glori.» di pontificalmente l'esorcizzò come fosse in- Dio; le predisse che sarebbe stato protet- demoniata , ma con risultato edificante, trice di Napoli, e passeggiando insieme le Novelle prove si presero di Orsola, cuiel- disse che poi avrebbero ambedue ciò fatto la egualmente superò con meraviglia dì inparadiso. Il santo nel licenziare Orsola, tutti, con concetto di santità presso i ro- richiese per memoria la di lei corona, ed in mani die facevano a gara per vederla e la ricambio levatasi la propria berretta dal chiamavano santa.Continuandos. Filippo capo, gliela pose in segno di benevolenza ad esercitarla quotidianamente con parole in testa, dicendole : Quando ti levi la io- aspree scongiuri, laseparòda'suoi parenti vaglia dal capo, ti pollerai questa, acciò che l'aveano accompagnata, collocandola non ti faccia male. Dipoi questa berretta nella casa d'un prete spagnuolo adiacen- la venerabile la tenue sempre carissima te alla chiesa di s. Michele arcangelo in nel suo Oratorio, e indi le suereligioseco- Dorgo, in angustostanzolinocon fìnestrel- me una reliquia di quel gran santo. Al- la rispondente alla chiesa, da cui era in l'articolo Berretta notai, che in memo- continua adorazione del ss. Sagramento, ria della donata da s. Filippo, per i>pe- sulla quale per memoria fu posta onori- ciale privilegio la superiora delle teatine fica isciizione.il prete di quando in quali- ili Napoli, nel coro e ne' capitoli tuttora do la scongiurava e comunicava, conti- usa la berretta clericale. Ad evitare il coll- imando nelle sue estasi, le quali si ritmo- corso de'romani che l'acclamava per san- varono quando s. Filippo la faceva con- ta, e alcuni volevano ritenerla in Roma durre ins. Girolamo della Carità. A viep- per fondarvi monasteri, parti notte tem- pio provarla, il santo la fece passare pres- pò. Tutta Napoli si commosse all'arrivo so alcune sue penitenti, vicino a s. Maria di Orsola, che ritornava trionfante per le in Vallicella, acciò fosse esercitata inser- vittorie riportate nelle provegloriosamen< vigi umilianti e disturbata fino nelleora- te sofferte, e dell'approvazione fattasi in zioni; ma tutte le prove riuscirono imiti- Roma del suo spirito e di sue estasi. Re- li, ogni cosa solfrendocon giovialità e for- stituitasi presso la chiesa di monte s. El- tezza d'animo. La minacciò s. Filippo di mo, riprese i suoi esercizi di pietà; ma o farla trasportare all'inquisizione, ed ella pel gran concorso del popolo che anda- serenamente si mostrò pronta asottomet- va asturbarla, o per le istanze dei cogna- tervisi. Privata della s. comunione, eri- to Girolamo Tagliaferro onde averla net- dotta perciò quasi a morire, fu ravviva- la propria casa nel borgo delle Vergini, ta dalla ss. Eucaristia, e s'incominciò ad o perchè volle su di lei prenderne altra approvare il suo spirilo ed a confessare prova Roma, da questa fu ordinato alla la sua bontà, richiamandosi da Napoli i venerabile di ritirarsi col cognato, ed el- suoi parenti per ricomlui vela. Conferma- la con ilarità proni unente ubbidì. Sospi- lo il suo ottimo spirito con applauso u- rando poi il suo monte, inaspettatamea- niversale, si recò a congedarsi dal Papa, te venne avviso da Roma che si lasciasse vi restò in estasi e fu da lui benedetta. Al- tornare alla sua solitudine, con libertà di treltanto fece il cardinal Santorio, che si adunarvi donzelle, e di (ormarvi istituti, rallegrò con lei della felice riuscita degli quando a lei piacesse, sperimenti fa tti con penose prò ve, risultali- Giubilante la ven. Orsola restituitasi li per lei del maggiore onore. Anche s. Fi- in s. Elmo, ne rese affettuosi ringrazia- lippo la confortò, dichiarando d'aver co- menti a Dio, aumentandosi sempre più nusciuto che Dio ero cou lei, e l'esortò di nella santità di vita e odia lama che go-
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deva. Die quindi opera a formare un'a- dunanza o congregazione di donzelle, per divina ispirazione, dando principio alla fondazione nella sua casa con 6 nipoti e 3 sorelle sue, con permesso de'superiori. Subito da Napoli si fecero istanze da di- verse giovinette, per esservi ammesse a partecipare delle sante istruzioni e de' ■virtuosi esempi. In breve le concorrenti giunsero a 6o, e ricusando ella d'esserne superiora, di cornuti consenso fu eletta la sorella Cristina, ch'era stata la sua costan- te compagna, di non minor pietà e pru- denza; tutte però riguardando Orsola per fondatrice, la chiamavano madre. Essa prescrisse le costituzioni, molto conformi a quelle de'teatini, tutte spiranti soavità e dolcezza: elesse a protettori della con- gregazione la C. Vergine, s. Michele ar- cangelo, il patriarca s.Giuseppe, e s. Pie- tro principe degli apostoli. Siccome la sua chiesa era sotto l'invocazione della ss. Con- cezione di Maria Immacolata, così chia- mò la congregazione della ss. Immaco- lata Concezione di Maria I ergine, sta- bilendo che ogni sabato si cantasse la mes- sa della ss. Concezione, ed ogni giorno in privato ciascuna religiosa recitasse l' uf- fizio della B. Vergine, se non si fosse re- citato in coro coll'uilizio divino, poiché sono obhhgate l'oblate di recitarli ambe- due quotidianamente. Prescrisse l'abito nero, senza professione solenne di voti, ma una pubblica oblazione, e senza clau- sura.Suor Orsola fu visitata ripetutamen- te da'pp. Baronio e Tarugi filippini e poi celebri cardinali] e l'abbate Navarro e- difìcò presso la casa religiosa un' abita- zione per se e sua famiglia, per accorrere a 'bisogni spirituali di suor Orsola e go- dere di sua santa conversazione, compia- cendosi della scuola di virtù che ivi avea aperta a tante figlie, senza legami forzo- si, edel buon uso cui era impiegata la sua chiesa. Vicino a morte, e volendo lasciar la serva di Dio e la sua congregazione sotto la perpetua cura d'alcun ordine re- golare, che la guidasse nelle sue pratiche
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spirituali, 1' affidò a' filippini di Napoli della congregazionedell'< J/7//0/77) istitui- ta da s. Filippo, lasciandoli perciò eredi della chiesa, delle case e de' terreni adia- centi, acciò venissero ad abitarvi, per po- ter agevolmente accorrere a'bisogni spi- rituali delle religiose. Suor Orsola restò afllitta da tali disposizioni, vedendosi a- ver perduta la chiesa; e siccome i filip- pini dichiararonsi impotenti ad assume- re la cura spirituale, la venerabile otten- ne generose somme dal duca di s. Agata Gio. Tommaso Coscia e da altre pie per- sone, e con esse potè ricomprare tutte le proprietà del defunto. Occupandosi suor Orsola del buon regolamento della con- gregazione, essa manifestamente venne protetta dal cielo,ecolle sue orazioni più volte sollevò Napoli da disastri. La con- gregazione progredendo fioriva, in uno allo stabilito educandato; dopo 32 anni dalsuo principio, divenne confessore del- la comunità il p. d. Lorenzo Santacro- ce teatino, i cui correligiosi già praticava- no il monastero cou confessare e piedi- care, per cui maggiormente si era statui- to dalle religiose di ritenere il loro abito e imitarne l'esemplare istituto. Frequen- tava il monastero auche il teatino p. d. Matteo Santomagno, allora prepositodi s. Paolo Maggiore di Napoli, e questi for- se fu il i.° de'teatini, a cui per lume avu- to dall'estasi suor Orsola mostrò di voler essere colla sua congregazione diretta e governata da'teatini. Oltre l'intelligenza e unione di spirito che la venerabile avea col vivente s.Audrea Avellino.ebberocon lei colloqui altri ragguardevoli teatini , fra' quali il veti. d. Francesco Olimpio : tutti questi talora le parlarono d'un luo- go di ritiro, che si sarebbe potuto forma- re vicino alla congregazione, onde la ser- va di Dio promise di chiederlo al Signo- re, il quale le dichiarò la sua volontà. Do- po d'averla fatta fondatrice delle teatine, volle che fosse altresì istitutiice d'un ro- mitaggio, che dovea essere un ricetto d'a- nime eielle, ed un ornamento, decoro e
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sostegno di Napoli. Ella però non ebbe il contento eli veder in vita eseguita que- st'altra fondazione, ma avendone lasciate tutte le disposizioni e il dettagliato dise- gno, sì riguardo al materiale del sito, co- me al formale delle regole e sante pra- tiche diesi doveano osservare, ne ha tutta la gloria di fondatrice. Nel giorno della Purificazione di Maria del i6i 7, essendo rapita in estasi dopo la comunione, eb- be chiara rivelazione da Dio e dalla B. Vergine, di doversi formare un nuovo monastero contiguo a quello della con- gregazione e claustrale; e che le abitatri- ci dovranno chiamarsi Romite dell' Im- macolata Conce-ione, in numero di 33 corrispondente agli anni cheGesù Cristo dimoiò in terra, senza le sorelle che han- no da servire. Prescrisse il Signore colla sua Madre il santo loro tenore di vita ri- tirato e austero, e che vestano di turchi- no e di bianco, di panno non tanto gros- so, né tanto sottile, cioè colla veste bian- ca e col manto e scapolare turchino. Che oltre i 3 solenni voti, facessero il 4-°di per- fetta clausura, poiché doveano essere to- talmente separate dal mondo, e perciò dette eremite, senza aver più commercio e contezza de'parenti e amici, e delle co- se del secolo, e senza neppure comuni- care colle religiose della congregazione, se non con quella che sarà destinata a provvederle del necessario alla vita per mezzo d'una ruota. Nella suddetta rive- lazione la B. Vergine con tra le braccia il divin Figlio, comparve in atto di por- gere a suor Orsola i sagri Scapolari tur- chini della sua Immacolata Concezione, per promuovere in tutt'i cristiani popoli insieme colla divozione dell' Immacolato suo Concepimento la riforma salutare al- tresì de'pubblici costumi. L'origine del- l'abitino ceruleo, neh' ultima vita della '\eii. Orsola, ecco com'è narrato. Dopo- ché Gesù Bambino nella visione ebbe ma- infestati) alla venerabile l'istituzione che volea del romitaggio, e promesso granili grazie a quell'auiuie elette, la venerabile
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il pregò perchè tali grazie non fossero cir- coscritte alle religiose romite, ma estese altresì alle persone del secolo. Ella vide allora uua quantità di angeli andar per tutto il mondo spargendo que'sagri sca- polari cerulei. Comprese la venerabile il significato, e cominciò a fare e distribui- re gli scapolari simili a quelli veduti nel- la visione. Nell'articolo Concezione Im- macolata della B. Vergine Maria, nar- rai che neh 671 Clemente X die il sin- goiar privilegio e facoltà a' teatini di be- nedire con proprie orazioni e distribui- re a'fedeli gli Scapolari turchini, deno- minati Abitini (de' quali divozionali ri- parlai a Superstizione, siccome a questa sostituiti) dell'Immacolata Concezione di Milvia 1 ergine; e che Clemente XI neh 7 10 concesse l'indulgenza plenaria, anche in orticaio morti-i, a tutti quelli che porteranno tali scapolari; indulgen- za che pur accordò a chi visiterà nella fe- sta della ss. Concezione una chiesa de'tea- tini o delle teatiue, e di 7 anni e 7 qua- rantene a quelli che le visiteranno nelle altre feste della Madonna. Per la bene- dizione di questi scapolari, gli ascritti par- tecipando a'beni spirituali de'teatini, go- dono d'un numero stragrande d'indul- genze, fra le quali quella di 6 Pater, ève e Gloria alla ss. Trinità in onore dell'Im- macolata Concezione, per cui si lucrano tutte l'indulgeuze delle visite delle basi- liche di Roma, di s. Giacomo di Compo- stela,della Porziuncola ede'Luoghi san- ti di Palestina. Il regnante Pio IX ha con- ceduto al p. generale de'teatini la facol- tà di concedere ad altri del clero secola- re e regolare di poter benedire e impor- re i detti scapolari, con l'annesse indul- genze, alle quali si acquista diritto nel' l'atto dell'imposizione fatta da un teati- no o da altro sacerdote che ne avesse ot- tenuto facoltà dal p. generale de'teatini. Sempre i teatini nelle missioni pontificie loro allìdate, cogli scapolari diffusero la divozione e il culto pratico del mistero di Mjiia concepita senza di ueo di colpa
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ed inogni tempo i teatini con zelo instati- de. Entrali i pp. teatini al governo spi- cabile lo sostennero colle opere e cogli rituale e temporale delle teatine, si die- scritti.Ebbe poi la venerabile il conforto rduo tutta la sollecitudine di promuove- eli vedercalcuuedella congregazione pra- re il sollecito coni inda mento del ronìi- ticare le regole formate per le romite, si- (aggio, e neh 633 a' io giugno si pose la no al numero di 7, e doveano arrivare a i.'1 pietra per quel nuovo monastero, con 12, fra le quali 1 distinguevate d. Olita- tutta solennità ed esplosione di tuttelear- pia e d. Chiara sue nipoti, e pili ancora tiglierie. Persone d'ogni sesso e condi- d. Giovanna Àmodeo fervorosissima e cbe zione mirabilmente contribuirono all'e- ne desiderò anche l'abito, onde suor Or- lezione, e Dio a intercessione della ve- sola la citiamo ritratto delle future tomi- iterabile risuscitò uno scultore lavorante le, capo e principio di esse. Eormate le caduto dal cornicione e morto. Dopo al- regole pel romitaggio, le sottomise a'su- coni ostacoli e ritardi fu proseguito l'e- perioti de' teatini se vi fosse d'uopo di difìzio, e la città dopo la pestilenza del eoi lezione o moderazione, conformando- 1 656 volle sciogliere il voto, portando so- si in tulio al loro giudizio. Nondimeno lennemente la statua della ss. Immacola- l'ordine teatino mostrò ripugnanza d'as- ta Concezione, fatta per opera della ve- >uuicrsi il [teso della direzione e gover- iterabile, in ringraziamento del cessato no della congregazione già formata, e del- Jlagello, e nel 1G67 fu compito, collocan- i'eremo cb'era per fondarsi, e per vari dosi sulla porta della cbiesa dell'eremo anni si mantenne renitente malgrado le una lapide marmorea, ove si legge: Omini suppliche ripetute da suor Orsola negli / irgini sin.' labe conceptae, sarwtimo- (il timi suoi sospiri, dalla città di Napoli medium Heremum vai. Metter Ursula e da vari suoi personaggi. Dopo la morte Beniiicasa delegit, instituit, oc Tee/lino della venerabile la città clte l'avea eletta regimini addìxìt. Allora si elessero le re- in protettrice e con volo erasi obbligala ligiose che doveano entrarvi per le pri- fabbricar il monastero delle romite, nel me a dar principio all' eremo, e ne furo- 162 1 spedì a Pioma ilean. Montanari per no scelte 12 da'monasteri di clausura più ottenere da Gregorio XV l'approvazio- rigida di Napoli, comprese 3 della con- ile delle regole dell'eremo, e perchè tati- gregazione delle teatine, oltre una leati- to questo che la congregazione si accet- na del monastero di Palermo fondato nel tasse da'pp. teatini sotto la loro cura. Le 1 65 1 (dalla principessa Francesca d'A« regole delle romite buono approvate a' ragotia, e ne prese l'abito come appren- 23giugnoi 623 da GregorioXV conbre- do dal p. Ilelyot), e fu dichiarata prepo- ve apostolico, nel quale sono pure i rapii- sta e superiora delle romite d. Maddale- cilamettte approvate le oblate; ma la ri- na Orsini figlia del duca di Gravina, trat- pulsade'pp. teatini continuò sino ali 6331, ta dal monastero della ss. Trinità. JMa di allorché eletto preposi to generale dell'or- poi e tuttora la superiora delle romite ha dine il suddetto p. d. Matteo Santoma- il titolo di priora. Ritornando a suor Or- gno, depositario delle ultime volontà e sola, granile fu la fama di santità che go- desiderii della venerabile, indusse i pa- de in vita e dopo morte, d'altissimi per- dria cedete all'istanze di tanti personag- sonaggi, cardinali, nunzi di Napoli, ve- gi, alle preghiere e alle lagrime delle re- scovi e servi di Dio, nou che presso ogni ligiose e della stessa città ili Napoli, ed genere di persone, sovrani, principi reali, accettarono il governo della congregazio- viceré e viceregine, ed ancor vivente fu ne delle teatine e dell' eremo, e l'aggre- eletta da Napoli per sua protettrice; mol- garono al proprio online colla compar* ti furono i miracoli che [ter virtù divina tecipazioue de'privilegi e grazie che go- operò in vita e dopo la beata sua morte,
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il cui giorno essa indicò, dando contezza Gesù Bambino con libro die le insegna a di sua vita al p. Santacroce suo confes- leggere; la?.. Testasi avanìiGregorioX.1 li; sore per ubbidienza, e lasciando santi ri la 3.' il cardinal Santorio cbe la scongiu- cordi alle sue figlie. Le ringraziò della ra; la ,\.' $. Filippo cbe le comanda far compagnia a lei lenuta,cbiese loro perdo- comparile il sole, il (piale apparisce di- rlo delle colpe commesse, e le pregò di tu- rodandosi le nuvole; la 5.' s. Gaetano cbe mutarla nella sepoltura comune. Avvici- le presenta un libro aperto o le costilu- nandosi suor Orsola agli esti end giorni, zioni de'leatiui; la 6.a Gesù Cristo e la B. sì per l'acerbità maggiore de'doluri cbe Vergine cbe ricevono la sua anima ap- di continuo solfi iva, sì per l'inappetenza pena spirata; la 7. ' Gesù cbe comparisce del cibo, onde le produsse un totale sfi- alle teatiue con 3 triregni di diverse gran- Dimenio di forze, ricevuti da lei i ss. Sa- dezze, e accennando altro stemma d" A- gramenti con divozione e tenerezza, non lessa ndro VII. Dopo avere con l'autori- cessando da'suoi estatici raccoglimentrohe tà dell'encomiata e copiosa Vìtat estrat- vn'ppiìi raccendevauo,lìnaltuenteconse- ta da'processi apostolici e dal mss. del p. reno ridente volto rese lo spirito a Dio Santacroce delle preclare azioni della veu. la notte della vigilia di s. Orsola del t 6 1 8, suor Orsola, compendiosamente trattato d'anni 71. 11 suo cadavere rimase tiessi- dell'origine delle teatine e romile.ora con bile in tutte le membra, e movea a divo- altri aggiungerò altre nozioni sull'istitu- zione in mirarla. Indi apparve a due ni- zione delle medesime. Il p. Flaminio da poti e ad altre persone ; immenso fu il Latera minore osservante, nel Comperi" concorso del popolo a venerarla soprat- dio della, storia degli ordini regolane' terra e sepolta, molti i miracoli fatti. Fu sis tenti s nel t. 4,p- ' 2 ragiona: Delle tea- deposta dopo 3 giorni nella chiesa della tino delV Immacolata Concezione luco- ss. Concezione, ed apertosi dopo4 anni il tuincia a dichiarare le due diverse spe- sepolcro, fu trovato il di lei corpo intero ciedi Teatine istituite dalla veu. suor Or- e incorrotto. lrio VI con solenne decreto sola Benincasa, di oblate con voti sem- pubblicato a'7 agosto I7q3 nella cbiesa plici, edi romitecon voti irrevocabili, tut- eli s. Andrea della Valle de'tealini di Ro- te soggette a Teatini. Dato un lieve cen- ino, approvò l'eroiche virtù della vene- no di sua portentosa vita, narra cbe nel labile suor Orsola. Abbiamo: ì ita del- 1 583 die principio alla sua congregazio- la ven. serva di Dio suor Orso/a Be- ne delle teatine, cbe la venerabile formò rancata fondatrice delle monache tea- di 66 religiose in onore degli anni cbe se- tinc. e del romitaggio della ss. Conce- condo alcuni visse la B. Vergine in terra zione di Napoli, scritta da un chierico (nell'articolo Corona ni s. Brigida, con regolare teatino, e dalle stesse teatine altri dissi recitarsi in onore de'63 anni cbe dedicata a sua Maestà la regina delle diconsi vissuti dalla Madonna). Altrettan- te Sicilie. Roma 1 796. Ne' voi. IV, p. to riferisce il p. Bonanni gesuita, nel Ca- 24» LUI, p-42> dissi che sono possessore talogo delle vergini dedicate a Dio, p. d'una mirabile canna volgare gradita o 9 5, e riporta la figura come vestono le incisa con figure, fogliami, grappoli d'u- teatine; osservando che non le obbligò la va e arabe>chi, già donata al sanese A- fondatrice a'3 voti solenni, ma solamen- lessandro VII, il cui stemma ha laterali tea pubblica oblazione, perchè volle che le ligure della Chiesa e della Giustizia, vivessero per puro amore rinchiuse; esic- euna gloria d'Angeli avvi da' lati del tri- come la ven. Orsola dubitò che la con- regno,indi seguono 7 rappresentazioni ii- gregazione potesse mancare dopo la sua guai danti la ven. suor Orsola Benincasa, morte, per rivelazione divina ordinò che e loro iscrizioni. Esse esprimono: lai/ si assoggettasse all'ordine teatino. Dichia-
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railp.da Latera,che le loro principali re- le maniche larghe, e legata con un cingo- gole sono le seguenti. La recita dell'uffizio lo di lana. Inoltre portano in capo un ve- divino senz'alcun canto concertato, come lo bianco, senza soggolo, invece del qua- si recita tla'pp. teatini, e di quello della le fanno uso del collare della veste, simi- Madonna in privato. Un'ora d'orazione le a quello de'teatini. Rimarca il p. Do- la mattina in comune, e un'altra dopo il Danni, essere 1' abito di saia nero quello \espero, oltre la quotidiana recita del / e- usato dalle vergini della primitiva chie- ui creator Spiritus. e del De profundis sa, secondo la testimonianza del Daronio. dopo l'ora di noua. La superiora e le al- Non escono mai dal monastero, ed a lo- tte sorelle fanno a vicenda un'ora d'ora- ro non si può parlare che per la grata, co- zione avanti il ss. Sagramento, per l'ado- me suole praticarsi colle religiose obbli- razione diurna e notturna, nella circostan- gate alla clausura. Quindi il p. da Late- za dell'esposizione del medesimo; ed in o- ra passa a dire delle romite, tra le quali gni venerdì nelle lorochiese si espone pub- ponno ritirarsi le teatine più inclinate al- binamente, mentre molte di esse stanno la solitudine,non potendo con esse comu- in coro a orare, ricevendolo poi nella s. idearle romite. Chele teatine passate tra comunione nelle domeniche, uè' merco- le romite, (piando si ammalano ritornano ledi e sabati, ed in tutte le leste. In ogni allacongregazioue,cguaritesi restituisco- giovedì dopo il mezzodì cantano in coro noal romitaggio. Quest'asserzione del p. il Pange lingua, il I cui creator Spiri- da Latera non è vera, poiché la ven.Orso- tuSf e l'antifona dell'Immacolata Conce- la prescrisse che le oblate e le romite non zione. E' loro permesso di cantare nelle si vedessero ne vive né morte. Tanto le proprie cellealcune canzoni spirituali, ma religiose della congregazione, che quelle è loro proibito sì in chiesa che in casa dell'eremo, tutte sono teatine; ma le ro- 1' uso degli organi e di qualunque stru- mite sono veramente monache per pro- meuto musicale. Ogni 1 5 giorni, di vener- fessareda loro i voti solenni, le altre con- dì, sono tenute ad accusarsi de'lorodifet- siderandosi oblate. Il p. Bonanni che e- ti nel capitolo, e nell'avvento, nella qua- gualmente a p. 4-5 Iie riporta la figura e resima, e in tutti i mercoledì e venerdì, ne parla, cou l'autorità del p. d.Gio.Bat- a flagellarsi con discipline. A'digiuni del- tista Bagatta teatino , ed altro scrittore la Chiesa aggiungono quelli delle vigilie della vita della ven. suor Orsola Beninca- dellefeste delss. SagramentOjdeirimma- sa, ecco come ne racconta la sua fonda- colataConcezioneédelIaPurificazionedel- zione. La ven. suor Orsola dopo aver i- la Madonna, e sono esortate a portare il stitnita la congregazione della ss. Conce- cilizione'venerdì. E loro prescritta altre- zione, designò di formare un eremodi ver- si una certa corona- che debbono recita- gini per attendere alla vita contemplati- re ogni giorno, insieme con una 3. par- va, e ciò per rivelazione divina, pe'doui le di Rosario; la celebrazione d'uua mes- cheavea di estasi e di profezia, cioè quan- ta, da cantarsi ogni sabato in onore del- do rapita fuori deseusi vide la ss. Vergi- l'immacolata Concezione, e di celebrare ne vestita di bianco con manto ceruleo o con molta pompa, anche con musica, la turchino, e il s. Bambino con una veste di lei festa per 3 giorni continui, e colle- nera in mano, e molte vergini alla destra sposizione del ss. Sagramento, al dire del di lui vestite come la Madre, ed altre al- p. Bonanni. Si raccomanda loro il lavo- la sinistra vestite di nero. Le parve che ro delle mani, la vita comune, la pover- il s. Bambino facesse passare alcune di tìi e le altre virtìi; come ancora di porta- quelle vestite di nero nella classe delle re l'abito de' tea tini, cioè una tonaca bian- bianche. Le disse allora la C. Vergine, che ca ai di sotto, e sopra uua veste nera col- Dio voleva in quel luogo del monte s. El-
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ino e vicino nlla casa della congregazio- ne, die si erigesse un eremo nel e j 1 1 a I e vi- vessero 33 vergiui,oltre 7 serventi, le qua- li segreealed'ogni umano consorzio, s'im- piegassero sempre in orazioni, penitenze e altri esercizi spirituali. Narra il p. ila Latera che il monastero o eremo è con- tiguo alla casa della congregazione, ha la Mia chiesa particolare, ed è separalo dal- la stessa casa da una sala, in cui sono due porte, una per entrale in questa, l'altra nel monastero o romitaggio. Vicino alla porta della congregazione vi è una scala per cui s'introducono le provvisioni al- l'una e all'altra comunità necessarie. Si ricevono queste dalla superiora della con- gregazione, la quale deve provvedere le religiose romite di tulio il bisognevole, onde non abbiano mai occasione d'affac- ciarsi alla porla della sala comune d'am- bo le case; imperocché la ven. istitutri- ce, sebbene fondò leoblate e le romite sot- to la medesima invocazione dell'Imma- colata Concezione, incaricò le oblate del- l' ullizio di Marta coli' amministrazione delle cose temporali, le romite di quello di Maddalena senza essere distratte dal- la vita contemplativa e solitaria, in che si obbligano cou solenne voto. Da detta sala si passa in altra, di cui apre la por- ta la superiora, allorché vi è urgentissimo bisogno d'introdurre nell'eremo il con- fessore, il medico, il chirurgo e altri, i qua- li affinchè non s'internino nel monastero, l'infermeria dev'essere vicino alla porta. Nota ancora il p. da Latera, che quando Gregorio XV confermò le costituzioni dell'eremo, già scritte dalla ven. suor Or- sola,soggeltòlereligiose alla giurisdizio- ne e visita de' teatini, ma che l'arcivesco- vo di Napoli le visitasse una sola volta, e per quella le romite l'ubbidissero; e che iieli(i>4 Libano Vili l'esentò dalla giu- risdizione de'teatini, e le soggettò a quel' la del nunzio apostolico di Napoli (questo racconto mi sembra inesatto e non cor- rispondente al surriferito, ove colla esat- ta e critica / ita della vtn. suor Orto*
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Li. rimarcai più tardi aver i teatini assun- to il governo delle religiose, e posterior- mente si fabbricò I' eremo), dal quale Cle- mente IX con breve de'q luglio 1 668 le tolse, riponendole nell'ubbidienza de'tea- tini.' Per le proprie costituzioni le romi- te sono tenute d' astenersi sempre dalla carne, tranne nell'infermità; a digiunare nelle vigilie delle feste della B. Versine, e più rigorosamente in quelle dell'Imma- colata Concezione, dell'Ascensione e del ss. Sagramenlo; in tutti i sabati e nei due ultimi giorni di carnevale, oltre i digiuni della Chiesa. In lutti i venerdì debbono tenere esposto il ss. Sagra mento per 5 ore, e fargli continuamente orazione 5 religio- se. Ne'venerdì sono pure tenute a porta- re il cilizio per più ore, così in quei del- l'avvento e della quaresima; ed ogni io giorni ne' mercoledì si fanno la discipli- na, oltre altre non interrotte mortifica- zioni e penitenze. Quelle che si ricevono nell'eremo devono aver 20 anni, e farne due di noviziato. Quando sono ammesse alla professione, pourio entrar nella chie- sa e trattenervisi per un giorno intero coi più stretti parenti, senza speranza di più rivederli eparlarci, ed in questa circostan- za pranzano nel refettorio delle sorelle della congregazione; sebbene questo con- cedesi solamente a quelle, che dalla vita secolare passano immediatamente all'e- remo, poiché quelle che vi passano dal- l'oblate, potino nel detto giorno trattener- si soltanto colle sorelle di esse. Rinnova- no i loro voti due volte l'anno, cioè nel- le feste della Purificazione e di s. Gaeta- no. Quantunque il numero delle coriste sia limitato, non lo é quello delle conver- se. L'abito loro consiste in una veste di panno bianco, serrata con cintura di cuo- io, nello scapolare e manto turchino, por- tando il velo nero e il soggolo come le altre monache. Aggiungerò riferire il p. Bonari- ni, che incedono scalze e comandali come le cappuccine; ma veramente esse usano calze e sandali. Il P. llelyot, Storia de- gli ordini religiosi, ucl t. 4,cap. i3, tie-
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ne proposito: Delle Teatine dell'lmmaco- lata Concezione della ss. Vergine, delle della Congregazione,con la vila della veti, madie Orsola benincasa loro fondatrice. Cap.i4: Delle religiose Teatine dell'Ini* macolata Concezione della ss. Vergine, dette dell'Eremo.
Cenni storici intorno al dogma dell'Im- macolata Concezione di Maria l er- gine Madre di Dio. Del suo antico culto e festa. Definizione dogmatica sopra V Immacolato Concepimento di Diaria santissima. Dimostrazioni so- lenni e universali di giubilo religioso per sì eclatante avvenimento.
Mentre io terminava di leggere gli stam- poni dell'articolo Subiago, fui compreso d'inesprimibile e dolcissima religiosa con- solazione, per avere il regnante sommo Pontefice Pio IXj con infallibile oracolo, finalmente definito il grande mistero del- l' Immacolato Concepimento di Maria (l '.) sempre T ergine e Madre di Dio. Avendo dovuto parlare di esso in tanti articoli di questo mio Dizionario, e ane- lando con impaziente fervore di far pa- rola del sublime atto con che fu autore- volmente e con tanta maestà sanzionata la nostra antica e pia credenza; ed insie- me, ricordando i principali di tali artico- li, rendere nel mio india un profondo o- massio d'affettuosa venerazione alla Re-
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giua (V.) del Ciclone per far eco altresì all'universale slancio di portentosa e i- naudila esultanza, ho quindi riflettuto che il primo articolo che potesse averne relazione era questo delle Teatine, co- niechè in un modo particolare e divino istiUiite sotto la dolce invocazione della ss. Immacolata. Concezione di Maria, e per tuttociò che superiormente narrai di loro; e così nel rammentato articolo Su- biaco promisi che in questo ne avrei fat- to parola. Ora dunque e sotto gli auspi- cii del decretato dogma, qui con fervore tcuteiò di effettuare il mio riverente pro-
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ponimento, onde registrare anch'io nella mia opera un solenne trionfo della chie- sa cattolica, ed in breve dirò come splen- didamente fu ovunque celebrata. Però so- no assai dolente, perii laconismo che mi è dura legge. Sarà dunque la mia narra- zione quasi un povero nastro o lemnisco (del (piai vocabolo resi ragione anche nel voi. XXI li, p. 2 18), percongiungere pos- sibilmente, con isproporzionate e deboli forze, tutto quanto il so!ennizzato,forman- do dalla riunione e complesso delle strepi- tose e commoventi dimostrazioni di som- ma e divota gioia, l'immortale corona di gloria intrecciata e per general consen- so olferta alla ss. Vergine, nel f insto e tan- to ardentemente desideralo avvenimen- to. Per questo l'età presente andrà super- ba sopra tutti i secoli antipassati, e vivrà in voce di benedizione e di laude imperi- tura presso i secoli futuri. Imperocché, la solenne definizione fu festeggiata con u- niversale entusiasmo in ogni paese e na- zione dell'orbe cattolico, dalle più mae- stose basiliche alle più piccole chiese, cou religiosa gara, onde onorare la Concezio- ne Immacolata della gran Vergine, cui tutte le genti chiamano Beata e. invoca- no con viva fede e affettuoso amore, sic- come lieta speranza e lusinghiero con- forto di tutti. Ne' primordi di mia com- pilazione fermò la mia attenzione il te- nero argomento di raccogliere con filia- le riverenza alcune erudizioni, per pro- pugnare col buon volere di mia tenui- tà una delle più eccelse e splendide pre- rogative della 13. Vergine, nel suo Imma- colato Concepimento. Non osando dichia- rarle espressamente con apposito artico- lo, le sparsi ne' relativi, e le maggiori le collocai in quello intitolato: Concezione Immacolata della B. I ergine Maria, Festa, che stampai nel 1842. Dopo aver accennato i fondamenti del sentimento co- mune e favorevole de'teologi cattolici, e dopo aver indicato il precipuo fine dell'i- stituzione della festa, divisi l'articolo in 3 paragrafi. i.° Controversia e questione
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della Concezione Immacolata della li. I ergine Maria. •2.0 Festa dell'Immaco- lata Concezione di Maria I ergine. 3.° Altre notizie sulla controversia e festa
deli 'Immacolata Conce-ione. Dopoque-
st'articolo, scrissi e pubblicai immediata*
niente quelli del le città vescovi li, del le cor- porazioni religiose e degli ordini equestri) che portano il titolo della Concezione ss. Immacolata, oltre quelli de' sodalizi a' loro luoghi, ed oltre gli articoli di con- gregazioni religiose che militano sotto il medesimo patrocinio. Siffatti titoli impo- sti a città e ad istituti, sono una delle lau- te prove dell'antica, generale e ferma cre- denza religiosa dell'Immacolato Concepi- mento di Maria. Di sopra rilevai la mera- vigliosa origine e l'antichità degli Scapo- lari dell'Immacolata Concezione, che si benedicono da' rrcalini. con indulgenze accordate da Clemente X e da Clemen- te XI, oda loro e dalle Teatine f\ dispen- sano, per promuovere la divozione del- l'Immacolato Concepimento, sempre va- lidamente sostenuto da' teatini figli del pa- triarca de'chierici regolari s. Gaetano. A. Mkdaglie BENEDETTE narrai comene'pri- mi anni del pontificato di Gregorio XVI, e per l'indulgenze particolarmente da lui concesse, si propagò prodigiosamente Ja medaglia dell'Immacolata Concezione, detta comunemente la Medaglia miraco- losa, pe'portenti da Dio operati in virtù «h tal divozione, e ne feci la descrizione. Inoltre notai, che Gregorio XVI divotis- simo della medaglia, oltreché portava sul petto la medaglia miracolosa, ne teneva l'immagine a capo del suo letto, e ad essa rivolti isuoi occhi spirò soavemente la sua candida anima. Che ili.°a far coniare e conoscere in Roma la medaglia miraco- loni ed esserne insigne propagatore, fu il cardinal Agostino lììearola ( I j; altro benemerito riconoscersi il cardinal Luigi Lambruscbini, ben degno segretario di stalo dell'encomialo Papa, e da ultimo inolio vescovo di Porto (l .), grave per- dita che ancora vifameiite si deplora. Dis-
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si pure de'lihri perciò stampati, e della prodigiosa e strepitosa conversione del- l'ebreo Alfonsa Ratishonue, dopo I appa- rizione dellaMadonna quale si rappresen- ta sulla medaglia, avvenuta nella chièsa di s. Andrea de' Minimi (I .) in Roma; laonde divenne ferveutissirno cattolico e si fece gesuita. Finalmente ricordai il dot- tissimo libro composto con vasta erudi- zione ecclesiastica e pubblicato dallostes- so cardinal Lamhruscbini, co'tipi di Pro- paganda fide: Dissertazione polemica della Immacolata. Concezione di Murili, Roma 1843.E siccome il cardinale era sta- to eccitato a scrivere la dissertazione e poi anche a stamparla dall'amplissimo car- dinal Giacomo Filippo Fransoui. prefet- to della s. congregazione di propaganda fide, egli con onorifica dedicatoria a lui la intitolò. Questa dissertazione, che me- ritò rapidamente più edizioni e in diver- se lingue, fu pure pubblicata con questi stessi i\\\\: Sali' linmacolatoConcepiinen- to di Maria. Dissertazione polemica del cardinal Luigi Lambritsckini vescovo di Sabìna,bibliotecario di s. Chiesa, ec. E- dizione 1." veneta, riveduta e ritoccata dall' eminentissimo autore, Venezia nella tipografia Emiliana [844' L'editore cav. Giuseppe Battaggia console pontificio in Venezia e proprietario della tipografia, vi premise una dichiarazione affettuosa e divota, la quale onora non meno la sua pietà verso l'Immacolata Concezione, che i distinti pregi dell'opera di sì illustre e sapiente porporato autore. 13 i questa bei- Li produzione di sua dottrina e tenera di- vozione, per più ragioni, e per essere la 1. "pubblicata negli ultimi anni sull'argo- mento, trovo opportuno di giovarmi e darne un generico estratto. Imperocché con esso, col riferito ne'luoghi già citali o indicati, sebbene sarà inevitabile pera- nalogia alcuna ripetizione, a seconda ilei mio proponimento, giudico bastare come di preambolo al racconto della sanzione del dogma e suoi festeggiamenti, cioè al- la narrazione del più importante di quaof-
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to precedette, accompagno e seguì il me- morabile decreto. Alla concisione potrà soppìi re alti-esile di verse aggiunte più op- portune che andrò Tacendo alla disserta- zione nelle cose principali ; le quali ed il cennoche darò della bolla dogmatica, mi dispensano pure dal molto che altrimen- ti mi resterebbe a dire, anche se parlan- do delle posteriori e classiche opere pub- blicate sul vagheggiato subbielto da feli- ci e robusti ingegni, dovessi renderne ra- gione, il die non è dato alla mia pochez- za, ed è ancora incompatibile alla natura de' miei studi d' erudizione, onde dovrò limitarmi a poche e vaghe indicazioni. Premetterò, che fin d' allora che piacque ni clemeutissimo Dio di rialzare l'uomo caduto dalla speranza di salute, manife- standogli il suo pietoso consiglio di risto- rarne le perdite e la rovina, insieme colla promessa d'un Redentore, il quale, secon- do Adamo, rigenererebbe a vita i generati a morte dal primo prevaricatore, gli an- nunziò il nascimento d'un'allra Eva, che nemica eterna d'ogni peccato riparereb- be il fallo d'Eva sedotta, e sarebbe in ve- rità madre di viventi. E se il Signore Id- dio disse al serpente: Io metterò inimi- cizia fra tee la donna, e fra la tua pro- genie e la progenie di Lei: Ella schiac- cerà il tao capo, e tu cercherai indar- no di mordere la sua pia ntajmanì festa- inente dalla divina sentenza si scorge l'o- rigine immacolata di Maria Vergine Ma- dre di Dio, significandosi pel serpente il Demoino, e per la donna devesi intende- re Maria. Quindi Colei di cui Iddio so- lennemente predisse che sarà mortai ne- mica al demonio,non poteva esserne giam- mai e neppure per poco suddita e serva ; come quella ch'era con immunità preser- vata da ogni peccato, e dall'infezione del- la colpa originale. Né l'arte cristiana tro- vò miglior modo d'esprimere in figura l'Immacolata Concezione, che rappresen- tando la ss. Vergine in atto di conculca- re col piede la testa del velenoso serpen- te. Primieramente il cardinal Lumbru-
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schini, con Benedetto XIV e il comune dei teologi, Defestis Mariae Virginist cap. 1 5, distinse e dichiarò, che cosa s'in- tenda sotto il doppio senso della parola Concezione o Concepimento. » La con- cezione altra è attiva, e riguarda la ge- nerazione del corpo e la sua organizzazio- ne; altra è passiva, e si opera allorquan- do Dio Signore infonde l'anima nel corpo stesso già debitamente formato ed orga- nizzato ". Dicendosi pertanto, che il con- cepimento di Maria tu immacolato, non s'intende già di parlare della concezione attiva, ossia della generazione del bea- to suo corpo ; imperocché V essere con- cepito da donna senza il maritale con- corso è un privilegio riservato solo a Cri- sto, e non ad altri. S' intende perciò di parlare unicamente della concezione pas- siva, nella quale la benedetta anima di Maria nell'unirsi al corpo per virtù del- la grazia santificante, nella quale fu crea- ta, immune divennedal contrarre la ben- ché minima ombra dell'originale reato. Non poteva mettersi in dubbio il bel pri- vilegio concesso a Maria, non permetten- do Dioche fosse macchiata dal peccato Colei, che destinata era ad albergar nel suo seno il Salvatore del mondo. Iddio volle sottrarre da Ila legge comune del pec- cato questa privilegiatissima creatura da lui prediletta e distinta per modo da far- la divenire l'istrumento di nostra felice redenzione; avendo pure santificato uel- l'utero materno il Profeta Geremia e s. Gio. Battista. Maria andò esente dalla legge comune, avendo concepito il divin Figlio per opera dello Spirito Santo,e nel divenir Madre di Dio restò Vergine, par- torendo nel Presepio senza dolori, i quali per legge generale di Dio patiscono tutte le donne. Le divine Scritture esplicita- mente non affermano il singoiar privile- gio conceduto a Maria, ma sì nell'antico che nel nuovo Testamento se ne dice quanto basta per farlo chiaramente ar- gomentare. La Chiesa nella Liturgia che a lei sino da'prUni tempi consagrò, fece
TE A intendere il privilegio di sua immunità dall'originale reato, come rilevano con al- tri s. Girolamo, Sertn. de 4ssumptione: lthn Tmmaculata,auia in nullo corru- pta. Nel i 2 i 5 Innocenzo III ordinò a've- scovi di Francia che si festeggiasse la Con- cezione diMaria;iudiiii subito con solenne rito celebrata dalla chiesa di Reims, e in breve tempo da tutte le chiese di Fran- cia. Il dottore s. Bonaventura Fidanza ministro generale de'francescani e poi car- dinale, nel capitolo del i 263 ordinò che per lutto l'ordine si dovesse solennizzare la festa della Concezione diMaria,e quin- di ebbe principio ne' francescani quella parzialissima divozione all' Immacolato Concepimento, e quel zelo fervidissimo nel difenderlo, per cui fra tutti gli ordini della Chiesa cotanto si segnalò. Riferisce il p. Strozzi nella sua Controversia della Concezione considerata ìstoricamente, chei Papi Nicolò III del ì 277 in Roma, e Clemente V del 1 3o5 in Avignoue, solen- nizzarono la festa della ss. Concezione in- sieme co'cardinali nelle cappelle pontifi- cie. Il concilio di Basilea (dopo il matu- ro esame di due anni, imponendo silen- zio alla parte contraria e confermando la festa) apertissimamente pronunziò la dot- trina sul concepimento della B. Vergine scevro da ogni macchia, né perciò essere lecito il tenere e predicare in contrario. Definizione che rinnovò e adottò il sino- do à* Avignone (dell'operato da] Sinodo di Basilea e da quello d'Avignone, a Con- cezione notai qual conto ne fece la Chie- sa'.dappoiché il decreto conciliare di Ba- silea avrebbe dato termine alla questio- ne, se la pai lenza de'ponlificii legati di Eugenio IV non avesse reso il concilio acefalo e scismatico), e fu abbracciala da un grau numero di teologi di molte na- zioni, come pure da molle accademie, e quella allora fiorente di Parigi nel 1 /j()6 obbligò con giuramento i suoi membri a difenderla, e professare come di fede la dottrina, che asserisce la B. Vergine es- sere sluta concepita senza ueo di colpa. 1
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Papi sempre favorirono e protessero la sentenza dell' Immacolata Coi icezione.Es- sendo stalo aperto il campo agli opposi- tori della pia sentenza, Sisto IV france- scano volendo porre un freno al trasmo- dare d'alcuno, emanò 3 costituzioni, colla I. delle quali concesse varie indulgenze a quelli che recitano l'uffizio o interven- gono alla messa in onore dell'Immaco- lata Concezione, con I' orazione , Deus qui per Immaculatam I irginis Conce' ptionem .... ab omni labe praescrvasti : orazione che si continuò sino a s. Pio V domenicano, il quale la soppresse in uno all'ulìiziostampato e pubblicato sotto Si- sto IV, accordando la facoltà di poterlo recitare al solo ordine Francescano j col- la 2/ riprova le varie interposizioni insi- nuale contro la pia sentenza, e scomu- nica quelli che diranno l'una o l'altra e- relica; colla 3.' in fine conferma le prece- denti, riprova le novelle interpretazioni sinistre, e scomunica quelli che nel pre- dicare o in altra guisa avessero in ap- presso combattuto il privilegio difeso del- la pia sentenza. Queste costituzioni so- pirono, non terminarono la controversia, che durò a fronte delle medesime fino al concilio di Trento, in cui fu di nuovo a- gilata. Notai nel voi. XXVI, p. 228, che verso il i464 ebbe origine in Roma la confraternita naziouale de'fiancesi, sotto il l'itolo di Maria Vergine concetta senza peccato, che Sisto IV approvò e chiamò congregazione. Nel l'articolo Fa ancesc a xo online parlai del celebre fr.GiovanniZ?M/M (J .) Scoto, di lai ordine, morto nel i3o8, il quale poderosamente sostenne e difeso trionfalmente la pia credenza della pie servazione di Maria dal peccato origina- le. Che Sislo IV alla propria presenza fece da'suoi francescani sostenere alcune di- spule in favore dell'Immacolata Conce- zione, e poi impose silenzio ad essi e a' domenicani sulla controversia. Che nel capitolo del 1 7 1 f) fu decretato da'france- SCani, che l'Immacolata Conce/ione fosse venerata qual protettrice principale del-
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l'ordine, e la sua lesta collocala tra le più solenni. Alessandro VI,divotissiino della B. Vergine, rinnovò con suo editto le 3 costituzioni eli .Sisto IV, comandandone l'osservanza sotto le pili gravi pene, econ- fermò I' ordine delle monache : Vergini della ss. Concezione (f^.), véneratrici per- petue dell'Immacolato Concepimento; le quali portavano nello scapolare l'imma- gine della ss. Vergine che colla lancia fe- riva il serpente, ed un manto color ce- leste per significare che la B. Vergine fu cosa tutta celeste, e nulla ebbe in se del v i 7 i o e della maledizione terrena. Quin- di è che la chiesa metropolitana di Sivi- glia in Ispagna, per antichissimo privi- legio confermatole da' Papi, nella solen- nità della ss. Concezione e per tutta l'8." (e così pure que' paggi che in delta cat- tedrale e nella stessa 8/ fanno quella sa- gra danza di cui riparlai nel voi. LX Vili, p. 53, ed altresì all'articolo Teatro dicen- do delle danze sagre, di verse dal ballo pro- fano) veste di color celeste i sacerdoti e i chierici, confessando così sempre l'in- contaminata purità e l'origine tutta san- ta e celestiale di Maria, anche col l'este- riore ornamento de'sagri ministri. Delle monache della ss. Concezione, comechè francescane, ne riparlai nel voi. XXVI, p. 192. IN'el concilio di Trento il piissimo cardinal Paceccoft .).e i due teologi ge- suiti mandali dal Papa, i pp. Lainez e Salmerone, contribuirono perchè nel de- cido de peccato originali, si aggiunges- sero le parole: Intorno alla B. Vergine il s. concilio nulla intende eli definire; ben- ché piamente creda Lei essere stata con- cella senza peccato originale .... Sebbe- ne a questa sentenza avessero aderito due terzi della congregnzione,perchè sembra- va tacitamente definita la questione, que' pochi della contraria opinione, con un ar- dore corrispondente alla circostanza, e pel riflesso che dovendosi combattere e condannare tante eresie manifeste, e tan- te bestemmie de'novalori, non era tem- po opportuno di defluire questioni au-
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cor controverse fra' dottori cattolici, fe- cero accomodale il decreto con quest'al- tre parole. •» Dichiara il s. concilio, non essere di sua intenzione per questo decre- to, ove parla del peccato originale, com- prendere la B. e Immacolata Vergine Ma- ria madrediDio,edoversi osservare quan- to da Sisto IV fu decretato." Se il con- cilio non emise una definizione solenne sull'immunità della B. Vergine dal pec- cato d'origine, per non dar occasioue a discordie e per altri prudenziali riguar- di, tuttavia con 1' esposta dichiarazione venne a confermare tale immunità, chia- mandola Immacolata, e con intenzione di dire non essereE Ila stata concepita nel peccato originale. Il Papa s. Pio V sop- presse il suddetto uffizio non per censu- rarlo, ma per preseli vere in tutta laChie- sa una maniera uniforme di pubblica preghiera, poiché in quel tempo vari e- rano gli L/J/zi sulla Concezione della B. Vergine. Tra di essi scelse quello dell'Hel- sino, sostituendo alla voce Nativitatis l'ai Ira Conceptìonisj oltreché s. Pio V frenò gli oppositori della pia sentenza, e condannò le proposizioni di Bajoche im- pugnava direttamente il privilegio; rin- novò le disposizioni delle costituzioni di Sisto IV, vietando che si parlasse della questione nelle prediche e ne'libri scrit- ti in lingua volgare: ordinò chela messa e 1' uffizio della Concezione avessero luo- go nel nuovo ordinamento del Brevia- rio e del Messale Romano, facendo in lai guisa un precetto generale della recita di ambedue; così stabilì di precetto quasi a tutta la Chiesa la festa della Concezione di Maria, e perciò ne aumentò il culto. Il francescano Sisto V pubblicò l'indul- genza plenaria nella festa della ss. Con- cezione. Nel secolo XVII l'ordine eque- stre di Calatrava aggiunse a' suoi voti quello di difendere 1' Immacolata Con- cezione. Paolo V adunò in Roma una con- gregazione de'più dotti cardinali, e volle conoscere che cosa sentissero intorno al- l' obbietto della festa dell' Immacolata
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Concezione, clie alcuni teologi dicevano essere non il primo istante dell'esistenza della Vergine, ossia la Concezione fìsica, ma la Santificazione di lei fatta quando e prima che uscisse dal seno materno. Una- nimemente tutti risposero che la Chiesa intendeva celebrare la santità del primo Concepimento ili Maria, (piando l'anima Bua benedetta fu da Dio spirata e unita al corpo; quindi Paolo V proibì di parlare contro l'esenzione di Maria dal peccato tì- ngi naie, e della pia credenza fu assai be- nemerito, per quanto altro dirò poi. Que- sto decreto fu ampliato ed esteso anche s'ori va li scritti e colloqui dal successore Gregorio XV, eccettuandone i domeni- cani inprivatis coi uni colloauiis seucon- ferentiis. Comandò per altro, che tanto nella recita dell'uffizio divino, quanto nel- la celebrazione della messa, non si do- vesse usare altro nome che quello della Concezione^ e che la sentenza favorevo- le al privilegio di Maria poteva esscre-so- slenula sì in privato che in pubblico. Ur- bano Vili ad istanza del duca di Man- tova (1 .) creò l'ordine militare de'cava- lieri dell'Immacolata Concezione^ in Ilo- ma gì' impose il manto e la croce; e per divozione all'Immacolato Concepimento volle celebrare la messa nella chiesa edi- ficata in onore della ss. Concezione dal suo fratello cardinal Barberini a'suoi an- tichi confratelli cappuccini. All' articolo Tuccia, descrivendo il santuario diGallo- ro, raccontai che fu eretto sotto Urbano Vili e dedicato all'Immacolata Conce- zione. A lessandro V 1 1 fece eco a'suoi pi e- decessori, confermando le lorocostituzio- dì in favole dell'Immacolata Concezione (con quelle particolarità che riportai in quell'articolo), spiegò il senso del conci- lio di Trento nelle sue parole relative al- la questione, e quello della chiesa roma- n i sul vero oggetto di Ila lesta; ed aggiun- se, the ad esempio de' predecessori vo- leva favorire e difendere la pietà e divo- zione di venerare e celebrare la B. \ er- gine preservata dal peccato originale ;
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commendò quindi i sostenitori della pia sentenza, che disse ammessa da quasi tut- ti i cattolici; e minacciò pene severissime a chiunque avesse ardito contraddire al- la medesima sia con parole, sia in iscritto. Molai a Concezione, che propriamente fu Clemente X 1 che decretò, essere compre- sa la fesja dell'Immacolata Concezione tra le feste di precetto, e da osservarsi da'fe- deli di lutto il mondo, colla ivi ricorda- la costituzione CommissiNobis, de'6 di- cembre 1708, Bull, lii'in. t. io, par. i.', p. 206. Dissi a Corona dell' Immacolata Concezione, che il domenicano Benedet- to XIII istituì nel convento francescano de'minori osservanti d'Araceli la confra- ternita della ss. Immacolata Concezione, e ad istanza del loro p. generale facoltiz- zò i religiosi a benedirne le coronecon in- dulgenze, altre concedendone al sodalizio e quali le godeva la nobile sin non fra- ternità dell' Immacolata Concezione ( I . ) nel 1 465eretta nella Chioso di s. Lo- renzo in Dama so (VX nella sua cappella in fondo alla nave sinistra, le cui pitture di cherubini nella «olla colorì a frescoPie- tro da Cortona, architetto della elegan- te cappella, che ornata di belli marmi. Nell'altare si venera l'immagine della B. Vergine, che vuoisi dipinta in legno da s. Luca nel suo soggiorno in Roma, in una grotta poi trasformata da'primi fedeli in oratoi io,efabbricatavi in seguito una chie- sa vi fu trasportala la s.l minatine, onde per essa e per essere la grotta ornata di diverse sagre pitture in denominata s. Mona ili li i-ollapinla.e ne feci parola nel voi. LI, p. 2 ,■{.■{, e nell'articolo Teatro di PoMPEo,cioè quando nel 1 343 si rifabbricò la chiesa sot- to l'invocazione dell'Immacolata Conce- zione. Rimasta però la s. Immagine di s. Lina sotto l'arco della nuova chiesa, e fa- cendo molli miracoli, neh 465 solenne- mente fu trasportata nella chiesa matri- ce dis. Lorenzo* in Damasoecollocata nel- la eappella che fu perciò dedicata alla ss. Concezione dal nominato sodalizio, indi coronata con corona di finissimo oro dal
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cnpitolo Vaticano. Per quanto poi dovrò dire della rinnovata coronazione, non riu- scirà discaro questo cenno. Altre notizie sulla s. Immagine e sul sodalizio si potino leggere nel Bovio a p. i 29 e 166, La pietà trionfante nell'insigne basilici/ di s. Fio- renzo in Dama so. Siccome Benedetto IX III avea soppresso nel [726 l'qrcicou- fraternità e applicate le rendite di scudi 2280 al capitolo, il Bovio vivamente de- plorò 1' estinzione dell' illustre sodalizio, causato da pretensioni e esigenze sui Be- neficiati e rimanenti del clero. In seguito l'arciconfraternita fu ristabilita neliy3o dallo stesso Benedetto XI II, e tuttora fio- risce e dispensa doti alle povere zitelle, o- norando con particolar culto la ss. Con- cezione. Le doli sonodi due specie,per ma- ritarsi a 8 giovinette e di circa scudi 2 5 l'ima, e per monacazioni a 6 donzelle che ne abbiano la vocazione e di scudi 1 00 l'u- ria per benefica fondazione di Trucca. Il liombelli, Raccolta delle immagini del- la B. Vergine ornate di corona d' oro dal capitolo di s. Pietro, riporti l'imma- gine di questa, non la dice dipinta da s. Luca, ma portata diGrecia nella persecu- zione degli Iconoclasti, con iscrizione in- torno che dichiara contenere nel foro che ha in petto le reliquie di s. Felice Papa, de'ss. Marco e Marcelliano, e de'ss. Qua- ranta martiri. Asserisce che dalla chiesa di Grottapinta fu trasportata ove si vene- rava nel i4*>8 (il Bovio erroneamente di- ceavvenutoil trasferimento nel i62 5,anzi altri vogliono che il sodalizio sia stato isti- tuito nella sua chiesa,e poi nel 1 465 passa- toio quella di s. Lorenzo inDamaso),onde ■vi fu eretta a suo onore l'arciconfraler- nita. Pe'coiracoli operati dalla s. Imma- gine neh 635 fu coronata, vivendo anco- ra il pio istitutore di tali corone, e venne allora incisa in rame la sua effigie e de- dicata al protettore cardinal Barberini vi- ce cancelliere di s. Chiesa. Essendomi re- cato a venerarla da vicino, ne ammirai la grande antichità, rimarcando che nell'at- teggiamento e in altre particolarità somi-
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glia a quella di s. Maria in Via Lata che ihcesi dipinta das. Luca che ivi dimorò, e ad altre s. Immagini attribuite a quel- l'Evangelista, flesso la sua particolare sa- grestia lessi una lapide che attesta esse- re stato consagrato l'altare nel 1 5o3. JNel pontificato diClemeuteXII pressoché l'in- tero episcopato de' regni di Spagna fece fervide istanze, perchè il Papa si degnas- se definir solennemente la verità della pia sentenza, si che non si potesse più altri- menti sentire.Gl'iuteressantissimi origina- li contenenti il voto dique'prelati,nonche de'loro popoli e accademie, ricuperati nel 1 801, il cardinal Gerdil li presentò a lJio VII che ne mostrò gran compiacenza. Non riuscirà inutile che rilevi, aver Pio VII nel 1808 concesso indulgenze perpetue per le novene dell' Immacolata Concezione, Natività, Annunziazione, Purificazione e Assunzione della. B. T' ergine; e che il predecessorePio VI neh 7q3 a istanza del- l'ordine francescano, per infervorare i fe- deli a venerare il gran mistero dell'Im- macolato Concepimento, avea già accor- dato 1 00 giorni d'indulgenza a chi contrito divotamente recitasse l'una o l'altra delle giaculatorie: Sia benedetta la santa e Im- macolata Concezione della B. T'ergine. Diaria. Ovvero: In Conceptione tua, V ir- goMaria,Immaculatafuistijora prò n>>- bis Patrem,cujus Fili uni Jesum de Spi- rita, sancto concepium peperisti. Di più Pio VII nel 1 8 1 5 incominciò a introdur- re nel prefazio della messa la forinola pre- cisa : In Conceptione Immaculata. I ss. Padri ne'due primisecoli dellaChiesa non parlarono della questione, il che non la pregiudicava, anzi favoriva, dovendosi ri- tenere universalmente professata e credu- ta.Peròdal documento pubblicato daMor- celli nel Calendario eli Costantinopoli ', risulta che la credenza dell'Immacolato Concepimento si professava da'fedeli an- che ne'due primi secoli, vantando in suo favorele testimonianze di S.Andrea apo- stolo, che chiaramente disse: Poiché della terra immacolata era stalo formalo il 1.
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uomo, era necessario che ila una Vergine Immacolata nascesse un uomo perfetto e figlio iliDio pei* ridonare agli uomini la vi- ta eterna che per Adamoaveano perduta. Quindi Origene ammise il privilegio;la Li- turgia e i Mcnologì greci dellechiesed'oc- cidente e d'oriente, con mirahile accordo di sentimenti confermarono la dottrina; così i Padri del secolo IV, come i ss. An- filochiO) Ambrogio } Epifanio, particolar- mente s. Girolamo e s. Agostino, che ci dierono chiare e gravi testimonianze in argomento. Più decisamente si espresse s. Cirillo in favore del privilegio di Maria, ed i ss. Massimo vescovo di Torino, Pro- min. Fulgenzio, Ildefonso, Gio. Dama- sceno, e poi s. Pier Damiani cardinale. Piimarca il Lambruschini, ches. Bernar- do tenerissimo della divozione a Maria, e perciò detto il dottore mellifluo, sebbe- ue di contraria sentenza (scrisse a 'cano- nici di Lione contro la festa, perchè cre- deva che l'avessero adottatasenza consul- tar prima la s. Sede, e fosse stata stabili- ta da altri e da loro seguita nella i. "metà del secolo XII, e da tale lettera si attribui- sce l'origine della controversia), se avesse ulteriormente vissuto, istruito e illumina- to dall' esempio della chiesa romana, la direbbe pia e con noi canterebbe di voto e spontaneo: Tota pulehra es. Maria, et macula non est in TV. L'angelico dotto- re s. Tommaso, una delle glorie de'dome- uicani, con diversi passi favorisce l'Imma- colato Concepimento, il che lo libera dal- l'imputazione contraria basata su di altri; i teologi lo difendono, spiegando chei suoi libri posteriormente in alcuni luoghi fu- rono alterati, come avverte il cardinal Sfondrati nell'opera [nnoveidia v'indica' ta. Una copiosa schiera di teologi dell'or- dine Domenicano difesero la dottrina del- l'Immacolata Concezione, fra 'quali il lo- ro stesso fondatore s. Domenico x il lumi- nare dell'ordine s. Vincenzo Ferreri, il b. Alberto Magno precettore di s. Tom- maso, s. Lodovico Bertrando, il b. Gia- como da Voragine, Giovanni da Viter-
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bo cìie da impugnatore divenne difenso- re, Serafino da Porretta, Ambrogio Ca- terino, Natale Alessandro, ed altri teolo- gi domenicani riportali dal cardinal Lam- bruschini, il quale aggiunge che eziandio molti santi professarono la pia sentenza. L'intero e cospicuo ordine Francescano la difese con costante e particolare ardore; cos'i s. Brunone fondatore de'certosini,8. Lorenzo G insti nia ni, s. Tommaso di I il- lanova, s. Alfonso de Liguori fondatore de' redentoristi, s. Brigida di Svezia. [ teologi de'secoli XIII e XIV, ad eccezio- nedi pochi, difesero vigorosamente la sen- tenza. Principali oppugnatori furono Egi- dio Colonna, Enrico di Gand, Duraudo di s. Porziano, Alvaro Pelagio, e Grego- rio di Rimini. Dal secolo XV sino a noi, tranne pochi (come l'irreligioso e audace Launoio, e di recente Giorgio Ermes, del- le cui dottrine, condannate da Gregorio XVI, parlai a Ermesuni), non si trova- noteologi di qualche nome,i quali non ab- biano sostenuto l' Immacolato Concepi- mento di Maria, non dovendosi affatto va- lutare le bestemmie degli eretici Calvino e altrettali o novatori di dottrine religio- se, o chiosatori delle opere pestifere e in- terpreti della mente de'novatori. Tra gli ordini religiosi che sempre la difesero con particola!* fervore e pietà,dichiara il Lam- bruschini, risplende la tanto benemerita Società di Gesù, fra'religiosi della quale precipuamente i celebri e dotti pp. Sua- rez, Petavio, Cornelio a Lapide, e il rem cardinal Bellarmino: iodi poi vi aggiun- gerò due altri sommi teologi. Oltre que- sti , anche il Sagro Collegio vanta altri suoi porporati propugnatori, e fra'barna- biti i due cardinali Gerdile Lambruschi- ni. A' teologi fecero in ogni tempo eco le università più celebri, poiché oltre la ri- cordata di Parigi, abbracciarono e pro- pugnarono la difesa della sentenza affer- mativa, quelle di Germania, di Colonia e di Ma gonza ; e quelle di Spagna, ù' Al- enili, di Saragozza, di Compostella, di Granata, di Toledo, oltre i vescovi e spe-
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cialmente di Spagna; così praticarono al- tre accademie di Spagna, Portogallo, Bel- gio, Italia e allie nini te Per cui si può qua- si dire, non esservi stato istituto teologico, che non si proponesse il santissimo scopo. Dottissimi vescovi, monarchi e popoli ma- nifestarono in divèrse epoche il loro comu- ne fervore in favore per l'opinione del- l'Immacolata Concezione di Maria. Quan- to a'vescovi già dissi che quasi tutto l'e- piscopato delle Spagne inviò calorose e ri- verenti suppliche a Clemente XII, perchè definisse come verità di fede l'Immaco- lato Concepimento. Il consenso comune de'fedeli dimostrava vera la sentenza che dichiara Maria esente dalla colpa origi- nale, colla pratica introdotta nella Chie- sa da tempo immemorabile, facendo a gara d'onorarla con questo titolo, e im- posto per nome nel battesimo alle bambi- ne, invocandone il patrocinio, festeggiali - dola con tridui e novene. In Roma nella Chiesa de' ss. XII Apostoli de' conven- tuali, intervengono da tempo antico nel- l'ultimo giorno della novena i cardinali, e il Papa, che vi comparte la benedizio- ne col ss. Sagramento, di che riparlai nel vol.IX,p. f)8. Questo unanime e univer- sale consenso de'fedeli, diceva il cardinal Lambruschini, preparava la formale de- finizione intorno alla questione e opinio- ne, perchè dal Vicario di Dio solennemen- te si definisse qual ferma e solida verità di fede, avvertendo, che il uon avere sino allora la Chiesa definita la questione,niun pregiudizio recava alla dottrina e tradi- zione che la confessava. Sebbene nel pon- tifìcatodi Alessandro VII si possano qua- si dire terminate le contraddizioni e le dispute onde fu combattuto persi lunghi anni il dogma cattolico dell'Immacolata Concezione di Maria, e cominciasse, do- po il secondo stadio di lotta, il terzo di pace riconquistata per la vittoria: »e non fosse che al tempo di Clemente XII e di Benedetto XIV si levò a combattere la sen- tenza cattolica con finti nomi il celebreMu- latori, che scrivendo De super* ti tione vi-
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tanda, si argomentò dimostrare l'Imma- colato Concepimento non potersi crede- re verità rivelata, e perciò superstizioso il tenerlo per Itnìa. Dolse a tutti i buoni che quell'uomo sì benemerito della scienza, ed anche della causa cattolica, facesse torlo alla cristiana pietà, e fosse in ciò a' fedeli occasione di scandalo. Ma Dio seppe trar- re gran bene dall'errore di lui, facendo che molti ilolti e santi uomia i ne prendessero occasione di glorificare maggiormente la ss. Vergine, dimostrandone con erudite e salde scritture il Concepimento Immaco- lato, e ispirandone la divozione a' fedeli con ogni maniera di pii libri. In che fu insigne il merito di s. Alfonso de Liguori, del b. Leonardo da Porto Maurizio, e di Benedetto Piazza, la cui dottissima ope- ra, Causalmmaculatae Conceptìonisydi- chiara la Civiltà cattolici/, ben potrà es- sere superala in merito di perfezione, ma oscurata nou mai. Ed eccoci pervenuti a quel tempo in cui la comune sentenzade' cristiani intorno all'Immacolato Conce- pimento della ss. Vergine, percorrendo 1' ultimo stadio, che si può chiamare di trionfo, dovea mostrarsi più manifesta- mente che mai per indubitata credenza di tutta la chiesa cattolica; e il popolo fe- dele aspettar con giubilo ormai vicina l'ora sospintissima che il privilegio sin- golare d'essere stata concepita in grazia sia riconosciuto in Maria e proclamato solennemente dal Maestro supremo del- la fede con irrefragabile definizione dog- matica. Nel i834 il cardinal Cienfuegos arcivescovo di Siviglia (al quale articolo ne riportai la biografìa, per essere morto quando era stampato già il volume che poteva contenerla), col suo capitolo pre- gò istantemente il Papa Gregorio XVI, di voler concedere all'arcidiocesi che nel dì solenne della ss. Concezione di Maria potesse dirsi a Dio ne'sagri misteri: » E' degno e giusto, o Signore, è convenevole e salutare di lodarvi, di benedirvi, di glo- rificarvi nella Concezione Immacolata di Maria sempre Vergine. "II piissimo Gre-
TEA gorio XVI, assicurato dalla fede, solleci- talo dalla pietà, accordò quanto si doman- dava. La Civiltà cattolica ne'suoi aurei Cenni storici dell' ImmacolataConcezio' ne, degnamente celebrò il Pontefice,!! de- gnissimo pastore della chiesa di Siviglia, il clero e il popolo esultanti. Fu dunque Siviglia che per la prima volta udìrisuo- nare ne'suoi templi negli augustissimi riti quel canto lietissimo che nell'Immacola- ta Concezione della Vergine dà gloria a Dio. Il festoso suono echeggiò dappertut- to, e ripercosso da fervoroso eco da mille parli riempi in hreveora e rallegrò tutta la lena. Appena divulgata la fama del- l'indulto apostolico benignamente accor- dato a Siviglia, d'ogni parte furono diret- te alla s.Sede caldissimesuppliche pei* con- seguire eguale privilegio. Quindi Grego- rio XVI, come riportai nel voi. XX\ I,p. 107 e altrove, non dubitò per organo del- la s. congregazione de' riti, di concedere a' vescovi e particolarmente delle chiese di Francia, precedendo iu ciò dopo Sivi- glia tutte le allre chiese quella nobilissi- ma di Lione, così alle chiese di Ameri- ca, d'Inghilterra, di Germania, d' Italia e d'altre parti che l'implorarono, l'in- dulto speciale d'aggiungere nel Prefazio della messa degli ci dicembre, festa della SS. Immacolata Concezione, le parole:/'-'/. Te in Conceptione Immaculata B. Ma- riaesemper I irginis,cooae ve le aggi uo- se tutto l'ordine francescano, facendole il Papa pure inserire ne'calendari romani. Di più Gregorio XVI egli stesso, siccome tenerissimamente divoto della B. Vergi- ne, le ripetè nella sua cappella segreta, ed io ne lui il solo felice uditore, come quel- lo che per 21 anni ebbi la ventura di as- sisterlo solo nell'edificante e commoven- te sua celebrazione del s. Sagrifizio; non che fece cantare le aggiunte parole nel dì solenne della festa nella cappella ponti" dal cardinal protettore della cap- pella Borghesia na della basilica Liberia- na di s. Maria .Maggiore, cui incombe in quel giorno cantar la messa, perchè De-
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ncdcltoXIV istiluì questa cappella pnpa- leda tenersi nella borghesiana, onde Se ne può leggere la sua disposizione ealtre no- zioni relative nel vol.I\.p.<)7.l vi notai pu- re,che prima del 1 3'5o,in tal giornocelc- bravasi la festa con cappella cardinalizia dall'antico ecospicuo ordine Carmelita- 7fO.il qualesi vanta pel 1. "d'aver propugna- to l'Immacolato Concepimento. Anzi ag- giungerò col dotto gesuita p.Francesc'An- tonio Zaccaria, Disser. 5, Sulle feste di Maiìa «.,§ 1 . Della festa dell'Immaco- lata Concezione, che Alva.-o Pelagio, u no de'più audaci impugnatoli del miste- ro e morto nel 1 34o, testifica d'aver nella basilica Liberiana di s.M. 'Maggiore diRo- ma fatta nel giorno della Concezione la predica, benchèegli usòil vocabolo tli-SV//z- tificazione.Cb.enei 1 344percnutuma con- sueludinenella chiesa de'carmelitani d'A- vignone, oveallora risiedeva il Papa, que- sta lesta si celebrava coli' intervento de' cardinali; e nel precedente 1 3^2 in taleoc- casioneUiccardollidolfo a rei vescovo d'Ar- magli, via vea recita tomi sermone dell'Ini macolato Concepimento di Nostra Signo ra.l diportante e preziosa è la Dissertazio- ne del p. Zaccaria, avendo trattato colla sua vasta erudizione non meno della festa che della questione, colla debita distinzio- ne della concezione attiva e passiva. Anti- chissima è poi la festa della ss. Concezio ne tra'greci e gli orientali, e se ne ha ve stigio nel secolo V e meglio ne'secoli VII e Vili; non che Iva' normanni, e lo nar rai a Concezione, con singolari festeggia- menti e accademie poetiche e letterarie. Anzi il eh. ab. Ani vitti nel Rogionamen' to di cui poscia farò cenno, osservò, che le più antiche accademie di lettere, dopo quella di Carlo Magno, sono le due acca- demie dell'Immacolato Concepimenlo di Rouen e di Caen che le fu figlia, in Nor- mandia ; cioè que' grandi concorsi ove i generosi e pii normanni ad onore del- l'Immacolata Concezione loro celeste pa- trona, con oratorii e poetici arringhi, de- nominati la festa de' Normanni, coll'in-
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lervenlo d'oratori e poeti di tutte le na- zioni e di tutte le lingue, ed ove loro si davano premi di gran valore e si corona- vano festosamenle chi meglio avesse ce- lebralo il mistero; onde crede l'ab. Ani- vitti che ciò contribuì all'incremento del- la letteratura normanna, corue altrove, sia il sostenere edifendere la piacredenza,che nell'esaltare la sublime prerogativa della Madre di Dio. Anche l'illustre ordine do- menicano finalmente accedette alla sen- tenza affermativa, e pel suo maestro ge- nerale p. Angelo Ancorarli, supplicò e ot- tenne da Gregorio XVI neh 843 di po- ter celebrare la festa della ss. Immacola- ta Concezione con ottava solenne,e d'ag- giungere al prefazio l'epiteto Immacula- ta, cosa che fu cagione per tutti i di voti del mistero di somma allegrezza, e che sembrò terminare ogni differenza, e reu- dere esclusivamente dominante la pia sen- tenza nella chiesa cattolica, laonde lieta- mente lo registrai nel voi. XX V 1, p. 107. Emularono gli ordini religiosi la pia sol- lecitudine dellechiesecon nobilegara,per cui in pochi anni e in tutto 1' orbe cat- tolico si udì proclamare Immacolata la Concezione della Vergine nel più sublime e maestoso canto della liturgia. Gli Sco- lopii o pp. delle Scuole pie, che profes- sano peculiare divozione alla B. Vergine, conseguirono da Gregorio XVI indul- genze per la loro Corona dì dodici stelle (P .), in onore di quella che fregia in cie- lo la Deipara (cioè Madre di Dio, Colei che ha partorito un Dio, vocabolo lati- no corrispondente al greco Theotocos : titolo decretato alla ss. Vergine nel 43 1 nel concilio di Roma tenuto da s. Cele- stino I, e in quello d'Alessandria, ne'quali ancora fu condannato Nestorio autore de- gli ereticiiVtj.?fo/'7V/w,perchè mediante un accento diverso nealteròilsensOjdicendo- la generata daDio) Regina,coin posta dal loro fondatore s. Giuseppe Calasanzio, e nella quale espressamentesi ringrazia il di- \inPadre che la preservò da ogni col panel- la 6ua Concezione, come si legge nella/toc-
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colta di orazioni e pie opere con indul- genza, nella quale riportansi quelle con- cesse da'Papi per onorare l'Immacolato Concepimento di Maria; e quelle accor- date a'divozionali benedetti da'Papi e da Gregorio XVI, da lucrarsi anche nella fe- sta della Concezione. Inoltre non bastò a far contenta la pietà de'fedeli verso Maria che ne cantasse Immacolato il Concepi- mento la voce sola de'sacerdoti: voleva il popolo cristiano levar alto anch'esso ne' sagri templi la sonora sua voce a confes- sar concepita senza peccato la suaSignora. Laonde ad appagare le giuste brame del- le divote popolazioni, convenne a'vescovi inviare alla Sede apostolica nuove istan- ze perchè agli encomii, co' quali la pie- tà cristiana celebra nelle litanie la ss. Vergine, vi si aggiungesse quello di sua Immacolata Concezione. Ad esaudire le pie brame. Gregorio XVI fervorosissimo che vieppiù si consolidasse la pia creden- za, fece introdurre nelle Litanie Laure' lane, il versetto: Regina sine labe origi- nali concepta, che a sfogo di divozione sono andato qua e là ripetendo all'oppor- tunità in questa mia opera, come già u- savasi in molli ordini regolari e singolar- mente dal francescano. Ciò fu concesso a parecchie diocesi di Francia e di Spagna che prime ne aveano fatto richiesta, de- cretando il Papa che si accordasse senz'al- tro a quanti il chiedessero, onde in tutte le chiese della cristianità s'udisse risuona- re il glorioso preconio, per cui innume- rabili furono le istanze spedite a Roma e prontamente ebbero i rescritti coli' apo- stolico indulto. Il cardinal Lambruschi- ni ricordò pure, che per rivelazione avu- ta in Parigi da una semplice verginella, la quale per umiltà volle celare il suo no- me, ebbe origine la suddetta Medaglia /7i7/'(7<o/oAYzdellaConcezionecoirimpron- ta di Maria concepita senza peccato; e che Gregorio XVI concedendo indulgenze e proteggendone la propagazione, tosto di- venne una generale divozione che fu fon- te inesausta di prodigii, auch'egli uauan-
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tlo la conversione dì Ratisbonne. Per ul- timo il cardinale, espose gli ardenti voti del suo bel cuore con queste esemplari pa- role. » Cerio, se nel breve spazio di tem- po die ancora ci rimane di vivere, la s. romana Sede, guidata sempre da' lumi dello Spirito santo, giudicasse di definire l'importantissimo punto dell'Immacolato Concepimento di Maria, noi allora chiu- deremmo assai più volontieri i nostri oc- chi in pace; e portiamo ferina fiducia che un tal atto sarebbe foriero di moltiplica- te grazie, di grandi misericordie, e di dol- ci benedizioni , le quali ad intercessione di Maria pioverebbero a dismisura sopra di Roma e della Chiesa tutta (Utinam sic (tati), che la riguarda come sua partico- lare protettrice." Eguali voti ripetè il cav. Battaggia, nell'elegante e nobile edizione del discorso libro, e nella sua prefazione riproducendo le seguenti belle parole deb l'ab. Dassauce scritte nell'Ami de la Re- tigion, nell'aununziare peli.0 alla Fran- cia questo nuovo lavoro di sagra erudi- zione del cardinal Lambruschiui. » Spe- riamo che voti mossi da su alto luogo, sa- ranno esauditi da Quello, a cui Gesù Cri- sto ha confidato la sollecitudine di tutte le chiese; e che Maria dal pie ilei di vin tro- no verserà le più abbondanti benedizio- ni sul Pontefice, che le avrà assicurato il maggiore di tutti i privilegi, sul pio auto» re, che avrà provocata questa gloriosa de- cisione,e su tutti i fedeli, che godranno di salutare a loro protettrice una Madre eon- ceputa senza macelliti di colpa" Il car- dinale essendo passato a miglior vita a' 1 2 maggio i854, se non vide del tutto com- piti i suoi voti, certamente avrà avuto ia morale certezza che quanto prima anda- vano a esaudirsi, per quel tanto che già Crasi fatto e che vado a riferire. Il cardi- nal Lambruschini nellostesso 1 843, in cui pubblicò la sua Dissertazione, trovò nel dottissimo gesuita p. Giovanni Perrone, un ben degno elogista del merito di sua operetta, il quale ne dichiarò tutti quanti i pregi che contiene, e magistralmente e
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da par suo ne die conto con accurata a- nalisi e importantissimo sunto, che può leggersi negli Annali delle scienze reli- giose 1. 16, p. 338. Inoltre egli dichiarò avere il cardinale antivenute edisciolle le diflìcoltà onde l'istitutore d'una scuola fi- losofico-teologica, che dicesi cattolica, nel centro dellaGermania,è inteso co'suoi di- scepoli e seguaci Ermesiani ad oscurare la verità di questa pia dottrina e l'illustre pregio dell' Immacolato Concepimento della Vergine: perchè sebbene l'istitutore Ermes non ardi oppugnare apertamente la comune dottrina, non lasciò di appa- lesare abbastanza il suo sentire intorno a tal subbietto, che il ch.p. Perrone col suo acume non mancò di porre iu chia- ro. Nel medesimo pontificato di Grego- rio XVI anche altro degnissimo porpo- rato si segnalò nella divozione all'Imma- colato Concepimento, e nel propugnarne in modo ingegnoso la pia credenza. Que- sti fu il cardinal Castruccio Casti acane pe- nitenziere maggiore e vescovo di Palesti- na, il quale nella celebratissi ma accademia di religione cattolica di Roma lesse il ra- giona mento: Sulle testimonianze rese dal Corano a Maria J'ergine.Fu. pubblicata nel 1 845 dagli Annali delle scienze re- ligiose t. 20, p. 32 i,ed il pio e eh. Ago- stino Mauavit (di cui feci menzionenel voi. LXIV, p. 32 1) di Tolosa, lo tradusse in francese conquesto titolo: Des temoigna- ges rendus à Marie, a son Immaculée Gonception, et à la Materni le divine, per Mahoniet,dans le Koran, Dissertation, elc.,Tou!ouse 1 84^. I u questo zelante e bel lavoro, non solamente provasi che tutte le più eccelse prerogative che la chiesa cat- tolica riconosce al presente e venera m Mi- ria Vergine, e nominatamente la sua Im- macolata Concezione come articolo di fe- de e di ferma credenza, si trovano chia- ramente registrate nel Corano o Alco- rano (V.) di Maometto fondatore del Maomettismo (/ .). avversario implaca- bile della cristiana fède, la cui era in- comincia nel 6aa; ma iuullre perciò ri-
54 T E A TEA leva che quelle prerogative di Maria già utili, t. G, p. 3, il quale encomiando l'in- erano ammesse e credute da' cristiani defesso propugnatore delle cattoliche ve- d' Arabia e luoghi finitimi, e le tolse rilà, rimarcò aver egli nell'altra celeber- Maometto dalle credenze ch'erano allo- rima sua opera, Praelectìones tlieolo- ra diffuse fra' saraceni, agareni, ismaeli- gìcàe, evitato per lodevolissima pruden- ti, inauri, etiopi, sehhene l'Alcorano con- za dal prendere seria parte e trattenersi fuse Maria Vergine con Maria sorella di di proposito nelle questioni controverse Mosè, facendo delle due una sola, onde tra' teologi cattolici; ma che la sua tenera gli autori arabi e qualche cristiano ten- pietà verso la Madie comune de' redenti lano di purgarlo di tale errore. Gloriosa non volle soffrire che lo stesso avvenisse è dunque la testimonianza degl* infedeli, alla celebre questione sull'Immacolato nel proclamare essere stata Maria conce- Concepimento ili Maria, ed a questo fine pita senza originale peccato,e poscia in tut- scrisse il pregevolissimo libro di cui egli ta la vita sua non aver mai commessa al- rendeconto.il lusinghiero pontifìcio gra- dina colpa. dimenio attestato all'autore dal sommo Mentre Gregorio XVI riceveva da o- Gerarca, cui volle intitolato il dotto suo gui parte focosissime istanze perchè l'Ira- scritto, rileva il p. Mura, è un chiaro e macola lo Concepimento di Maria si defi- luminoso argomento del merito del Die- llisse come dogma di fetle, ed egli preoc- desimo, ed una speranza consolante per cupa vasi a maturare il modo delicato e il line nobilissimo a cui mira. Aggiunge, grave per condurre a felice effetto il gin- che la notissima e tenera pietà del Papa rioso trionfo della B. Vergine, sotto i cui Pio IX, è pietà che non fu mai sterile d'o- auspieii e nel dì della sua Purificazione pere generose; il che unito a tutti gli ai- era stato sublimato alla cattedra di s. Pie- tri argomenti co'quali il eh. autore si stu- tro , appena spirato il mese di maggio dio d'appianar la via alla soluzione del- 1846 a lei consacrato, fu sorpreso dalla le controversie di che tratta , fa sperare motte. Quindi le medesime istanze furo- non lontano il giorno desiderato da tan- no rinnovate al successore Pio IX che re- ti voti. Il nemico d'ogni bene, continua gua, il quale anch'egli siuo da'teneri an- il p. Mura , potrà forse destare qualche ni divotissimo della Madre di Dio, nel suo tempesta onde impedire il trionfo della zelo apostolico e vedendo le cose così be- Donna celeste cui deve le maggiori sue ne prosperosamente preparate, si deter- sconfitte; mala Vergine saprà rendere il minò di compiere ciò che ormai era nel ciel sereno, ed avvalorare com'altre vol- desideriodi tutta la Chiesa, perincremen- te la Chiesa e l'augusto suo Capo, per su- lo d' onore alla ss. Vergine. Pertanto e pera re ogni ostacolo che si opponesse al come notai nel voi. LUI, p. 193, con hre- trionfo suo proprio, ed intendesse a ri- ve apostolico che leggesi nella 2/ seriede- tardarne il giorno felice. Il p. Mura fu pro- gii Annali delle scienze religiose, t. 5, feta: la tempesta insorse, e la descrissi al- p. 4o6, accettò dall'eucomiato p.Giovan- l'articolo Pio IX, a Roma e in altri luc- ili Perruiie gesuita, e con isplendido elo- gin analoghi: il trionfo avvenne, e vado gio all'insigne reIigioso,la dedica di sua o- a descriverlo compendiosamente. Osser- pera, e spontaneamente composta per la va ancora il p. Mura, che dopo la Dis- sua persuasione del privilegio: De Imma- seriazione del cardinal Lambruschini, e ridato B. Mariae Conceptu an dogma- per tutto l'operato da Gregorio XVI, per lieo decreto definiri possit, Disquisita) la credenza deU'ImmacolatoConcepimen- tlienlogica, Piomae 1 84/- Ne fece label- to, nulla poteva venire più. a proposito lissima analisi il dotto p. Boufìglio Mura dello scritto del p. Perroue, poiché seni • de'servi di Maria, e riportata ne'cilati-i/i- bra sopraggiuugere la fede pratica per
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agevolarne la maniera e il modo, mo- denti vi dimostravano il profitto de'loro girando ed abbattendo il dubbio, alla ve- studi con recitare vari compouimenti lat- rila dogmatica. Il p. Mura, come quello ti ad onore per lostesso Immacolato Con- che appartiene all'esemplare ordine dei cepitnento dell'alma divina Madre, cioè Servi di Miriti (ì .). che nacque e vive elegie,sonelti, anaci eontichee odi, che ve- sotlo il patrocinio della divina isti tu tri- nivatio ascoltati da'deputali e dagli altri ce (come descrissi all'ordine Servi di Ma- che v intervenivano , oltre un ragiona- ria, ove notai che il p. Lazzari generale mento latino sulla Madonna, e in detto di esso nel i3_ii fu acerrimo difensore anno l'argomento fu sulla di lei patria dell'Immacolata Concezione); ordine che Nazareth, sebbene i ss. Gioacchino e Ari' nel i8o() ottenne con quello de'm inori os- //r/(ohe in nostra favella sigi i idea Grazia) servanti da Pio VII, di adoperare nella genitori della genitrice tli Dio, avesseroa- n'essa la parola Immacolata j termina bitato anche in Gerusalemme, in Cesa- i -innovando la lusinghiera speranza che il rea e in Betlemme. Notai a Roma, che da Papa l'io IX non perderà di vista quel ultimo eravi stata istituita 1' accademia giorno m che noi non temiamo di chiama- dell' ImmacolataConcezionediMaria Ver- re il piìi bello del suo glorioso pontifica- gine, che ora tiene temporaneamente le lo, in che nou un sol popolo, ma finte- sue radunanze nelconvenlode'ss.XI IApo- ro mondo cattolico griderà riconoscente stoli,ed il Giornale di Roma le pubblica. benedizione ed Osanna al Vicario di Cri- Questa è l'unica fra le romane accademie sto, il quale avrà detto solennemente, che scientifico-letterarie che espressamente la Madre di Dio non fischiava un sol mo- vanta un titolo si pioedivotoaseconda del mento del nemico di Dio'. Dovendo io suo scopo, di santificare cioècoll'ispirazio- poi parlare dell'entusiasmo col quale an- ne della pietà i belli e utili sludi della gio- co dall'accademie fu celebrata favventu- ventò, associata iu uno a sì illustri erudi- rosa definizione dogmatica, e prima an- ti, ed a vantaggio della religione, gare™- cora ili essa dell'accademia che in Roma giando gli accademici in lodar Maria, ed si gloria procedere sotto il titolo e il pa- in ispecie l'Immacolata sua Concezione, dronato dell' Immacolata Concezione, sotto la direzione d'alcuni ecclesiastici di- conviene che ora ne faccia menzione, an- stinti per virtù e per cultura. Originata che per ordine cronologico di narrativa, in tal foggia nel 1 83 5, venne tosto in pro- quale ulteriore testimonianza della prò- gre>sodi tempo acquistando forma esco- gredienle divozione verso il mistero, e vi pò all'intuito propri. Divisa in 4sessio- premetta pure la notizia di altra. Leggo ni, che comprendono i 4 principali rami nel n.°3 i 0 del Diario di /ionia del i 8o3, delle scienze e delle lettere, apre ogni set- che Pio VI nella chiesa delle ss. Orsola limami una Libera discussione tra 'soci sui e Caterina (della quale feci cenno nel voi. punti degni di richiamar l'attenzione de- \LlX,p. 3o2), a Tor de" Specchi, stabi- gli studiosi. Per tal modo si proponete- li la congregazione del sussidio ecclesia- cademia, secondo le sue leggi approvale slieo (del quale riparlai nel voi. LV, p. 16, e slam paté, l'esercizio e il perfezionameli- nel riferire che pi ima tu eretta in s. Ste- to de' giovani nelle scienze e nelle lette- fino in Pescni')! i, indi trasferita da Pio re sulla via dell'ispirazione religiosa. Di VI ins. Orsola, e poi restituita nella pre- quanto poi precipuamente si è fatto nelle
Ì Cedente chiesa ove sussiste) sotto l'invo- annuali private riunioni.vienc dato conto
r t/.ione dell' Immacolata Concezione di nelle pubbliche, la più solenne delle qua
Maria ede'ss. Pietro e Paolo, la quale te- li è quella che celebra il bel privilegio di
nevii annua accademia di belle lettere ad Maria dal quale prende nome l'accade
onore della ss. Concezione. I chierici stu- mia. Vaula a foudatore primaria il vii
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luoso sacerdote d. Vincenzo Emili, e con- fondatori due altri sacerdoti, il letterato d. Domenico Santucci, ed. Pietro Roma- ni illustre ecclesiastico. L'origine elo sco- po dell'accademia lo dichiarò con bello viticolo Pavv. Pietro Merolli. Si legge nel t. i3 dell'Album dì Roma, p. 3G7, con questo titolo: Accademia della ss. Con- cezione. Ora l'accademia fiorisce e vanta chiari ecospicui letterati, e l'encomiò più volte il eh. prof. d. Giacomo Arrighi be- nemerito e dotto compilatore della 2. se- rie degli Annali delle scienze religiose, iu questi ne't. 4, p- 4^6; 6, p. 222; 12, p. 4<> Io quest'accademia il eh. ab. d. Vin- cenzo Anivilli lesse uu ragionamento ai 2 1 dicembre i847per l'inaugurazione del 1 3.°annoaccademico, intitolato: De'van- taggi che il cullo dell'Immacolato Con- cepimento ha recato alla scienza, alla letteratura, all'arte e alla civiltà pre- cipuamente nel medio evo. Vasto ed eru- dito tema che svolse con eloquenza, eru- dizione e maestria, ragionando pure del- le surricordate accademie normanne, e si può ammirare nel citato t. 6, p. 222 de- gli Annali, in cui si riporta. Ormai pro- clamandosi ad alta voce per P universo mondo l'Immacolato Concepimento nel- l'azione augustissima dell'Eucaristico sa- grifìzio e nella supplicazione quotidiana più frequente del cristianesimo, e poten- dosi perciò affermare con pienissima ve- rità che la voce concorde di tutte le chie- se lo confessava solennemente, pareva che nulla mancasse a potersi adempiere il co- mune voto de'cristiani di veder fiualmen- teassicurato a Maria l'incontrastato pos- sesso clelsingolarissimo privilegio. 11 dog- ma dell'Immacolato Concepimento pro- fessato adunque in esplicitissima forma da tutta quanta la Chiesa, bramava l'ultima sanzione che lo facesse inviolabile e sagro alla dispulatrice curiosità dell'umano in- gegno: e la pietà cristiana ancora atten- deva con ardore che la voce del Vicario di Cristo con definizione solenne il dichia- rasse articolo di fede, da non potersi di-
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scredere senza danno della salute eterna. E ad imporre questa irrefragabile im- pronta del suggello apostolico al dogma dell'Immacolata Concezione sembrò che si sentisse destinato da Dio fino da'primi giorni del suo pontificato il Papa Pio IX, il quale volse la. mente a prepararle vie ad una definizione dogmatica. E prima volle, che oltre il poter chiamare concet- ta senza peccato Maria nel pref.izio e nelle litanie, si estendesse a quanti bramassero di goderne la facoltà della messa e dell'udi- zio proprio dell'Immacolata Concezione. Nelle Memorie storielle delr. p. Mariano maggiore degli eremiti camaldolesi di Monte Corona, scritte dal eh. Giuseppe Condirli, tra'documenti vi sono quelli re- lativi alla festa dell'Immacolato Concepi- mento del pontificato di Gregorio XVF, il quale nel 1 834 concesse a'detti eremiti d' usar la parola Immaculata Conceptio nella messa e uffizio proprio (i quali ivi si dicono approvati dalla s. congregazio- ne de' riti sino dal 1828) con 4 bini, e P aggiungere ogni sera alle litanie, Re- gina si ne labe originali. concepta, ora prò jìoÌiÌs. Intanto verificandosi l'impedi- mento temuto dal p. Mura, per la terri- bile e deplorabile rivoluzione, accaduta in Pioma a' 16 novembre 1 848, il Ponte- fice fu indotto a rifugiarsi in Gaeta. Po- co dopo, nel nuovo pacifico soggiorno, tra le politiche tribolazioni e burrasche, im- pavidoe pieno di confidenza inMaria Ver- gine, con quell'enciclica che ricordai nel voi. LUI, p. 207, a'2 febbraio 1849 in- terrogò la chiesa universale, e per lei tut- ti i vescovi cattolici, intorno alla questio- ne dogmatica dell'Immacolata Concezio- ne, ch'erasi incominciata a trattare dal fervoroso zelo del predecessore Gregorio XVI, quantunque per le ricevute suppli- che per la sospirata definizione dell'Im- macolato Concepimento, gli fosse noto il concoide sentimento di moltissimi vesco- vi. Con l'enciclica invitò l'episcopato a ordinare preghiere pubbliche acciò Dio l'illuminasse per la risoluzione di tanta ri-
TEA TEA 57 levanza, e che poi gli palesassero in iscrit- cepi mento di Maria. L'uno riguarda la toijnal fosse la credenza, l'amore e il cui- di vota insistenza che si faceva allora dai to de' popoli verso l'Immacolata Conce- cattolici alia s. Sede, affinché autenticas- zione di Maria; quali desideri! essi vesco- se coll'autorità della dogmatica definizio- vi insieme a'Ioro diocesani nudrissero, e ne l'universalecredcnzade'fedeli. L'altro lilialmente che cosa opinassero sulla con- poi si è che tale sì hmgoe sì focoso dibatti- venienza e opportunità della stessa dell- mento diConcezioni,'sia stato unoscialac- nizione, per quindi proferire colla mag- quo d'ingegni, una vanità scolastica sen* gior solennità che si potesse il suo supre- za prò per la società e per la Chiesa. Que- ino pontifìcio giudizio. Inoltre notificò sti duesospetti sono vecchi e antichi, spar* lorod'aver già istituito una speciale con- si come in opere così in libercoli. Dichia- gregazione di cardinali, per religione, per ra la Civiltà, che il libro del p. Pacifico .senno e per scienza teologica illustri; ed è una raccolta molto copiosa di quanto e- un'altra di teologi distinti del clero seco- rasi fatto sopra 1' Immacolato Concepi- bile e regolare, nello scopo d'esamina- mento, ed il lodevolissimo concettodi tut- re con tutta ponderazione e accuratezza to il libro è disposto a sradicare il doppio quanto riguardava il delicato e grave puu* pregiudizio ricordato, disti nguendo il cul- to dell'Immacolata Concezione, e riferir- to dalla festa in due stadii diversi. Egli gli il loro parere. Di più facoltizzò tutti i diceche sino al secolo V la credenza vi- vescovi dell'orbe cattolico, d'accordare gea tra'fedeli certissima, basandosi anco- a'Ioro cleri l'uffizio proprio della Conce- ra sugli atti del martirio di s. Andrea a- xione, com'egli 1* avea ingiunto al clero postolo, sulle liturgie attribuite a s. Gia- romano. Narrai neh' indicato voi. LUI, corno apostolo ed a s. Marco evangelista, p. 216, 218, 225, che il Papa visitò le e su quanto s. Basilio scrisse delle chiese religiose teatine e il romitaggio della ss. d'Alessandria e di Grecia. Da detto seco- Concezionesul monte s.Elmo,ecou quan- lo incominciò la festa nelle chiese orien- ta solennità celebrò in Napoli la festa del- tali, e forse introdotta allora nell'occiden- l'Immacolata Concezione, protettrice del- tali da'basiliani. Certo è che avanti il se- la reale famiglia de'Boi boni; e che ritor- colo IX celebra vasi in Napoli, e forse I un* nato trionfante iu Roma, nel i.°concisto- go il X e l'XI essa si propagò per la Na- ro de'20 maggio i85o, con commoven- varrà, Normandia e Inghilterra. L'origi- te allocuzione rese grazie a Dioe alla Ver- ne della controversia insorse a' tempi di gine Immacolata, per averlo ricondotto s. Bernardo, perchè il clero di Lione a- dopo dolorose vicende alla propria sede, vea istituito la festa della ss. Concezione 11 cardinal Giuda Giuseppe Rumo arci- senza chiederne facoltà al Papa. Questa vescovo di Siviglia, ivi neli85o pubbli- discussione però giovò grandemente alle co colle stampe: Discorso subreVImma- arti e alle scienze, ed eziandio alla ci vii- eidnda Concepcion de Maria. Neli8Ì2 tà. Non avrebbe forse la poesia avute le in Napoli il francescano alcantarino fr. A- due antiche accademie nella patria stessa gosiino Pacifico di M." Addolorata pub- de'meoestrelli (de'quali e de'trovatori ri- blicò l'opera: La ChiesaCattolicanel fat- parlo a TEATRo),qual fu la Normandia, né to lìdi {mmacolatissima Concezioni' (li i tanti e sì leggiadri componimenti di ver* Mniti ss. lontra tutte l'eresie. Ne ren- si tenerissimi, quasi fiori della virgolai de ragione e loda la Civiltà cattolica) 2." ghirlanda, quanti furono i dettati dalla serie, 1. 1, p. 322, rilevando che il pio au- riverenza a quel privilegio: non la pitlu- tore ebbe in mente di togliere dall' ani- ra que'capolavori di ss. Immagini della mo d alcuni due pregiudizi intorno della B. Vergine uscite dalle mani di Rallàe- giaude questione dell'lmuiaculuto Con* le, de'Laufraocbi, de 'Sassoferrati, e mas*
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s'une la famosa Concezione ci i Murillo, per non ricordarne altre*, non la scultura quel
gran novero d'opere di getto, scalpello o IjuIìiio, d'ogni materia: non l'architettu- ra i 7 nobilissimi obelischi e colonne,ope- re monumentali che superbamente tor- reggiano per aver sulle loro cime l'ina- magine dell'Immacolata Concezione, in Vienna e in Praga per Ferdinando 111, in Lucca per decreto del senato, in Na- poli per Carlo di Borbone, in Palermo nella piazza di s. Domenico, perenne e sontuoso monumento della pietà dome- nicana (oltre la Colonna, di cui parlai a quell'articolo nel voi. XXV, p. 171 e al- ti ove, già del tannila della Pace, con ac- corgimento elevala a rovescio, e da Pao- lo V innalzata innanzi la basilica di s. Ma- ria Maggiore colla statua di bronzo della 15. Vergine dellaConcezione: dell'altra vi- cina colonna con altra iasmaginedi bron- zo della ss. Vergine ne ragionai nel voi. XXVII, p. 25); né quel grati numero di templi innalzati in tutte le città alla ss. Concezione, contandone q la città di Na- poli. La controversia giovò eziandio alle scienze, per l'aumento degli studi nell'an- tichità ecclesiastiche, nell'opere de'ss. Pa- dri, nelle tradizioni della Chiesa, e valsero a chiarir meglio il dogma della caduta dell'uomo, fondamento di tutto l'editìzio cristiano. La Civiltà dnncjueencomiò,co- nie l'autore confutò il pregiudizio di co- loro, che biasimano sprecamento di tem- po e danno della società la disputa acce- sasi tra'caltolici, e da lui mostrato stori- camente del tutto falso e calunnioso; es- sendone ulteriore prova e confutazione quanto vado raccogliendo in questi ceu- ui storico-dogmatici di erudizione. Nello stesso 1 8 5 2 in Prato si pubblicò la 3,' e- dizione del Novenario e Panegirico del- FlmmacolaiaConcezione di Maria t er- gine, del /). Antonio da Rignano mino- re osservante. Nel 1 85 i -53 il p. France- sco Saverio Patrizi die alle stampe in Ilo ma: De interpretatione Oraculorum ad Chris tumpertìnet: De Immaculata Md-
TE A riae origine a Deo predieta: De Scriptum rìs divinisi /)<■ peccati originali^ propa' gallone: De Christopane vitae. Questo dotto gesuita è pure autore dell' opera : DeEvangeliis,Fviburf'\-Jìv\seov'\ae 18 53. Lavoro di gran lena, pieno di dottrina e di erudizione, di cui resero ragione con grandi lodi la Civiltà cattolica,'!? serie, t. 4> P- 44°> e P- Pace, con bella anali- si riportata negli Annali delle scienze re* ligiose,^.3 serie, 1. 1 1, p. ig7,e 1. 12, p.3o. Progredendosi da Ile su imo mi nate congre- gazioni l'esame del dogma, giunto il me- morabile aouoi854i il professore di teo- logia dogmatica del collegio romano p. Carlo Passaglia gesuita, a' 1 5 gennaio a- prì il corso dell'annuali radunanze della mentovata accademia dell' Immacolata Concezione di Roma, con Orazione nel- la quale lesse quella bellissima o Discor- se) del nostro s. padre Pietro vescovo di Argo sul concepimento dì s. Anna quan- do concepì la Madre di Dio, da lui tra- dotto dall'originale greco idioma in ita- liano, che col testo inedito greco a fron- te(soltanto avendone già pubblicato una versione latina il Piazza) e illustrato con alcune sue note, dirette a spiegar meglio lo scopo cui mira principalmente l'ora- zione (nella nota 1 3.' eruditamente ri- ferisce, che della biografìa de'ss. Gioac- chino ed Anna, non meno che dell'infan- zia della ss. Vergine, oltre le orazioni del Damasceno, di Giorgio di Nicomedia, di Fozio e di altri assai, ponno consultarsi gli E v angeli i apocrifi pubblicati da Fa- bricio, Tilo e Tischendorf), si legge nel 1. 12, p. 49 degli Annali, 2. serie. Questo pregevole monumento del secolo IX del santissimo e dottissimo siciliano vescovo d'Argo, in onore dell'Immacolato Conce- pimento della Vergine Maria, è una bel- la e mirabile testimonianza di conferma del senso religioso di quel tempo, riuscen- do di gran conforto l'intendere, che tan- ti secoli addietro si parlava e ragionava da' padri nostri della Concezione Imma- colalissima della Vergiue (nel suocouce-
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pimento proemio eli nostra redenzione e paradiso di Dio, come espr intesi il vesco- vo Pietro), (pie! medesimo che allora tut- ta (pianta universalmente la Chiesa ne parlava e ragionava con entusiasmo eli pietà e di fede, attendendo il gran decre- to.Mentre il Papa si consolava d'aver pro- vocato dall'episcopato in favore dell' Im- macolata Concezione una confessione ple- naria ed esplicita, pensò di chiederne al- la scienza cristiana quella maggior dimo- strazione clic potesse darne facendo i 1 som- mo d'ogni sua possa. L'onorato incarico fu assunto da parecchi dotti teologi, e tra gli altri dal p. Carlo Passaglia , il quale nel Commentario che eternerà il suo no- me, dimostrò chiaro l'Immacolato Con- cepimento della Vergine creduto e inse- rii ito nella chiesa di Cristo per tutti i se- coli addietro lino all'età degli apostoli. Non contento il p. Passaglia di quanto a- vea scritto e pubblicato sull'Immacolato Concepimento di Maria, col vigoroso suo ingegno, colla profondità di sua dottrina teologica, e colla pietà del suo cuore, com- pose un quanto doviziosamente erudito, altrettanto profondo e sotlilecommenta- rio sul medesimo, impresso con isplendi- da edizione: